Iran

Mojtaba Khamenei è «sfigurato e con gravi lesioni alle gambe», ma resta al comando

Secondo Reuters il leader, colpito nel raid che ha ucciso il padre, resta attivo nelle decisioni ma le sue condizioni sollevano interrogativi
©Francisco Seco
Red. Online
12.04.2026 11:39

La nuova Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, sarebbe ancora convalescente dopo le gravi ferite riportate nel raid aereo che ha ucciso il padre e predecessore Ali Khamenei all’inizio della guerra. Lo riferisce Reuters citando tre fonti vicine al suo entourage. Secondo queste fonti, l’attacco del 28 febbraio al complesso della Guida suprema nel centro di Teheran avrebbe provocato una sfigurazione del volto e lesioni significative a una o entrambe le gambe del leader 56enne. Nell’attacco sono morti anche la moglie, il cognato e la cognata. Nonostante le condizioni, Khamenei sarebbe «mentalmente lucido» e continuerebbe a partecipare alle decisioni strategiche, intervenendo alle riunioni con alti funzionari tramite collegamenti audio.

Nessuna conferma ufficiale

Reuters sottolinea di non aver potuto verificare in modo indipendente queste informazioni, mentre da parte iraniana non è arrivata alcuna conferma ufficiale sull’entità delle ferite. Dalla sua nomina a Guida suprema, l’8 marzo, non è stata diffusa alcuna immagine, video o registrazione audio del leader, alimentando interrogativi sulla sua reale condizione e sulla sua capacità di esercitare pienamente il potere. Indicazioni simili erano arrivate anche dagli Stati Uniti: il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva parlato già a marzo di un Khamenei «ferito e probabilmente sfigurato». Una fonte dell’intelligence americana citata da Reuters ritiene inoltre che il leader possa aver perso una gamba.

Il nodo del potere

Nel sistema teocratico iraniano, la Guida suprema detiene l’autorità ultima, sopra il presidente eletto, e controlla direttamente apparati chiave come i Pasdaran. Tuttavia, secondo diversi analisti, il nuovo leader – meno esperto e meno carismatico del padre – potrebbe impiegare anni per consolidare un’autorità paragonabile. «Sarà una voce, ma non quella decisiva», osserva Alex Vatanka del Middle East Institute, sottolineando come durante la guerra siano proprio i Pasdaran ad aver rafforzato il loro peso nelle decisioni strategiche. Già in passato, come figura influente nell’ufficio del padre, Khamenei aveva costruito relazioni strette con i vertici delle Guardie rivoluzionarie, ed è considerato vicino alle loro posizioni più dure. Tuttavia, il suo orientamento politico complessivo resta in parte sconosciuto.

Silenzio e speculazioni

L’assenza pubblica del leader alimenta intanto speculazioni e teorie in Iran, dove sui social circola anche un meme con una sedia vuota sotto i riflettori e la scritta «Dov’è Mojtaba?». Secondo fonti vicine al potere, il basso profilo sarebbe però anche una scelta dettata dalla sicurezza, per evitare che diventi un bersaglio in una fase in cui i raid statunitensi e israeliani hanno già colpito duramente i vertici del Paese. Le sue prime comunicazioni sono avvenute solo in forma scritta: il 12 marzo ha invitato a mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz e ha messo in guardia i Paesi della regione dal sostenere le basi americane. Pochi giorni dopo ha definito il nuovo anno persiano come «l’anno della resistenza». In un momento cruciale, tra guerra e negoziati con Washington, resta dunque aperta la domanda centrale: quanto è davvero in grado, oggi, Mojtaba Khamenei di governare l’Iran.

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