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Mosca: «Kiev insabbia la sconfitta sul campo millantando riconquiste»

Mosca rivendica il fallimento dei contrattacchi ucraini e accusa Kiev di disinformazione, mentre l’Ucraina denuncia pesanti perdite russe, raid massicci e un conflitto sempre più esteso e sanguinoso
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Mosca: «Kiev insabbia la sconfitta sul campo millantando riconquiste»
Red. Online
21.04.2026 10:32
21:49
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Zelensky ripara l'oleodotto, l'Ue vede l'ok al prestito per Kiev

E' una questione di ore, una corsa contro il tempo, un ultimo tira e molla su chi debba fare il primo passo. Il via libera al prestito da 90 miliardi per l'Ucraina non è mai stato così vicino e potrebbe concretizzarsi alla riunione dei Rappresentanti Permanenti (Coreper) in seno all'Unione europea (Ue) di mercoledì, alla vigilia del vertice di Cipro.

Il «casus belli» sul quale l'Ungheria ha basato il suo veto al prestito sembra essere stato rimosso: in un colloquio con i vertici Ue, il presidente ucraino Voldymyr Zelensky ha annunciato che l'operatività dell'oleodotto Druzhba, che porta il petrolio russo in Ungheria e Slovacchia, è stata ripristinata. «Grazie per aver mantenuto la promessa», ha chiosato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.

Partita chiusa, quindi? No, perché nella lettera che lunedì il premier ungherese uscente Viktor Orban ha inviato a Costa è scritto, nero su bianco, che Budapest toglierà il veto al prestito per Kiev «non appena i flussi di petrolio riprenderanno». L'oleodotto, insomma, non deve solo essere teoricamente operativo. Il veto sarà rimosso solo «quando il petrolio russo arriverà in Slovacchia», ha precisato Bratislava.

«Non appena verrà presentata una richiesta di pompaggio del petrolio» da Ungheria e Slovacchia, «l'oleodotto verrà rimesso in funzione», è stata la replica di Kiev. L'impressione, a Bruxelles, è che il botta e risposta sia solo la coda velenosa di uno scontro lungo mesi. La Commissione resta fiduciosa sul fatto che, alla riunione del Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper), il via libera unanime al prestito per l'Ucraina ci sarà. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli. E non è apparsa inosservata, a Bruxelles, la notizia secondo cui nella notte del 21 aprile, droni gestiti dal Centro operazioni speciali «Alpha» dell'Sbu hanno colpito la stazione di smistamento della produzione lineare di Samara, componente chiave dell'infrastruttura di trasporto petrolifero della Russia.

Il dossier, comunque vada la riunione del Coreper, finirà dritto sul tavolo del vertice dei leader a Cipro, al quale parteciperà anche Zelensky. Sarà il primo summit senza Orban, una vera a propria nuova era rispetto ai Consigli europei degli ultimi anni. Gli occhi allora potrebbero essere puntati sull'altro leader considerato un proxy di Mosca, lo slovacco Robert Fico. Secondo gli analisti della Commissione, Fico non avrebbe la forza per imporsi come nuovo Orban.

E' vero, tuttavia, che il 9 maggio sarà alla parata a Mosca, mossa che ha innescato la durissima reazione della Polonia: Donald Tusk ha infatti deciso di negare il sorvolo della Polonia all'aereo dello slovacco. Anche se non sarà al tavolo dei leader, Orban sarà comunque un convitato di pietra a Cipro. Sulla base proprio della lezione ungherese uno dei temi più spinosi del dibattito potrebbe essere il superamento dell'unanimità nelle decisioni di politica estera. Ursula von der Leyen ha già chiarito che si tratterebbe di un intervento da mettere in campo sulla base delle regole attuali, senza quindi riaprire i Trattati. Ma il dossier resta divisivo, e, al di là dei Paesi più piccoli, anche la premier italiana Giorgia Meloni ha più volte espresso la sua contrarietà.

Ad aprire la riunione dei 27, giovedì a cena, sarà tuttavia la crisi in Medio Oriente, con il suo impatto economico ed energetico. Fare previsioni sull'andamento della discussione è impossibile: tutto, da qui alle prossime ore, può succedere tra Iran e Usa. Ma un punto, ai vertici Ue, appare chiaro: con o senza l'accordo di Islamabad la sospensione del Patto di stabilità resta esclusa.

19:25
19:25
Insulti da una tv di Mosca a Meloni, nuovo scontro Italia-Russia

Roma e Mosca di nuovo ai ferri corti dopo i pesanti insulti rivolti alla premier italiana Giorgia Meloni dal conduttore televisivo russo Vladimir Solovyov, molto vicino alle posizioni del Cremlino. Immediata la reazione della Farnesina, che ha convocato l'ambasciatore russo Alexei Paramonov.

Solovyov, nel corso di una puntata del programma «Polnyj Kontakt» (Full Contact), si è espresso in italiano con parole volgari definendo la premier «fascista, idiota patentata, una cattiva donnuccia» e apostrofandola come «PuttaMeloni».

Il presentatore russo ha poi definito Meloni «una vergogna della razza umana. Il tradimento è il suo secondo nome: ha tradito Trump al quale precedentemente aveva giurato fedeltà». Considerato l'alfiere della disinformazione russa, Solovyov non è nuovo a lanciare strali contro Unione europea, Nato e vari leader internazionali.

La risposta della Farnesina non si è fatta attendere: «ho fatto convocare al Ministero degli Esteri l'ambasciatore russo Paramonov per esprimere formali proteste dopo le gravissime e offensive dichiarazioni del conduttore (...) sulla televisione russa nei confronti della Presidente del Consiglio (...), alla quale va tutta la mia solidarietà e vicinanza», ha scrittoi su X il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.

Intanto, si susseguono i messaggi di solidarietà a Meloni da parte di membri della maggioranza e dell'opposizione italiana.

Ennesimo schiaffo di Mosca all'Italia

Le volgarità del giornalista russo Solovyov nei confronti della premier Meloni sono l'ultimo episodio di una lunga scia di attacchi di Mosca a Roma che a partire dal 2022 - quando iniziò l'invasione dell'Ucraina e l'Italia si schierò con Kiev - hanno colpito le più alte cariche dello Stato italiano, fino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Finora, a condurli era stata in particolare Maria Zakharova, la potente portavoce del ministero degli Esteri russo. Ora si è aggiunto anche il notissimo conduttore tv, considerato il «megafono» dello zar Vladimir Putin. Lo stesso zar che l'ex premier italiano Silvio Berlusconi - non troppi anni fa - considerava un amico e un alleato. Ma era un'altra era.

18:01
18:01
Zelensky: «Completata la riparazione dell'oleodotto Druzhba»

L'Ucraina «ha completato i lavori di riparazione del tratto dell'oleodotto Druzhba danneggiato lo scorso gennaio da un attacco attribuito alle forze russe»: lo ha reso noto il presidente Volodymyr Zelensky in un messaggio su Telegram. «L'oleodotto ora può tornare a funzionare», ha aggiunto.

Il manufatto (druzhba in russo significa amicizia) è stato costruito agli inizi degli anni Sessanta e trasporta petrolio dalla Russia all'Europa centrale, transitando attraverso l'Ucraina. Quest'ultima ha tentato di danneggiarlo diverse volte, ma in gennaio un attacco alle infrastrutture petrolifere nell'Ucraina occidentale da parte dei russi ha bloccato il flusso di petrolio verso occidente.

Poco importa che dietro ci fosse la mano di Mosca: il premier ungherese uscente, Viktor Orban, ha sempre posto il veto al versamento a Kiev di un prestito da 90 miliardi di euro (83 miliardi di franchi al cambio attuale) da parte dell'Unione europea, affermando che avrebbe sostenuto l'Ucraina solo quando l'Ungheria avrebbe riavuto il suo petrolio.

Orban ha pure sempre rifiutato ogni mediazione, anche quella tentata in extremis da Bruxelles che aveva offerto tecnici e soldi per accelerare i lavori di riparazione dell'oleodotto della discordia ed era giunto addirittura ad accusare Zelensky di voler mettere a rischio la sicurezza energetica dell'Ungheria, per creargli problemi alle elezioni.

14:34
14:34
Kiev: «Colpita la stazione petrolifera russa di Samara»

Nella notte del 21 aprile, droni gestiti dal Centro operazioni speciali Alpha dell'SBU hanno colpito la stazione di smistamento della produzione lineare di Samara, in Russia. L'attacco ha provocato un incendio di vaste proporzioni, secondo una fonte interna all'SBU citata da RBC-Ucraina.

Leggi anche: L'Ucraina colpisce quattro raffinerie di petrolio russe in una sola notte La stazione, situata nell'insediamento di Prosvet nella regione russa di Samara, miscela petrolio ad alto e basso tenore di zolfo proveniente da diversi giacimenti per produrre il greggio Urali, destinato all'esportazione. L'impianto rappresenta una componente chiave dell'infrastruttura di trasporto petrolifero della Russia. Secondo i dati preliminari, i droni dell'SBU hanno danneggiato cinque serbatoi di stoccaggio, ciascuno con una capacità di 20.000 metri cubi, pieni di petrolio greggio.

13:36
13:36
Mosca annuncia la conquista di due villaggi nel Donetsk e a Karkhiv

Il ministero della Difesa della Federazione Russa ha annunciato la conquista di due centri abitati nelle regioni ucraine di Donetsk e Kharkiv. «Le truppe russe mediante operazioni attive hanno liberato il villaggio di Grishino nella Repubblica Popolare di Donetsk e preso il controllo di Veterinarnoe nella regione di Kharkiv», si legge sul canale Telgram del ministero della Difesa russo.

10:33
10:33
Il punto alle 10

Il capo di stato maggiore delle forze armate russe e viceministro della Difesa, il generale Valery Gherasimov, ha ispezionato l'andamento delle missioni di combattimento delle unità del raggruppamento di forze 'Sud' e ha tenuto un briefing con il comando.

«Nel tentativo di fermare la nostra offensiva, le unità delle forze armate ucraine hanno condotto oltre 170 contrattacchi infruttuosi tra febbraio e marzo, utilizzando truppe d'assalto. Tuttavia, nonostante le perdite significative - oltre 3.000 uomini e oltre 160 mezzi - non sono riuscite a raggiungere i loro obiettivi», ha dichiarato Gherasimov durante il briefing, citato in un comunicato dell'ufficio stampa del ministero della Difesa. «Il comando delle forze armate ucraine, nel tentativo di nascondere il fallimento, sta conducendo una campagna di disinformazione, affermando di aver riconquistato 480 chilometri quadrati di territorio», ha aggiunto il capo di stato maggiore.

«La macchina da guerra del Cremlino sta vacillando e il reclutamento dei soldati da impiegare nel conflitto contro l'Ucraina sta diventando sempre più difficile». È quanto ha sostenuto il Rappresentante Permanente dell'Ucraina presso le Nazioni Unite, Andrii Melnyk intervenendo al Consiglio di Sicurezza dell'Onu riunito in sessione d'emergenza ieri pomeriggio, su richiesta di Kiev, per discutere della situazione in Ucraina a seguito dei raid aerei russi su larga scala che hanno colpito Dnipro e altre città ucraine.

Secondo le autorità ucraine, tra la fine di marzo e la metà di aprile sono stati lanciati oltre 5.000 droni e missili, che hanno ucciso decine di civili e ne hanno feriti centinaia. l conflitto ha esacerbato le tensioni e l'insicurezza nella regione, come dimostrano i droni avvistati questo mese in Estonia, Lettonia, Lituania e Finlandia. Melnyk dopo aver esortato gli Stati Uniti a scegliere il bastone piuttosto che la carota per ristabilire una pace duratura ha sostenuto: «Putin sarà sconfitto militarmente».

In questa guerra, ha detto «ogni mese, dai 30.000 ai 35.000 soldati russi perdono la vita, e le nuove reclute mandate al macello dal Cremlino hanno un'aspettativa di vita di poche settimane, se non addirittura di pochi giorni». Inoltre, secondo Melnyk «le conquiste territoriali ottenute dalla Russia sono irrisorie rispetto allo strabiliante costo umano». Secondo le sue stime, «per realizzare il bizzarro sogno di Putin e occupare tutta l'Ucraina, la Russia dovrebbe sacrificare 122 milioni di soldati». «Come si può definire questa una gloriosa vittoria?», ha chiesto retoricamente Melnyk esortando l'Unione Europea ad adottare una decisione politica che destini l'1% del suo PIL agli aiuti militari per il suo Paese.