«Movimento 17 ottobre», spunta anche l’ipotesi di terrorismo

Il trentenne fermato su disposizione della Procura di Milano, ritenuto dagli investigatori il presunto amministratore dei canali social del «Movimento 17 ottobre», è stato trasferito dalla Questura al carcere. Il fermo era scattato nell’ambito dell’indagine sulle mobilitazioni e sugli scontri avvenuti a Milano lo scorso fine settimana. Secondo i media italiani, alle ipotesi di istigazione a delinquere e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche si è aggiunta quella di terrorismo, in base all’articolo 270-bis, comma 1, del Codice penale.
Che cosa prevede l’articolo 270-bis
La norma riguarda chi promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia un’associazione che si propone di compiere atti di violenza con finalità terroristiche o di eversione dell’ordine democratico. Per queste condotte, in caso di condanna, il primo comma prevede una pena da sette a quindici anni di reclusione. L’articolo punisce inoltre la partecipazione a un’associazione di questo tipo. È questa, secondo quanto riferito dall’agenzia Ansa, l’ipotesi ora contestata nel caso milanese.
Istigazione e apologia sui social
Tra le altre contestazioni figura l’istigazione a delinquere: in termini generali, la norma punisce chi incita pubblicamente altre persone a commettere reati. Secondo l’ipotesi investigativa, l’istigazione sarebbe passata anche dai social e i contenuti pubblicati avrebbero fatto apologia di uno o più reati, cioè ne avrebbero esaltato o giustificato la commissione.
Il nuovo reato di violenza organizzata
La terza ipotesi riguarda la «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche», introdotta dal decreto-legge del 22 ottobre 2026 con il nuovo articolo 420-bis del Codice penale. La norma prende in esame le condotte violente commesse durante una manifestazione da un gruppo organizzato di almeno cinque persone: tra gli elementi previsti figurano l’uso o il lancio di oggetti atti a offendere, un pericolo concreto per l’incolumità e danni alle cose. Il testo contempla inoltre la punibilità di chi organizza o promuove la formazione del gruppo, o incita a quelle condotte anche attraverso strumenti telematici.
Le accuse sono allo stadio delle indagini preliminari: la responsabilità dell’indagato dovrà essere accertata e vale la presunzione di non colpevolezza.
Le manifestazioni di sabato
Il trentenne, indicato dagli inquirenti come la presunta mente della pagina Instagram «Movimento 17 ottobre» e accusato anche di terrorismo, è stato descritto da alcuni media italiani come ricercatore o collaboratore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale. L’ISPI è intervenuto per precisare la natura del rapporto: in una nota ha spiegato che l’uomo aveva svolto uno stage nel 2024 e che da allora non aveva più collaborato con l’istituto.
Anche sabato 24 ottobre si sono svolte diverse proteste nelle città italiane. Secondo il bilancio provvisorio del Viminale, sono state arrestate nove persone, 87 denunciate e 371 accompagnate negli uffici di polizia, tra cui 110 minorenni. Le persone identificate sono state 4.292. Milano è stata la città più sorvegliata: tre arresti, 41 denunce e 167 persone accompagnate negli uffici, di cui 56 minorenni. A Varese, inoltre, una trentina di ragazzi è stata identificata perché trovata in possesso di passamontagna.
