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Negoziati in stallo, l'Iran: «non trattiamo sotto le minacce»

Trump ha cancellato il viaggio dei suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner a Islamabad per la mancanza di progressi sostanziali da parte di Teheran - Nel frattempo vacilla anche la rinnovata tregua in Libano, con un'escalation degli attacchi reciproci tra l'Idf ed Hezbollah - TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Negoziati in stallo, l'Iran: «non trattiamo sotto le minacce»
Red. Online
26.04.2026 09:00
21:19
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Elezioni comunali palestinesi, verso la vittoria di Fatah

Con il 95% delle schede scrutinate, le elezioni comunali palestinesi tenutesi sabato vedono una sostanziale vittoria di Fatah.

Tuttavia certificano anche l'emergere di alcune liste di candidati indipendenti, identificati con l'opposizione interna del partito del presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese (Anp) Abu Mazen (Mahmoud Abbas), novantenne e in carica dal 2005, contro cui negli anni i sondaggi hanno evidenziato un malcontento generale, contestando la mancanza di rinnovamento di leadership e corruzione.

Ancora prima dell'annuncio dei risultati preliminari, in mattinata Fatah aveva dichiarato che le sue liste elettorali 'Resilienza e Generosità' avevano ottenuto «una schiacciante vittoria», descrivendo il risultato come «un referendum popolare che approva il suo programma politico e la sua visione nazionale».

Fatah si aggiudica così in Cisgiordania comuni importanti come Hebron, Tulkarem, Salfit e Al-Bireh, mentre a Ramallah e Nablus il risultato è stato ottenuto «per acclamazione», ha affermato il partito, in quanto non si è presentata nessuna lista concorrente, rendendo di fatto superflua la consultazione elettorale.

A Deir el Balah - l'unica città della Striscia di Gaza in cui si sono tenute le elezioni, per la prima volta dal colpo di stato di Hamas del 2007 che portò all'espulsione dall'enclave della rappresentanza dell'Anp - due liste affiliate all'Autorità Palestinese hanno ottenuto 8 seggi, mentre due liste di opposizione a Fatah hanno ottenuto 7 seggi.

Formalmente, Hamas non ha partecipato alle elezioni, anche se alcuni dei candidati di una delle quattro liste sono considerati affiliati alla milizia. L'elezione nella Striscia di Gaza tuttavia è considerata prevalentemente simbolica, avendo raccolto solamente un'affluenza del 23% tra i circa 70,000 aventi diritto al voto (56% in Cisgiordania).

«I risultati delle elezioni municipali rivelano che c'è una giovane generazione che chiede un cambiamento che si è affermata sulla mappa politica palestinese», ha commentato all'agenzia italiana ANSA Samer Sinijlawi, un portavoce di una delle liste concorrenti che ha concorso in diverse città.

Si tratta di formazioni legate a Mohammad Dahlan, acerrimo rivale di Abu Mazen, in esilio negli Emirati Arabi Uniti e fondatore dell'ala riformista di Fatah. «Nei comuni di piccole e medie dimensioni, dove le dinamiche tribali sono meno dominanti, come Gerico, Ubeidiya, Karmel, le liste indipendenti che rappresentano una chiara richiesta di cambiamento hanno prevalso», ha aggiunto Sinijlawi.

Jenin ha riservato un'altra sorpresa: nella città della Cisgiordania settentrionale che ha visto negli ultimi due anni gli attacchi più duri dell'esercito israeliano, Fatah ha conquistato sei dei 15 seggi disponibili, a pari merito con una lista indipendente. Forse il segnale più profondo della disconnessione tra la leadership tradizionale e la piazza.

19:52
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Negoziati in stallo, l'Iran: «non trattiamo sotto le minacce»

È stallo nei negoziati tra Usa e Iran, dopo che Donald Trump ha cancellato il viaggio dei suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner a Islamabad per la mancanza di progressi sostanziali da parte di Teheran, sullo sfondo di presunte divisioni nella leadership del Paese. Nel frattempo vacilla anche la rinnovata tregua in Libano, con un'escalation degli attacchi reciproci tra l'Idf ed Hezbollah, la milizia filo-iraniana.

Le offerte avanzate da Teheran in un secondo documento «non sono abbastanza» per il commander in chief, il quale ha assicurato che la sparatoria alla cena dei corrispondenti a Washington, dove era il probabile obiettivo, non lo distoglierà «dal vincere la guerra in Iran». «Penso che la guerra con l'Iran finirà molto presto e saremo vittoriosi», ha detto poche ore dopo a Fox News, auspicando che Teheran sia «smart». «Alcune delle persone con cui stiamo trattando ora sull'Iran sono molto ragionevoli, altre no», ha spiegato, ribadendo che gli Usa prenderanno la «polvere nucleare» della repubblica islamica, ossia l'uranio arricchito.

«È parte del negoziato», ha dichiarato, avvisando poi che le linee di produzione petrolifera dell'Iran potrebbero «esplodere» per accumulo entro tre giorni se proseguirà il blocco dello stretto, per l'impossibilità da parte di Teheran di stoccare il greggio nei container o caricarlo sulle navi. Quanto all'aiuto della Cina all'Iran, ha aggiunto, «non sono eccessivamente deluso, potrebbe fare di più». Quindi ha ripetuto che il regime degli ayatollah può mettersi in contatto quando vuole con la Casa Bianca: «Se vogliono parlare, possono venire da noi oppure possono chiamarci. Sapete, esiste il telefono. Abbiamo linee sicure e affidabili».

Ma il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha detto a Shehbaz Sharif, premier del Pakistan (Paese mediatore insieme all'Oman), che Teheran non entrerà in «negoziati imposti» sotto minacce e che gli Stati Uniti dovrebbero rimuovere gli ostacoli prima che i negoziatori possano iniziare a gettare le basi per un accordo. Incluso il blocco marittimo nella zona dello Stretto di Hormuz, dove hanno intercettato nel Mar Arabico la Sevan, una delle 19 navi sanzionate della «flotta ombra» che trasporta petrolio iraniano.

Che le prospettive di ulteriori colloqui a Islamabad si allontanino lo conferma anche il fatto che Washington ha rimosso l'equipaggiamento di sicurezza nella capitale pachistana: due aerei C-17 dell'aeronautica statunitense, con personale di sicurezza, attrezzature e veicoli per la protezione dei funzionari Usa, hanno lasciato il Paese.

Intanto però il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi continua a tessere la sua tela diplomatica: dopo aver visto il sultano dell'Oman Haytham bin Tariq a Muscat, è tornato a Islamabad prima di volare lunedì a Mosca, dove incontrerà Vladimir Putin. Per ora il braccio di ferro resta nel limbo: né guerra né pace. E rischia di diventare una gara a chi resiste più a lungo, mentre entrambe le parti cantano vittoria ma accusano la crisi in termini economici ed energetici.

Secondo alcuni analisti il regime di Teheran potrebbe sopravvivere per tre-sei mesi, sperando che Trump diventi un'«anatra zoppa» con le elezioni di midterm. Da registrare anche la rivelazione di Axios, secondo cui Israele ha fornito una batteria del suo sistema antimissilistico Iron Dome agli Emirati Arabi, insieme a un certo numero di missili intercettori e alle truppe necessarie per il suo funzionamento, nelle fasi iniziali della guerra con l'Iran: un segno di ulteriore avvicinamento tra i due Paesi nello scacchiere mediorientale.

Traballa frattanto l'estensione della tregua in Libano annunciata dal tycoon, tra attacchi reciproci e accuse incrociate di violazioni da parte di Israele ed Hezbollah. Almeno tre persone, tra cui una donna, sono state uccise domenica dall'Idf nella Striscia di Gaza, secondo la Difesa civile locale, mentre un soldato israeliano è morto in un attacco con droni, stando ad Haaretz.

15:13
15:13
Elezioni, l'affluenza al 56% in Cisgiordania e al 23% a Deir

«Il processo elettorale si è svolto in circostanze estremamente complesse e delicate, a causa di condizioni eccezionali, tra cui bombardamenti e guerra, senza precedenti a livello globale per lo svolgimento di elezioni. Nonostante questo, la Commissione elettorale centrale palestinese, è riuscita a portare a termine con successo il processo elettorale, condotto nel rispetto della legge e delle procedure approvate, senza alcun problema degno di nota».

Lo ha affermato il presidente di tale commissione, Rami Hamdallah, durante una conferenza stampa oggi, annunciando che i risultati definitivi delle elezioni comunali, svoltesi ieri in Cisgiordania e, per la prima volta dal 2006, anche nella città di Deir el-Balah nella Striscia di Gaza, saranno annunciati «non appena disponibili».

Hamdallah ha sottolineato che, «dopo lo scrutinio del 95% dei voti, il numero degli elettori ha raggiunto quota 522'000 (donne e uomini), mentre 197 enti locali sono stati aggiudicati per acclamazione, con un'affluenza alle urne del 56% in Cisgiordania», precisando che tale percentuale è sostanzialmente simile a quella delle precedenti elezioni comunali. A Deir el-Balah, l'affluenza è stata invece del 23%.

«Lo svolgimento simultaneo delle elezioni in Cisgiordania e a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza, trasmette un importante messaggio politico, sottolineando la capacità di raggiungere l'unità nazionale e aprendo la strada allo svolgimento di elezioni generali, comprese le elezioni del Consiglio nazionale (dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina), le presidenziali e le legislative», ha aggiunto Hamdallah.

14:50
14:50
Israele ha ripreso a colpire il sud del Libano

Un organo di stampa statale libanese ha riferito che l'esercito israeliano ha iniziato a colpire il Libano meridionale, dopo aver emesso un avviso di evacuazione per sette città e villaggi, nonostante il cessate il fuoco con l'organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista Hezbollah, gruppo filoiraniano.

«Aerei da guerra israeliani hanno effettuato un attacco» su Kfar Tibnit, una delle città oggetto dell'avviso israeliano, ha riferito l'Agenzia nazionale d'informazione libanese (Ani), aggiungendo che ci sono state segnalazioni di vittime. In base ai termini del cessate il fuoco, entrato in vigore il 17 aprile, Israele si riserva il diritto di continuare a colpire Hezbollah.

Poco prima dell'attacco odierno, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che le azioni di Hezbollah in Libano stanno «distruggendo» il cessate il fuoco concordato tra Israele e Libano. «Bisogna capire che le violazioni di Hezbollah stanno, di fatto, distruggendo il cessate il fuoco», ha affermato Netanyahu durante una riunione settimanale del governo, come mostra un video diffuso per l'occasione. «Faremo ciò che è necessario per ristabilire la sicurezza», ha aggiunto.

09:02
09:02
Il punto alle 9

Nuovi segnali di tensione in Medio Oriente nella notte, con sviluppi sia sul fronte militare sia su quello diplomatico. Israele ha condotto nuovi attacchi nel sud del Libano dopo lanci di razzi e droni verso il nord del Paese attribuiti a Hezbollah. Il premier Benjamin Netanyahu avrebbe ordinato di reagire «con forza», mentre fonti libanesi citate da Reuters riferiscono di vittime nei raid. Gli episodi alimentano interrogativi sulla tenuta della fragile tregua lungo il confine israelo-libanese.

Si complica parallelamente anche il dossier iraniano. I previsti contatti indiretti tra Stati Uniti e Iran che avrebbero dovuto tenersi in Pakistan si sarebbero arenati: la delegazione iraniana avrebbe lasciato Islamabad senza incontri con gli emissari americani, riferisce The Guardian, segnale di un nuovo stallo sul fronte diplomatico.

Resta inoltre alta l’attenzione sullo Stretto di Hormuz, snodo strategico per i mercati energetici, anche se nella notte non sono stati segnalati nuovi incidenti navali.

Al momento non emergono elementi che indichino un salto immediato verso un conflitto regionale aperto, ma gli sviluppi delle ultime ore mostrano un quadro nuovamente più instabile, sia sul terreno sia nei tentativi di de-escalation diplomatica.