Nel 2025 meno incendi, ma più devastanti (e nelle aree più ricche del mondo)

Il dato può sembrare, a tratti, paradossale. Nel 2025, si sono registrati meno incendi a livello globale, dopo anni. Ma quelli che si sono verificati sono stati «devastanti». Soprattutto, hanno colpito quelle che vengono definite le aree più ricche del mondo. Lo scorso anno, infatti, le fiamme hanno distrutto case ed edifici – e causato persino vittime – in California, Canada, Europa e Corea del Sud. Tuttavia, come emerge da uno studio dell'Università inglese dell'East Anglia, i 335 milioni di ettari bruciati nel 2025 rappresentano il secondo dato più basso dal 2002. Un dato migliorato grazie anche all'espansione delle aziende agricole africane, che hanno frammentato il territorio e ostacolato la propagazione dei grandi incendi della savana.
Ciononostante, nel resto del mondo e, come detto, nelle aree più ricche del pianeta, la situazione è stata molto diversa. Durante la scorsa estate, incendi «da record» hanno devastato grosse porzioni di Spagna e Portogallo. E non solo: in Europa, un rogo di grandi dimensioni ha divorato oltre 100.000 ettari in Scozia. Ancora, hanno fatto il giro del mondo le foto delle fiamme degli incendi di Palisades ed Eaton a Los Angeles, considerati, ad oggi, tra i più distruttivi nella storia degli Stati Uniti. Anche l'Asia non è stata risparmiata: la Corea del Sud, nel 2025, ha infatti vissuto la stagione di incendi boschivi più estesa e letale mai registrata.
Sebbene, quindi, a livello numerico siano bruciate meno aree, gli incendi del 2025 hanno lasciato il segno. Secondo lo studio inglese, i roghi hanno rappresentato oltre il 38% dei danni assicurati causati da disastri meteorologici. «Il 2025 dimostra che un anno "tranquillo" dal punto di vista degli incendi a livello globale può comune essere devastante», ha dichiarato al Guardian Matthew Jones, climatologo dell'Università dell'East Anglia. «Stiamo assistendo a un crescente divario tra la superficie totale bruciata e gli impatti nel mondo reale».
Tra le ragione per cui gli incendi boschivi interessano porzioni di terra inferiori, ci sono i cambiamenti nell'uso del suolo. Tuttavia, il riscaldamento globale sta creando le condizioni che favoriscono la propagazione delle fiamme, aumentando il pericolo in quella che definiscono «interfaccia urbano-forestale», dove la popolazione è maggiormente a rischio.
E non è tutto. Le condizioni meteorologiche avverse, aggravate dall’inquinamento da carbonio, hanno trasformato alcuni degli incendi dello scorso anno in veri e propri inferni di fuoco. Basti pensare che, come emerge dallo studio, nel sud della California e in Corea del Sud, i venti forti e la vegetazione secca hanno spinto gli incendi attraverso aree densamente popolate, causando «un numero di vittime importante, evacuazioni di massa e gravi perdite alle infrastrutture». In altre aree, come in Portogallo e in Turchia, la siccità e il caldo estremo hanno a loro volta alimentato le fiamme.
«Queste condizioni non causano gli incendi, ma in caso di incendio abbiamo materiale più infiammabile del solito – perché più secco – e condizioni di vento che alimentano le fiamme», ha spiegato al Guardian David Garcia, matematico applicato all'Università di Alicante. «Questo rende più probabile il verificarsi di incendi di grandi dimensioni».
