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Trump: «Non rimarrà nulla dell'Iran se non vi sarà un accordo»

Il presidente statunitense su Truth: «Per l'Iran il tempo stringe: è meglio che si diano una mossa - e in fretta! - altrimenti non rimarrà più nulla di loro. Il tempo è essenziale» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Trump: «Non rimarrà nulla dell'Iran se non vi sarà un accordo»


Red. Online
17.05.2026 09:01
19:21
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Trump: «Non rimarrà nulla dell'Iran se non vi sarà un accordo»

Il presidente statunitense Donald Trump ha avvertito in un messaggio sulla sua rete sociale Truth Social che «non rimarrà nulla» dell'Iran «se non accetterà un accordo».

«Per l'Iran il tempo stringe: è meglio che si diano una mossa - e in fretta! - altrimenti non rimarrà più nulla di loro. Il tempo è essenziale», ha scritto.

18:37
18:37
«Trump ha ottenuto dalla Cina l'impegno a non fornire armi all'Iran»

Il rappresentante per il commercio statunitense Jamieson Greer ha dichiarato che il presidente Donald Trump ha ottenuto dai cinesi l'impegno a non «fornire sostegno materiale all'Iran», ribadendo che gli Stati Uniti non hanno richiesto l'aiuto di Pechino per riaprire lo Stretto di Hormuz.

Trump «si è concentrato piuttosto, e con grande determinazione, nell'assicurarsi che non fornissero sostegno materiale all'Iran. È questo l'impegno che ha ottenuto e confermato», ha affermato Greer in un'intervista all'emittente televisiva statunitense ABC News.

18:13
18:13
Netanyahu: «Trump deve prendere una decisione sull'Iran»

Il presidente statunitense Donald Trump «deve prendere una decisione. Se decidesse di riprendere le ostilità con l'Iran, è probabile che Israele verrà chiamato a partecipare». L'affermazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu è riportata dal sito di informazioni israeliano Ynet, che cita una fonte dello Stato ebraico.

Quest'ultima fa riferimento a una telefonata, durata più di mezz'ora, avvenuta oggi tra Netanyahu e Trump e conclusasi a ridosso dell'inizio della riunione di gabinetto israeliano, attualmente in corso.

17:21
17:21
Ubs: «Le scorte globali di petrolio verso i minimi da 10 anni»

Le scorte mondiali di petrolio si avvicinano rapidamente al loro livello minimo degli ultimi dieci anni, con il rischio che si arrivi a un punto in cui, specie per alcune zone o paesi, non sarà più solo una questione di prezzi alti ma di scarsità, con conseguente distruzione della domanda e danni all'economia.

Mentre perdura il blocco dello Stretto di Hormuz dove i transiti di petroliere avvengono con il contagocce, un nuovo allarme arriva dal colosso bancario elvetico UBS. Secondo gli analisti, malgrado le misure governative come il rilascio delle riserve strategiche e una certo rallentamento della domanda ad aprile, il calo delle scorte scenderà, entro la fine di maggio, al livello minimo dal 2016, a quota 7,6 miliardi di barili contro gli 8,2 miliardi registrati a febbraio.

Gli effetti nelle prossime settimane e mesi potrebbero essere quelli di un nuovo rialzo dei prezzi e volatilità in una situazione già difficile. Dall'inizio del conflitto nel Golfo Persico, il Brent è salito del 50% arrivando sopra i 100 dollari (78,64 franchi al cambio attuale) al barile mentre il West Texas Intermediate (Wti) viaggia su quota 110 dollari. Ma a parte il livello delle quotazioni il rischio è quello di una scarsità, poiché la distribuzione delle scorte non è uniforme e colpisce alcune zone e paesi più degli altri.

Sulle prospettive del mercato vanno considerati poi altri fattori: secondo i media, l'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha lasciato scadere la deroga alle sanzioni che consentiva a paesi come l'India di acquistare petrolio russo via mare. Inoltre gli attacchi dei droni ucraini stanno mettendo a dura prova le infrastrutture di Mosca.

A rincarare la dose è stato poi nei giorni scorsi il direttore di Exxon, multinazionale petrolifera con sede in Texas (USA), Darren Woods, che ha sottolineato come «il mercato petrolifero non ha ancora risentito pienamente dell'impatto della perdita di forniture» ma se le scorte commerciali finiranno per scendere a livelli tali da non poter più fungere da fonte di approvvigionamento «continueremo a vedere un aumento dei prezzi sul mercato.»

Una dinamica che appunto sta già avendo effetti sull'inflazione, costringendo le banche centrali, almeno quella europea) a intervenire alzando i tassi. Una stretta che, unita all'alto costo dei trasporti e dell'energia, frenerà la spesa dei consumatori e gli investimenti delle aziende innescando quel circolo vizioso temuto da tutti. L'Eurozona e l'UE stanno già sperimentando un rallentamento del prodotto interno lordo che potrebbe divenire più consistente a seconda della durata del conflitto.

17:19
17:19
Europa, le banche fanno i conti con guerra e inflazione

Le banche europee guardano con grande attenzione all'evoluzione della guerra in Iran con l'impatto sull'economia e sull'inflazione. Uno scenario che crea preoccupazione dopo che già nel primo trimestre gli istituti di credito hanno registrato una flessione del coefficiente di patrimonializzazione. Rimane stabile, invece, la qualità dei crediti.

Il coefficiente di patrimonializzazione delle banche (Cet1, che indica quanta parte del capitale «più sicuro» della banca è disponibile per assorbire perdite rispetto ai rischi assunti), secondo Bloomberg Intelligence (il servizio di ricerca e analisi di Bloomberg, media newyorchese specializzato in informazioni economiche e finanziarie), che ha analizzato i risultati trimestrali, nei primi tre mesi dell'anno è sceso al 14,8%, anche per effetto dei consistenti riacquisti di azioni proprie.

In questo contesto gli istituti di credito e le autorità di vigilanza «continueranno a valutare le linee guida sul capitale anche perché il profilo di rischio delle banche è sensibile a un rallentamento economico e a un aumento dell'inflazione», spiegano gli analisti.

Questo scenario potrebbe portare le banche a riconsiderare i piani per la distribuzione dei «dividendi e quelli per il riacquisto di azioni che potrebbero essere moderati o ritardati». Nel primo trimestre, intanto, la qualità degli attivi delle banche europee è rimasta solida così come anche la liquidità.

12:47
12:47
Drone causa un incendio vicino a una centrale nucleare negli Emirati

Le autorità di Abu Dhabi sono intervenute in seguito a un incendio divampato in un generatore elettrico all'esterno del perimetro della centrale nucleare di Barakah, nella regione di Al Dhafra, causato dall'impatto di un drone.

Non si sono registrati feriti e non vi sono state ripercussioni sui livelli di sicurezza radiologica. Lo rende noto su X l'ufficio stampa di Abu Dhabi.

Sono state adottate tutte le misure precauzionali necessarie e ulteriori aggiornamenti saranno forniti non appena disponibili. L'Autorità federale per la regolamentazione nucleare (FANR) ha confermato che l'incendio non ha compromesso la sicurezza della centrale né la funzionalità dei suoi sistemi essenziali e che tutte le unità sono operative a pieno regime.

09:01
09:01
Il punto alle 8

«Era la calma prima della tempesta». Lo scrive su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in un'immagine che lo ritrae con alle spalle delle navi militari USA e un'imbarcazione con la bandiera iraniana. In un altro post Trump scrive: «Forza spaziale». Trump ha avvertito l'Iran che attraverserà un periodo «molto difficile» se non si raggiungerà presto un accordo di pace. Comunque, «hanno interesse a raggiungere un accordo», ha detto Trump all'emittente francese BFMTV in un'intervista telefonica. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che il suo governo ha ricevuto messaggi dall'amministrazione Trump che indicano la disponibilità a riprendere i colloqui, ma ha avvertito che permangono «diffidenze» sulle vere intenzioni di Washington.

Il Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, ha avuto una conversazione telefonica con il Ministro degli Esteri dell'Arabia Saudita, Principe Faisal bin Farhan bin Abdullah Al Saud, secondo quanto riportato in un comunicato stampa di Doha citato da al Jazeera. I due hanno discusso delle relazioni bilaterali e degli sviluppi regionali, incluso il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, nonché degli sforzi di de-escalation, si legge nel comunicato. Il rappresentante qatarino ha esortato tutte le parti a rispondere agli sforzi di mediazione in corso per affrontare le cause profonde della crisi attraverso il dialogo, puntando a un accordo duraturo che impedisca una nuova escalation.