Nicolás Maduro catturato dagli USA e portato fuori dal Venezuela: che cosa sappiamo finora

Attacco statunitense al Venezuela, «Maduro catturato e portato fuori dal Paese». La notizia, che fa capolino sui portali di tutto il mondo, è grossa. Anzi, grossissima. Banalmente, si tratta della più grande operazione militare degli Stati Uniti nelle America dai tempi della Guerra Fredda. La BBC, non a caso, ha definito «enorme» quanto accaduto. Secondo il New York Times, che già nei mesi precedenti aveva anticipato lo sviluppo di scenari militari aggressivi da parte dell'amministrazione Trump, l'attacco di questa notte ha colpito obiettivi strategici in tutto il Paese, segnando l'inizio di quella che è stata definita l'operazione Southern Spear.
Ma come siamo arrivati, fin qui?
Le tensioni fra Stati Uniti e Venezuela non sono certo una novità. I rapporti fra i due Paesi sono tesi da anni, ma hanno subito un'impennata con l'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca per il suo secondo mandato. Negli scorsi mesi, ad esempio, ci sono stati diversi attacchi a guida USA a motoscafi che, presumibilmente, trasportavano droga nelle acque venezuelane. Il fenomeno si è poi esteso ai Caraibi orientali, al Pacifico e altrove: finora, sono state uccise 110 persone.
Non solo, le forze statunitensi hanno confiscato due petroliere sottoposte a sanzioni e sono alla ricerca di una terza nave. A Natale, per contro, il presidente Trump ha fatto riferimento a un primo, possibile attacco terrestre al Venezuela.
I dettagli riguardo a quanto accaduto stanotte sono relativamente scarsi. Si ritiene, tuttavia, che l'attacco USA non abbia colpito solo la capitale Caracas, ma si sia esteso agli Stati federati di Miranda, Aragua e La Guaira, mirando a paralizzare la catena di comando militare fedele al governo bolivariano, per tacere dello Zulia, Stato federato ricco di petrolio.
Che cosa ha detto Trump?
Sappiamo, come accennato in apertura di articolo, che il presidente del Venezuela Nicolás Maduro e sua moglie sono stati catturati e sono stati portati fuori dal Paese. Ne ha dato notizia, dopo l'attacco, Trump sul suo Truth Social, annunciando un'operazione condotta «con successo contro il Venezuela e contro il suo leader». E ancora: «Gli Stati Uniti hanno condotto con successo un attacco su larga scala sul Venezuela questa notte», ha aggiunto Trump.
Prima dell'annuncio di Trump, il governo venezuelano ha immediatamente attribuito agli USA l'attacco e, al contempo, chiamato all'azione i sostenitori di Maduro in tutto il Paese.
Perché gli USA ce l'hanno con il Venezuela?
Gli Stati Uniti accusavano da tempo Nicolás Maduro di essere a capo di un'organizzazione internazionale di narcotrafficanti, cosa che Maduro ha sempre negato. Trump non ha fornito ulteriori dettagli su come Maduro sia stato catturato o dove sia stato portato, mentre il governo venezuelano non ha ancora confermato la notizia. Sappiamo, però, che la cattura è stata condotta dagli uomini della Delta Force.
Gli Stati Uniti avevano offerto una ricompensa di 50 milioni di dollari per informazioni che portassero all'arresto di Maduro. Una mossa, questa, che insieme all'enorme rafforzamento della presenza militare USA nella regione, negli ultimi mesi, è stata vista e interpretata come un incoraggiamento per qualcuno all'interno del Paese a rivoltarsi contro di lui.
Il New York Times, fra gli altri, ha sottolineato come questa operazione sia stata preceduta da una lunga campagna di pressione militare e psicologica, durante la quale Maduro era stato costretto a cambiare costantemente rifugio e a limitare l'uso di telefoni cellulari per evitare di essere localizzato dalle forze speciali americane. Le motivazioni addotte da Washington per giustificare l'intervento si fondano, come detto, sull'accusa di narcoterrorismo: l'amministrazione statunitense considera Maduro non come un capo di Stato legittimo, ma come il leader di un'organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di droga che minaccia la sicurezza interna degli Stati Uniti.
Donald Trump, dal canto suo, ha aggiunto che ci sarà una conferenza stampa alle 17, oggi, presso la sua residenza a Mar-a-Lago, in Florida.
