Niente colpi di scena alla Duma: «Ma il dissenso ha tante vie»

La Russia chiama i suoi cittadini alle urne. Da domani, venerdì, fino a domenica, si terranno le elezioni per il rinnovo della Duma (la camera bassa del Parlamento). Sarà la prima consultazione legislativa dall'inizio del conflitto in Ucraina, iniziato nel 2022. Le ultime elezioni, infatti, avevano avuto luogo nel settembre del 2021. Dal punto degli vista degli esperti, difficilmente ci saranno sorprese. Russia Unita, il partito di governo sostenuto da Vladimir Putin, è destinato a mantenere la sua schiacciante maggioranza nella Duma di Stato. Senza colpi di scena, non si attendono grandi notizie. «In un certo senso è così», commenta la giornalista Anna Zafesova, raggiunta dal Corriere del Ticino. «Il sistema politico del putinismo è stato costruito, in vent'anni, proprio per evitare sorprese. È probabile, insomma, che quello che ci verrà raccontato sarà in linea con le aspettative». Secondo Zafesova, esperta del mondo post-sovietico, è però molto probabile che qualche sorpresa, almeno a livello locale, potrà esserci. «Per quanto una macchina di controllo possa funzionare bene, in Paesi così grandi, con decine di milioni di elettori al voto, controllare tutto è impossibile. Magari qualcuno nelle autorità regionali non vorrà nemmeno farlo più di tanto. Sarà interessante, in ogni caso, guardare i punti decimali e alcune situazioni locali». A livello nazionale, invece, come sottolinea l'esperta, tutto risulta piuttosto prevedibile. «Dopotutto, come abbiamo visto già nella fase di registrazione elettorale, è stata fatta una scrematura molto rigida dei partiti e dei candidati che possono partecipare alle elezioni. Proprio per questo, il livello di sorpresa è stato notevolmente ridotto».
Il voto nelle «nuove regioni»
Nelle elezioni che partiranno domani si voterà, per la prima volta, anche in quelle che Mosca definisce le «nuove regioni», ossia Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson. Le quattro province dell'Ucraina parzialmente occupate dalle truppe russe e annesse alla Federazione Russa, dopo i referendum tenuti nel settembre di quattro anni fa. «Nei territori occupati dobbiamo aspettarci un voto che non ha alcuna corrispondenza con la realtà», osserva Zafesova. «Buona parte della popolazione di queste regioni è composta da profughi in Ucraina. Solo una parte di queste persone è rimasta nel territorio russo di sua volontà, o perché non poteva andarsene. Dunque, si tratta di un voto contrario a qualunque regolamento del diritto internazionale, dal momento che stiamo parlando di territori militarmente occupati. Il tentativo di legittimare l'annessione di questi territori alla Russia con un voto è, francamente, qualcosa di inqualificabile». Come sottolinea l'esperta, si tratta di un'obiezione fatta anche da molti oppositori all'estero del regime putiniano, che sostengono che il risultato delle elezioni, in questi territori, sarà probabilmente manomesso. Ma c'è anche chi, al contrario, sostiene che il voto sia l'unica opportunità per esprimere, in qualche modo, un'opinione diversa da quella «ufficiale». «Secondo alcuni oppositori bisogna dunque andare a votare per cercare di liberare il sistema, per quanto possibile, votando contro Russia Unita, anche a costo di votare candidati dei quali non si condividono pienamente le idee». Si tratterebbe, insomma, di un tentativo per non legittimare il partito di Vladimir Putin. Anche se, come evidenzia Zafesova, per il presidente russo è estremamente importante produrre un plebiscito nei territori occupati. «Per questo motivo credo che sarà un risultato che, sulla carta, sarà un trionfo di Russia Unita molto più che in altre zone non controllate militarmente».
Tra oppositori e sostegno alla guerra
C'è un altro aspetto cruciale nelle elezioni della Duma. Il Cremlino ha soffocato ogni minimo segno di dissenso, prima dei tre giorni di votazioni. L'unico partito che ha chiesto apertamente la fine della guerra è stato escluso, e diversi oppositori sono stati imprigionati o costretti a lasciare il Paese. «Anche le elezioni del 2021, così come quelle precedenti, erano altrettanto controllate e gli oppositori non riuscivano mai a entrare in Parlamento», spiega l'esperta. Gli unici partiti ammessi erano quelli che pur professandosi all'opposizione, non mettevano sostanzialmente in discussione le principali posizioni del Cremlino. «Nelle elezioni principali il tentativo era quello di dimostrare l'esistenza di una democrazia che andava a legittimare il Cremlino. Questa volta credo che il senso politico delle elezioni sia piuttosto quello di dimostrare come il Cremlino abbia un controllo totale sulla società russa, nonostante le elezioni, la guerra, e anche nonostante lo scontento. Perfino nei sondaggi russi vediamo segnali di calo dei consensi a Putin e a Russia Unita».
Secondo gli analisti, il Cremlino si appoggerà al risultato delle elezioni per evidenziare come la maggior parte dei cittadini appoggi il presidente e la guerra. Non a caso, nel suo discorso alla Nazione di mercoledì, Putin ha sottolineato come la scelta e la determinazione dei russi «dimostreranno che milioni di persone sostengono i combattenti della Federazione russa, che è un popolo unito, legato da valori condivisi, dalla memoria storica e dall'amore per la patria». A tal proposito, Zafesova ricorda che la Duma formatasi dal voto di cinque anni fa è la Duma che ha approvato «senza esitazione» qualunque legge. «Ha legiferato per trasformare la Russia da un autoritarismo a una dittatura militare. Ora credo che stiamo andando un po' oltre, perché l'idea di Putin è anche quella di cambiare, in parte, la sua classe dirigente». Un aspetto che si vede nelle liste, soprattutto di Russia Unita, dove compaiono molti dei cosiddetti «veterani dell'operazione militare speciale». «L'idea è proprio quella di portare i militari, reduci dell'invasione dell'Ucraina, dentro le strutture politiche e quindi di militarizzare fortemente anche la classe dirigente russa».
Un futuro già scritto?
Pensando al risultato «già scritto» e senza sorprese, una domanda sorge spontanea. Il futuro sarà sempre questo, per la Russia? Per l'esperta, la risposta a questa domanda è legata a un aspetto specifico. «Il Cremlino, in un primo momento, ha ammesso alla competizione elettorale Yabloko, ossia l'unico partito russo che chiedeva la fine della guerra. In seguito, è stato eliminato dalla lista. Questo vuol dire che qualcuno, al Cremlino, si è molto spaventato di fronte all'idea che una parziale istanza di pace potesse avere un successo insperato». In tal senso, voci di Mosca hanno parlato di consensi da due cifre per Yabloko. «Io, francamente, penso sia un risultato un po' troppo ottimista, considerando che Yabloko non è mai riuscito ad andare oltre il 3-4% di consensi. Però, in effetti, anche negli anni precedenti, abbiamo visto persone mobilitarsi per candidati palesemente "impossibili", ma che in qualche modo si distinguevano dal regime». Oltre agli esponenti di Yabloko, sono stati esclusi dalla corsa elettorale anche candidati di forze molto più conservatrici e vicine al Cremlino, compreso il Partito comunista. In molti casi, l'esclusione è avvenuta con l'accusa di aver esibito simboli definiti estremisti, anche per episodi risalenti a diversi anni fa. L'etichetta di «estremista» impedisce inoltre di candidarsi alle elezioni in futuro. Secondo Zafesova, questo è un ulteriore segnale di come il potere esecutivo stia cercando di «ripulire il terreno» elettorale. «Tra gli osservatori circola inoltre l'ipotesi che un risultato particolarmente ampio per Russia Unita e i sostenitori di Putin possa precedere un nuovo annuncio sulla mobilitazione militare. Resta da vedere se si tratterà di una mobilitazione formale o di una più discreta intensificazione della chiamata alle armi».
D'altro canto, però, attualmente in Russia esiste una domanda di pace, ma anche la necessità di esprimere un malcontento che va oltre la guerra. Parliamo di un sentimento negativo nei confronti della censura, per la propaganda che viene fatta a scuola, per la messa al bando di libri e spettacoli, o per il blocco di internet. «Il malcontento dei russi è molto alto, ma bisognerà capire se e in quale misura riuscirà a trovare uno spazio nella competizione elettorale. Per esempio, guardando i risultati del secondo partito eletto». Come sottolinea Zafesova, l'impressione è che il partito Nuova Gente, creato dal Cremlino come piccolo partito rivolto ai liberal moderati, possa in qualche modo regalare qualche sorpresa. Il partito potrebbe rappresentare, per alcuni elettori, un modo di esprimere dissenso senza mettere in discussione il sistema. «I suoi esponenti si sono distinti per posizioni più moderate, quindi viene considerato il partito del "putinismo dal volto umano". Vedremo quanti consensi prenderà e se i russi riterranno che votare per un partito diverso da Russia Unita sia già un modo per esprimere il proprio dissenso».
