«Non facciamo retromarcia sul prestito da 90 miliardi»

Parigi ha ribadito a Kiev che la Francia c’è, che sta con l’Ucraina e che l’attuale guerra scatenata dagli Stati Uniti in Medio Oriente non distrarrà l’Europa dai suoi compiti e dalle sue promesse. Sin dall’inizio del conflitto, Volodymyr Zelensky ha trovato in Emmanuel Macron un appoggio affidabile, costante. Poi è chiaro che tale appoggio, da solo, non può bastare. Servirebbe di più. Serve di più. E nonostante le dichiarazioni, è invece innegabile che l’azione di Washington stia spostando l’asse delle attenzioni e degli sforzi, sia economici sia militari, dell’Occidente. Zelensky lo sa, lo ha sottolineato d’altronde già in più occasioni. Su X aveva scritto: «Non vediamo progressi nei negoziati di pace. Se una pace duratura o un cessate il fuoco non vengono negoziati nei primi giorni del conflitto, c’è un rischio elevato che si prolunghi. Questo avrà sicuramente un impatto sulla situazione in Ucraina. Meno attenzione significa meno supporto. Meno supporto significa meno difesa aerea».
La politica contro Mosca
L’incontro di oggi a Parigi serviva quindi anche, a entrambe le parti - Ucraina e Francia -, per mandare un messaggio al mondo fuori, in particolare a Vladimir Putin. Non è un caso che Macron si sia rivolto proprio al leader del Cremlino. Il presidente francese ha dichiarato che la Russia si sbaglia se spera che «la guerra in Iran possa offrirle una tregua», e ha ricordato la decisione del G7 di rinunciare a rivedere la politica delle sanzioni nei confronti del Cremlino. Le sanzioni europee rimarranno, almeno per ora. Già, perché c’è comunque chi preme in senso contrario, a cominciare dall’Ungheria. E dagli Stati Uniti, certo. «Il contesto di aumento dei prezzi del petrolio non deve in alcun modo indurci a riconsiderare la nostra politica di sanzioni nei confronti della Russia; questa è la posizione del G7, ed è ovviamente la posizione della Francia e dell’Europa». Non è la prima volta che Macron prova a prendersi i destini del Vecchio Continente sulle proprie spalle, o comunque a fare in modo che Parigi sia in primo piano rispetto alle altre capitali europee. Anche in questo caso, ha parlato a nome degli altri Stati membri dell’Unione europea. Poco prima dell’incontro all’Eliseo, si è espresso oggi in questi termini anche il premier britannico Keir Starmer, il quale ha sottolineato: «La decisione spetta ovviamente agli Stati Uniti, ma la nostra posizione è chiara: tutti i partner dell’Ucraina dovrebbero continuare a esercitare pressione sulla Russia e sul suo fondo di guerra. Questo è anche il modo migliore per continuare a impedire alla Russia di sostenere altri attori ostili». Macron ha poi ribadito: «La situazione in Ucraina non giustifica in alcun modo la revoca delle sanzioni nei confronti del Cremlino. E la decisione presa da Washington non costituisce un’inversione di rotta duratura».
Gli impegni assunti
Il sostegno europeo all’Ucraina passa anche dai prestiti. E oggi, in questo senso, Macron ha quindi garantito che il prestito di 90 miliardi di euro promesso dai leader europei a Kiev verrà realmente effettuato. Non sono previste retromarce, anche a fronte dei primi blocchi imposti dall’Ungheria. «Lo scorso dicembre abbiamo deciso di concedere un prestito di 90 miliardi di euro. Questo impegno sarà rispettato, e lo affermo qui con forza e chiarezza». Poi, a dirla tutta, ha messo le mani avanti: «Se dovessero sorgere dei disaccordi, è dovere di ogni nazione onorare le promesse fatte e gli impegni politici assunti da tutti a dicembre». Da lì in avanti, i rapporti tra Kiev e Budapest si sono però ulteriormente deteriorati. E Viktor Orban ora non intende togliere il veto se prima non verrà reso nuovamente operativo l’oleodotto Druzhba, che transita attraverso l’Ucraina (accusata di sabotaggio) trasportando greggio russo a basso costo. Insomma, la Francia c’è, ma la situazione sembra essersi addirittura complicata.
