Repubblica Democratica del Congo

Non restituiscono la salma di un morto di Ebola: la famiglia incendia l’ospedale

A Bunia, nella parte orientale della RDC, i parenti di un calciatore morto contestano la diagnosi dei medici e attaccano la clinica da campo: un ferito e il corpo distrutto dalle fiamme
Red. Online
23.05.2026 10:00

L’ospedale di Rwampara non ha voluto ridare il corpo di un loro caro, deceduto recentemente a causa dell’Ebola, per via dell’elevato pericolo di contagio. Ma la reazione della famiglia al protocollo ospedaliero – come riportato da EuroNews – è stata piuttosto esagerata: hanno dato fuoco alla clinica da campo e lanciato pietre contro il personale in segno di ribellione, provocando un ferito. Così facendo, hanno però bruciato il corpo che volevano riportare a casa per una degna sepoltura.

È successo a Bunia, nella provincia di Ituri, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, la zona più colpita del Paese e considerata uno dei principali focolai africani dell’epidemia. Sono infatti già 130 i decessi segnalati da inizio focolaio, anche perché al momento non esiste alcun vaccino.

Figura nota nel calcio locale

L’uomo di cui si reclamava la salma era una figura piuttosto nota nella comunità locale. Si trattava, infatti, di un calciatore di talento, attivo in diverse squadre della zona. E secondo i genitori, a provocare il suo decesso non sarebbe stata l’Ebola, ma il tifo. Motivo per cui, a detta loro, il funerale non avrebbe rappresentato un pericolo sanitario.

Di contraria opinione i medici, che hanno dichiarato che la causa di morte era proprio il contagio con il virus Ebola. In questo caso, poiché i funerali tradizionali richiedono il contatto fisico, il rischio di contagio era estremamente alto.

Gli abitanti non credono nel virus

A complicare ulteriormente il lavoro dei medici c’è il fatto – come spiegato alla stampa britannica un politico locale – che gli abitanti di quel villaggio non credono nell’esistenza del virus Ebola. Considerano l’epidemia, di fatto, un’invenzione importata dall’estero. Più precisamente, sarebbero convinti che siano le stesse organizzazioni umanitarie ad averla inventata al fine di ottenere denaro e altri aiuti.

A detta del politico, informare la popolazione in aree così poco abitate della RDC è molto difficile, in particolare perché le usanze tradizionali sono molto radicate e ricoprono un ruolo centrale nella vita quotidiana delle persone.

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