Italia

Notte di guerriglia urbana a Bologna, la morte di Fakir paragonata al caso Floyd

La città è stata teatro di forti tensioni, tra auto date alle fiamme, fumogeni, bombe carta e barricate – Undici persone, tra poliziotti e manifestanti, sono rimaste ferite – La vicenda approda anche sul New York Times
©MAX CAVALLARI
Red. Online
21.07.2026 09:15

(Aggiornato) Non si placano le proteste per Abderrahim Fakir, il 42.enne di origine marocchina morto domenica mattina, durante l'arresto della polizia. Ieri sera, Bologna è stata teatro di forti tensioni. Migliaia di persone si sono radunate in piazza Nettuno al grido di «giustizia per Fakir!» e «assassini», un'accusa, questa, rivolta alle forze dell'ordine. In città, insomma, ha avuto luogo una vera e propria serata di devastazione: secondo quanto si legge sul Corriere della Sera, che riferisce di scene di guerriglia urbana, due auto sono state date alle fiamme, tra cui una appartenente al Comune. Non solo: in piazza e per le strade sono stati lanciati anche fumogeni e bombe carta. I manifestanti hanno utilizzato biciclette e transenne per creare barricate, mentre diversi oggetti sono stati lanciati verso gli agenti, tra cui sedie dei dehor. Durante la serata, è stato segnalato anche un principio di incendio in via Monte Grappa, a causa di un fumogeno che ha preso fuoco in una corte interna. 

Numerosi feriti

La polizia, secondo quanto si legge sempre sui media italiani, ha utilizzato idranti per allontanare i dimostranti. «Quanto accaduto ieri a Bologna è stato un disastro annunciato, una città devastata, circa 60 feriti tra le forze dell'ordine e una vera e propria guerriglia urbana organizzata che ha superato ogni limite, mentre sembrava quasi si cercasse deliberatamente lo scontro e un morto tra le file della Polizia», ha denunciato il sindacato FSP della Polizia di Stato. Secondo il sindacato COISP, sono 56 i poliziotti rimasti feriti. In un primo momento, l'ANSA aveva parlato solamente di undici persone – tra manifestanti e poliziotti – rimaste ferite, per le quali erano state predisposte cure dal 118. 

«Dinanzi alla perdita di una vita, soprattutto durante un intervento delle forze dell'ordine - ha aggiunto FSP - ci si trova davanti una tragedia che merita rispetto, rigore, verità e giustizia. In uno stato democratico la verità si accerta nelle aule di giustizia, non nei tribunali dei social o nel tribunale della piazza. Fin quando le attività di indagine non faranno chiarezza sull'accaduto il rispetto deve valere per tutte le parti in causa: in primis per chi ha perso la vita e per i suoi familiari affranti dal dolore ma deve valere anche per quei poliziotti che, mentre svolgevano il proprio dovere, si sono ritrovati al centro di un dramma che li accompagnerà probabilmente per tutta la vita». Il sindacato FSP si è scagliato anche contro gli «esponenti istituzionali di primo piano» che hanno «invitato a manifestare in piazza nell'immediatezza dei fatti per chiedere verità e giustizia, quasi a voler sottintendere dubbi sulla trasparenza e imparzialità delle indagini». «Convocare la piazza senza la consapevolezza di poterla gestire in modo equilibrato è da irresponsabili», dichiara il segretario generale del SAP   , Stefano Paoloni.

«Il bilancio dei disordini di ieri sera - ha rimarcato Domenico Pianese, segretario generale del COISP - è un bollettino di guerra». Gli agenti sono stati «colpiti da enormi pietre, bottiglie di vetro e bombe carta lanciate dai violenti gruppi di antagonisti e anarchici». La Questura di Bologna ha inseguito confermato le stime, annunciando che tra gli operatori delle forze dell'ordine sono risultati feriti in 64, con prognosi dai 3 ai 35 giorni. Risultano danneggiati sei mezzi della Polizia di Stato. Gli ulteriori danni sono stati realizzati nelle vie centrali della città, adiacenti a Piazza Maggiore dove è partita la manifestazione.

La situazione, a Bologna, è tornata alla «normalità» solo verso l'una di notte. Questa mattina, come si legge, ancora, sul Corriere della Sera, la città si è svegliata «tramortita» dopo i violenti scontri. A essere maggiormente interessate dagli scontri sono state via Venezian, adiacente al Comune, e via Ugo Bassi, che nella notte si sono trasformate in un «campo di battaglia». 

Il caso finisce sul New York Times

La notizia della morte di Fakir, in men che non si dica, ha fatto il giro del mondo, finendo anche sulla homepage del New York Times. In un articolo intitolato «Protesta in Italia dopo la morte di un uomo mentre veniva immobilizzato dalla polizia», il quotidiano scrive che «la morte dell’uomo, marocchino residente in Italia, ha scatenato un’ondata di indignazione in tutto il Paese e ha suscitato paragoni con la morte di George Floyd negli Stati Uniti». 

Il New York Times ha ripercorso la vicenda, sottolineando come Fakir fosse «residente legale al momento della sua morte», riferendo del comunicato della polizia e dei soccorritori e descrivendo il video degli ultimi minuti di vita del 42.enne. Di più, il quotidiano newyorchese ha riportato le dichiarazioni del sindaco Matteo Lepore e degli esponenti della maggioranza, ponendo l'accento sul gesto di Silvia Miglietta, assessora alla Cultura in Puglia, che ha sottolineato le analogie tra la morte di Fakir e quella di George Floyd indossando una maglietta con la scritta «Non riesco a respirare». Un riferimento alle parole pronunciate proprio da Floyd mentre l'agente Derek Chauvin gli teneva un ginocchio sul collo durante l'omicidio avvenuto in un angolo di strada di Minneapolis, il 25 maggio del 2020.