Diplomazia

«Obiettivamente è stato un successo»

Macron e Trump hanno sottolineato la buona riuscita del G7 - Ma l’attenzione si è subito spostata sulla firma del protocollo d’intesa tra Stati Uniti e Iran - Il presidente americano: «Accordo storico»
© EPA/YOAN VALAT
Paolo Galli
17.06.2026 23:02

La parentesi del G7 si è conclusa questa sera con la cena speciale tra Emmanuel Macron e Donald Trump nella reggia di Versailles. Molti sono andati, con la memoria, al 2017, al precedente tra i due - sempre con rispettive compagne - sulla Tour Eiffel. Entrambi oggi, nel corso della giornata, hanno definito «un successo» il vertice di Évian. Parole confortanti, in fondo, dopo mesi di tensioni, vuoi commerciali o geopolitiche.

«Volevano parlare di Hormuz»

Macron ha sottolineato il cambio di marcia sulla questione ucraina, finalmente riportata al centro dell’attenzione generale. Poi ha allargato il suo sguardo all’intero G7, «oggettivamente un successo». Perché? Perché «è stato un momento di unità, di discussione di qualità e di reale cooperazione tra i leader». E poi: «Ci ha permesso di coordinarci molto strettamente per rispondere alle crisi e per lavorare sulle grandi sfide del nostro tempo». Parole simili ma con un peso diverso quelle di Trump, che ha parlato di un successo sì, ma relativo soprattutto all’orizzonte successivo, quello che guarda sul Bürgenstock, dove tra domani e, più probabilmente, venerdì è in programma la firma del protocollo d’intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran. Per il presidente americano, l’argomento di cui tutti i leader presenti a Évian volevano parlare era «il fatto che l’Iran non avrà armi nucleari e che lo Stretto di Hormuz verrà immediatamente aperto». In effetti, la riapertura del passaggio, una volta effettiva (va sottolineato), permetterà anche all’Europa - e ai suoi leader - di rifiatare.

Il testo dell’accordo

L’Ucraina, insomma, deve aspettare il suo turno. Anche perché gli equilibri in Medio Oriente sono ancora tutti da definire. Il testo dell’accordo è stato rivelato in serata da un funzionario americano e, quindi, riportato dal New York Times. Nel primo paragrafo del Memorandum of Understanding - perché questo è, in attesa di un accordo vero e proprio da raggiungere entro 60 giorni -, si sottolinea che, firmando il documento, Stati Uniti e Iran dichiarano «la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano». E in merito ai passaggi navali, gli Stati Uniti inizieranno subito dopo la firma la rimozione del blocco e di qualsiasi ostacolo nei confronti dell’Iran, mentre l’Iran «si impegnerà per garantire il transito sicuro e gratuito di navi commerciali per un periodo di 60 giorni, dal Golfo Persico al Mar d’Oman e viceversa». Certo, bisognerà considerare il tempo necessario allo sminamento dello Stretto di Hormuz, e questo richiederà tempo e impegno. Con la firma del Memorandum, via le sanzioni americane all’Iran, mentre il regime conferma che «non si procurerà né svilupperà armi nucleari». Trump - che promette la costituzione di un fondo da 300 miliardi di dollari per il rilancio dell’Iran - ha definito possibile, grazie alla nuova leadership, un cambio di regime a Teheran. E ha festeggiato l’accordo come una vittoria. Lo stesso ha fatto l’Iran, d’altronde. Il presidente americano ha voluto fare chiarezza sul nome da dare all’intesa: «Questo accordo si chiama “Accordo Trump”».

Svizzera pronta

Il Bürgenstock ma non solo. La Svizzera, come sottolineato ancora oggi da Ignazio Cassis, responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e, in questo caso specifico, nelle vesti di presidente in esercizio dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), intende svolgere un ruolo nel prosieguo dei negoziati tra l’Iran e gli Stati Uniti. Lo ha detto a margine della Conferenza organizzata a Vienna. «La Svizzera può intervenire nella fase delle discussioni di dettaglio». Sull’intesa, ha parlato di «un primo passo» nella giusta direzione. E osservando la situazione nel suo insieme, considerando quindi - soprattutto - i delicati equilibri tra Libano e Israele, ha aggiunto: «Dobbiamo attendere alcune settimane per vedere se il cessate il fuoco reggerà». È noto, comunque, che sin qui i mediatori chiave sono stati in particolare Pakistan e Qatar. Entrambi i Paesi manderanno loro rappresentanti al Bürgenstock. Va ricordato che il resort nidvaldese - affacciato sul Lago di Lucerna - dal 2007 è di proprietà dello Stato stesso del Qatar attraverso la società Katara Hospitality. Il Consiglio federale oggi ha comunicato di aver approvato, in vista di venerdì, «l’impiego sussidiario dell’esercito in servizio d’appoggio con un massimo di 2000 militari». L’esercito appoggerà la polizia cantonale di Nidvaldo assumendosi in particolare «compiti di protezione degli oggetti, di sorveglianza, di ricognizione, di trasporto e di logistica». È stata inoltre introdotta una limitazione temporanea dello spazio aereo nella regione, da domani e sino a sabato.

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