Ocse: «Se la guerra si protrae rischi per crescita e inflazione»

«Se persiste, il conflitto» in Medio Oriente «peserà sulla crescita mondiale e farà aumentare l'inflazione»: è quanto si legge nelle prospettive economiche intermedie dell'Ocse presentate oggi a Parigi.
Inoltre, secondo l'organismo internazionale, «ogni misura pubblica per ammortizzare l'impatto dell'aumento dei prezzi energetici dovrebbe essere ben mirata su coloro che hanno più bisogno». Agli stati membri viene inoltre suggerito di «conservare gli incentivi» e «ridurre il consumo energetico».
Sul più lungo termine, l'Ocse invita a moltiplicare le misure per «migliorare l'efficacia energetica al livello nazionale e ridurre la dipendenza rispetto ai combustibili fossili importati». Passi necessari, sottolinea l'organizzazione, per «consentire ai paesi di ridurre la loro esposizione alle tensioni geopolitiche future».
«Il conflitto in corso in Medio Oriente ha costi umani ed economici per i Paesi direttamente coinvolti e metterà alla prova la resilienza dell'economia mondiale», si legge nelle prospettive economiche. «La paralisi del trasporto marittimo nello Stretto di Hormuz e la chiusura o il deteriorarsi delle infrastrutture energetiche hanno causato una fiammata dei prezzi dell'energia e turbato l'offerta mondiale di energia e di altri importanti prodotti di base, come i fertilizzanti». Secondo l'Ocse, «la portata e la durata del conflitto sono molto incerti ma un prolungato periodo di aumenti dei prezzi energetici avrà per effetto di accrescere notevolmente i costi per le imprese e l'inflazione (...), con conseguenze dannose per la crescita».
L'Ocse ricorda infine che «prima dell'escalation del conflitto, la crescita globale reggeva bene, con un'attività stimolata dal vigore degli investimenti e della produzione legati all'Intelligenza artificiale (IA), come anche da favorevoli condizioni finanziarie e di bilancio».
Secondo l'Ocse, il prodotto interno lordo (Pil) mondiale dovrebbe calare dal 3,3% del 2025 al 2,9% del 2026, una percentuale invariata rispetto alle precedenti stime di dicembre. Per il 2027, l'Ocse prevede una crescita mondiale al 3,0% (una sforbiciata di 0,1 punti rispetto al precedente Outlook di dicembre).
Negli Stati Uniti, il Pil dovrebbe contrarsi dal 2,1% del 2025, al 2% del 2026, all'1,7% del 2027. Negli Usa, precisa l'organismo internazionale, «la forte espansione dell'investimento legata all'intelligenza artificiale», troverà come contraltare un ''parziale rallentamento dell'aumento dei redditi reali nonché dei consumi«. Quanto alla zona euro, la crescita del Pil dovrebbe rallentare allo 0,8% nel 2026 soprattutto a causa dell'aumento dei prezzi energetici, prima di »risalire all'1,2% nel 2027 grazie all'aumento delle spese legate difesa«. In Cina è previsto un rallentamento del Pil dal 4,4% del 2026 al 4,3% del 2027.