Ora Trump prende di mira anche il Papa: «Un debole, dovrebbe darsi una regolata»

«Non sono un fan di papa Leone, è un debole. Se io non fossi alla casa Bianca, lui non sarebbe in Vaticano». Donald Trump, ora, prende di mira anche il Pontefice. Causando una frattura tra la Casa Bianca e il Vaticano, di una gravità già definita senza precedenti, proprio con il primo pontefice americano della Storia della Chiesa cattolica. Un attacco frontale e durissimo contro papa Leone XIV, accusato dal presidente USA di aver tradito gli interessi nazionali e di essersi piegato alle logiche della «sinistra radicale».
Lo scontro covava sotto la cenere delle divergenze sulle guerre, che già avevano portato nei giorni scorsi alla convocazione al Pentagono del nunzio apostolico. Ma è esploso con il messaggio postato su Truth da Trump e ribadito poi ai cronisti appena sbarcato dall'Air Force One di ritorno a Washington.

Leone XIV aveva recentemente condannato il «delirio di onnipotenza» che alimenta il conflitto, chiedendo l'interruzione delle ostilità proprio mentre erano in corso, in Pakistan, i colloqui di pace tra inviati americani e iraniani. Prima ancora, aveva definito «inaccettabile» la minaccia di Trump di «cancellare» in una notte l'intera civiltà iraniana.
La reazione è particolarmente stizzita. «Papa Leone è debole sul crimine, pessimo in politica estera», scrive il presidente. «Non voglio un Papa che trovi accettabile che l'Iran possieda l'arma nucleare o che critichi il presidente americano mentre sta portando la criminalità ai minimi storici». Il presidente accusa il Papa, tra le altre cose, di aver criticato l'intervento americano in Venezuela. Un altro fattore di irritazione: gli incontri del papa con figure storiche della sinistra democratica americana, come David Axelrod: definito da Trump «un perdente della sinistra». E poi: «Non voglio un Papa che critica il presidente degli Stati Uniti perché fa quello per cui è stato eletto a valanga», scrive.
Trump rivendica una sorta di merito politico
Fatto ancor più inconsueto, Trump rivendica una sorta di merito politico nella stessa ascesa al soglio pontificio di Leone XIV: «Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano».
Un «papa di sinistra» danneggia la Chiesa, sostiene Trump, che dispensa consigli: «Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull'essere un grande papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!».
Quindi, l'ultima pennellata: Trump scrive di preferire di gran lunga il fratello del pontefice, Louis, considerato «totalmente MAGA». «Lui ha capito tutto», dice il presidente.

La replica del Pontefice: «Vado avanti contro la guerra»
L'arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, si dice sconfortato dall'attacco di Donald Trump al Papa. «Sono affranto per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie sul Santo Padre. Papa Leone non è il suo rivale; né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime», ha affermato in una dichiarazione, come riporta Reuters sul sito.

Il Papa, in viaggio verso Algeri, ha raggiunto in fondo all’aereo i giornalisti che lo seguono. Inevitabile la domanda sull’attacco scomposto di Trump: «Non ho molto da dire. Le persone che leggono potranno trarre le proprie conclusioni. Io non sono un politico e non ho intenzione di entrare in discussione con lui. Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo, non solo a lui. Troppi innocenti sono stati uccisi e credo qualcuno debba alzarsi a dire che c’è una via migliore». Gli si chiede se ha paura dell’amministrazione Trump, come sosteneva il presidente americano, e lui sorride, scrive il Corriere della Sera: «No, non ho paura dell’amministrazione Trump, o di proclamare a voce alta il messaggio del Vangelo, che è quello che credo di dover essere qui a fare, per cui la Chiesa è qui. Noi non siamo politici, non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva ma come costruttori di pace».
