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La fotoreporter del «Washington Post» Heidi Levine racconta l'attacco subito dai coloni e smentisce il premier israeliano: «Pensavo di morire, nessuno ha cercato di aiutarmi» - TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Il punto alle 7
«Non pensavo che sarei uscita viva da lì», e la versione dei fatti fornita dal premier Benyamin Netanyahu è «una menzogna assoluta e il più grande insulto». Lo ha detto alla tv israeliana Channel 12 la fotoreporter del Washington Post Heidi Levine, aggredita dai coloni in Cisgiordania. «Arrivati sul posto, abbiamo iniziato a notare degli uomini, coloni ebrei, nella valle di fronte a noi», ha raccontato Levine. «Improvvisamente un gruppo di uomini, almeno una ventina, mi si è scagliato contro. Per fortuna indossavo una pettorina e un casco. Mi hanno buttato a terra e hanno iniziato a prendermi a calci e a colpirmi con dei bastoni. Due medici e un'infermiera che mi hanno visitato sospettano che sia stato persino accoltellata ai glutei, forse con un coltello. Altri colleghi mi hanno detto di aver visto dei coloni legare dei chiodi ai bastoni. Ho detto loro che ero una giornalista. Sulla mia attrezzatura protettiva c'era scritto 'Press'. Avevo due telecamere con me. Me le hanno strappate dalle spalle e hanno rotto le cinghie. A un certo punto mi hanno aiutato ad alzarmi, ma non per aiutarmi. L'hanno fatto per continuare a derubarmi. Alla fine mi hanno preso due borse e la custodia che indossavo».
Commentando le dichiarazioni di Netanyahu, secondo cui dei giovani israeliani l'avrebbero aiutata a rialzarsi, Levine ha affermato: «Questa è una menzogna bella e buona e un insulto gravissimo. Lui ha tutte le prove fotografiche. L'unica volta che ho visto qualcuno lanciare pietre è stato quando due miei colleghi hanno cercato di farmi scappare, e poi i palestinesi hanno cercato di allontanare i coloni da me e hanno iniziato a lanciare pietre nella loro direzione in modo che i miei colleghi potessero correre avanti e salvarmi. Se non l'avessero fatto, probabilmente sarei morta. Non pensavo di sopravvivere. Ho seguito guerre e conflitti in questa regione per più di quarant'anni. Ho lavorato in Siria, ho lavorato in Ucraina. No. Ieri non pensavo che sarei uscita viva da lì. Quindi, signor primo ministro, forse dovrebbe riguardare questi video e vedrà che nessuno ha cercato di aiutarmi, tranne i miei colleghi».
«Non permetterò a questi delinquenti di fermarmi, sono semplicemente terroristi ebrei e stanno distruggendo l'immagine di tutti coloro che vivono in Israele, in tutto il mondo. Perché oggi, quando qualcuno sente la parola 'israeliano' o il nome 'Israele', l'unica cosa che gli viene in mente sono queste persone, e quello che mi hanno fatto ieri».
