Parla l'ONU: «Il diritto internazionale non è stato rispettato nel blitz USA in Venezuela»

Il segretario generale dell'ONU Antonio Guterres è «profondamente preoccupato dal fatto che le norme del diritto internazionale non siano state rispettate nell'azione militare del 3 gennaio» in Venezuela, e ricorda che «la Carta dell'ONU sancisce il divieto della minaccia o dell'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato».
«Il potere della legge deve prevalere», ha detto nella riunione del Consiglio di sicurezza, nel discorso pronunciato a suo nome dal capo degli affari politici, Rosemary DiCarlo.
Quest'ultima ha sottolineato poi la «profonda preoccupazione per la possibile intensificazione dell'instabilità nel paese, l'impatto sulla regione, e il precedente che potrebbe creare per le relazioni tra gli Stati». «Ho costantemente sottolineato l'imperativo del pieno rispetto, da parte di tutti, del diritto internazionale, compresa la Carta dell'ONU, che costituisce il fondamento per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali», ha detto ancora DiCarlo a nome di Guterres nel discorso, ribadendo che «la situazione è critica, ma è ancora possibile prevenire una conflagrazione più ampia e distruttiva», e ha invitato «tutti gli attori venezuelani a impegnarsi in un dialogo inclusivo e democratico in cui tutti i settori della società possano determinare il proprio futuro». Per il segretario generale dell'ONU il «diritto internazionale offre gli strumenti per affrontare questioni quali il traffico illecito di stupefacenti, le controversie relative alle risorse e le violazioni dei diritti umani. Questa è la strada che dobbiamo percorrere».
L'ambasciatore statunitense all'ONU Mike Waltz, da parte sua, ha citato l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite per giustificare l'azione militare degli USA in Venezuela, quello che parla di legittima difesa. Mentre le big del petrolio americane corrono a Wall Street: Chevron sale del 6%, mentre Halliburton e Valero di oltre il 7%. L'indice energia dello S&P 500 guadagna il 2,6%, in quello che è l'aumento maggiore da luglio.
La situazione
Intanto il quotidiano statunitense New York Times indica che l'ex presidente venezuelano Nicolas Maduro oggi sarà rappresentato in tribunale da David Wikstrom, avvocato penalista d'ufficio. Wikstrom ha rappresentato il fratello di Juan Orlando Hernandez, l'ex presidente dell'Honduras condannato per reati simili a quelli contestati a Maduro e poi graziato dal presidente statunitense Donald Trump.
Un centinaio di manifestanti si è radunato davanti al tribunale di New York per protestare contro la situazione in Venezuela. Molti sventolano bandiere del paese sudamericano e cartelli con le scritte «Liberate Nicolas Maduro e Cilia Flores ora» e «USA, giù le mani dal Venezuela». Alcuni comunque ringraziano Trump per aver rimosso l'ex leader.
Intanto la Camera costituzionale della Corte suprema venezuelana ha assegnato alla presidente ad interim Delcy Rodriguez un mandato iniziale di 90 giorni, in conformità con l'articolo 234 della Costituzione, termine che potrà essere prorogato di altri tre mesi se approvato dall'Assemblea nazionale. Se fosse stata dichiarata una vacanza assoluta, il testo costituzionale avrebbe imposto la convocazione delle elezioni presidenziali entro 30 giorni. Tuttavia, la Corte suprema ha evitato di pronunciarsi in via sostanziale sulla natura definitiva dell'assenza di Maduro, lasciando tale valutazione aperta a una fase successiva.
Nella sua sentenza, la Camera costituzionale ha introdotto il concetto di «assenza forzata», figura non espressamente prevista dalla Costituzione , ma che la Corte utilizza per giustificare una soluzione cautelare. La Corte suprema ha descritto la cattura di Maduro come un sequestro di persona e ha sostenuto che questa situazione costituisce un evento di forza maggiore, senza implicare, almeno per ora, una dichiarazione formale di assenza temporanea o assoluta.
«L'obiettivo è garantire la continuità amministrativa dello Stato e la difesa della Nazione», si legge nella sentenza, precisando che essa non sostituisce i poteri degli altri poteri dello Stato, in particolare quelli dell'Assemblea nazionale. L'articolo 234 della Costituzione stabilisce che le assenze temporanee del presidente saranno compensate dal vicepresidente per un massimo di 90 giorni, prorogabili per un periodo di pari durata. Se l'assenza si protrae oltre tale termine, spetta al parlamento decidere se si tratti di una vacanza permanente.
La Costituzione riconosce come assenze assolute solo la morte del presidente, le sue dimissioni, la sua rimozione con sentenza della Corte suprema, l'incapacità fisica o mentale permanente, l'abbandono dell'incarico dichiarato dall'Assemblea nazionale o la revoca popolare del mandato. La cattura all'estero non rientra tra queste ipotesi, il che spiega il vuoto giuridico che la Corte suprema sta ora cercando di colmare attraverso l'interpretazione costituzionale.