Perché Israele e gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran?

Che cosa è successo (e sta succedendo) in Iran? Stamane, Israele e gli Stati Uniti hanno lanciato attacchi preventivi contro Teheran e, in seconda battuta, Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah. Attacchi lanciati nel mezzo degli sforzi diplomatici fra funzionari statunitensi e iraniani volti a frenare il programma nucleare iraniano ed evitare una guerra aperta, con i negoziati che dovrebbero riprendere la prossima settimana. Attacchi, leggiamo, motivati da un lato – citiamo il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz – dalla necessità di «rimuovere le minacce allo Stato ebraico» e, dall'altro, dalla volontà di «difendere gli americani», come ha spiegato su Truth il presidente Donald Trump.
Il nucleare al centro
L'Iran, secondo quanto appreso, aveva fatto delle concessioni durante i negoziati. Non abbastanza, agli occhi dello stesso Trump, che ieri si era detto tutto fuorché entusiasta rispetto all'andamento delle discussioni e che, di riflesso, aveva minacciato di attaccare la Repubblica islamica per esercitare pressioni sui suoi leader in vista di un accordo. Detto, fatto. Nelle sue prime dichiarazioni, a caldo, il tycoon ha spiegato: «Distruggeremo i loro missili e ci assicureremo che l'Iran non abbia il nucleare. Il regime imparerà a breve che non bisogna sfidare la forza delle forze armate americane». In vista di questa operazione, Trump aveva ordinato il più grande dispiegamento militare statunitense, in Medio Oriente, dall'invasione dell'Iraq guidata dalla stessa America nel 2003. Tuttavia, poco è stato detto sulle reali necessità di intraprendere un'azione militare proprio ora. Ufficialmente, per contro, l'Iran ha sempre ribadito di voler rispondere a eventuali attacchi.
Obiettivi-simbolo
Il Wall Street Journal, forte di una fonte, scrive che gli obiettivi a Teheran erano più che altro luoghi-simbolo del regime. Ad esempio, è stata colpita la zona dove sorge il palazzo della Guida Suprema, Ali Khamenei, l'autorità politica e religiosa della Repubblica, il quale tuttavia secondo logica era già stato portato in un luogo sicuro. Fra gli obiettivi ci sarebbero anche le sedi dei Ministeri della Difesa e dell'Intelligence.
Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, ha colto la palla al balzo per suggerire, nemmeno troppo velatamente, che gli attacchi siano l'inizio di una rivoluzione al contrario. Ovvero, di un rovesciamento dell'attuale regime: «Ringrazio il nostro grande amico, il presidente Donald Trump, per la sua leadership storica. La nostra azione congiunta creerà le condizioni affinché il coraggioso popolo iraniano possa prendere in mano il proprio destino».
La posizione di Israele
Dicevamo di Katz: il ministro ha affermato che l'attacco, preventivo, è finalizzato a rimuovere le minacce contro lo Stato di Israele. Media israeliani parlano di «decine di morti» tra i Pasdaran, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, fra cui «anche figure chiave». Lo scorso giugno, Israele aveva lanciato un attacco contro Teheran, dando inizio a un'operazione militare di dodici giorni. Gli Stati Uniti si erano schierati al fianco dello Stato ebraico, prendendo di mira gli impianti nucleari iraniani. Di recente, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva messo in guardia dalla minaccia rappresentata dai missili balistici iraniani, esprimendo al contempo la sua forte opposizione a un accordo incentrato esclusivamente sul programma nucleare iraniano. L'Iran aveva rifiutato di entrare in materia circa una limitazione al suo programma missilistico balistico e di porre fine al suo sostegno ai gruppi armati nella regione, tra cui Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano, le milizie sciite in Iraq e gli Houthi nello Yemen, affermando che tali richieste costituivano una violazione della sua sovranità.
Il ricordo di giugno
Le spiagge di Tel Aviv, in queste prime ore di sabato, sono pressoché deserte stando ai media locali. E questo perché, evidentemente, tutti attendono una risposta da parte del'Iran. Una risposta che non ha tardato ad arrivare, considerando che l'esercito israeliano ha detto aver individuato missili balistici lanciati dall’Iran verso il Paese. I cittadini di Israele, d'altro canto, ricordano bene i missili balistici iraniani fra i condomini durante la guerra di dodici giorni dello scorso giugno.
Quell'operazione, in ogni caso, aveva gravemente compromesso le difese aeree dell'Iran e danneggiato i principali siti nucleari del regime. Non solo, il Paese è attraversato da proteste interne e deve fare i conti altresì con l'indebolimento delle milizie alleate. Di qui la vulnerabilità.
