Stati Uniti

Perché le elezioni di midterm avranno effetti anche sulla Svizzera

Washington è uno dei principali partner economici, i dazi americani influenzano le esportazioni elvetiche, la politica fiscale USA incide sui tassi globali e il dollaro condiziona i ricavi di imprese e investitori
© KEYSTONE (EPA/SHAWN THEW)
Ats
09.10.2026 11:49

Tra poco più di tre settimane gli Stati Uniti rinnoveranno il Congresso. Il voto non decide soltanto lo spazio di manovra politico del presidente Donald Trump: il suo esito avrà effetti economici anche sulla Svizzera, in ambiti che vanno dai dazi al corso del dollaro, fino ai mercati finanziari.

Il 3 novembre sono in gioco tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti nonché 35 dei 100 seggi del Senato. Le elezioni di medio termine sono tradizionalmente considerate un referendum sull'operato del presidente: nelle ultime cinque tornate almeno una delle due camere ha cambiato colore politico.

Per il dopo-voto si delineano tre scenari. Se i democratici conquistassero entrambi i rami del parlamento, il margine di manovra di Trump sarebbe fortemente limitato. Con un Congresso diviso, i democratici controllerebbero la Camera dei rappresentanti e i repubblicani manterrebbero il Senato. Se invece i repubblicani conservassero entrambe le camere, Trump potrebbe portare avanti più facilmente la sua agenda su fisco, commercio e deregolamentazione.

L'esito non riguarda però solo gli Stati Uniti. Washington è uno dei principali partner economici della Svizzera: nel 2025 il commercio bilaterale di beni e servizi ha raggiunto 293 miliardi di dollari, l'equivalente di 243 miliardi di franchi al cambio attuale. Allo stesso tempo i dazi americani influenzano le esportazioni elvetiche, la politica fiscale statunitense incide sui tassi globali e il dollaro condiziona i ricavi di imprese e investitori.

Per la Confederazione l'effetto delle elezioni si farà sentire soprattutto sulla politica commerciale. «I dazi non sono certo cartoline con saluti amichevoli», scrive Santosh Brivio, economista della Banca Migros. Le tariffe doganali rendono più care le esportazioni elvetiche e complicano la pianificazione delle aziende. Il tema è particolarmente rilevante per settori con forti attività negli Usa come farmaceutica, macchine e orologeria.

Secondo l'istituto J. Safra Sarasin una maggioranza democratica in entrambe le camere potrebbe portare a una «de-escalation selettiva» verso gli alleati. Una perdita di potere in parlamento, però, non bloccherebbe del tutto Trump: il gruppo finanziario Clientis ricorda che il presidente mantiene il diritto di veto e può «continuare a governare con ordini esecutivi aggirando il Congresso».

Con un parlamento diviso, secondo la Banca Migros, i dazi esistenti dovrebbero restare, ma nuovi balzelli sarebbero più difficili. Gli esportatori svizzeri vedrebbero almeno diminuire il rischio di nuove barriere commerciali. In caso di controllo repubblicano, invece, la Banca Migros vede ulteriore potenziale di escalation.

Le elezioni possono farsi sentire per i consumatori svizzeri anche attraverso il dollaro. Per la società Lombard Odier la direzione del biglietto verde dopo il voto resta incerta: un Congresso bloccato potrebbe frenare nuove spese statali, spingere verso il basso i tassi Usa e indebolire la moneta, ma una minore pressione politica sulla banca centrale potrebbe anche rafforzare la fiducia nella valuta americana. La banca non vede quindi un effetto univoco delle elezioni sui cambi. In generale la regola è semplice: il dollaro più debole rende meno cari vacanze e acquisti negli Usa, ma riduce tendenzialmente i ricavi in franchi delle aziende elvetiche negli Stati Uniti. Con un dollaro più forte vale il contrario.

Nell'ottica degli investitori potrebbe contare poco quale partito vince. «Per i mercati azionari non è così decisivo chi guadagna o perde quanti seggi», scrive il capo economista di VP Bank Thomas Gitzel. Negli ultimi 75 anni l'indice americano S&P 500 è sempre salito nei 100 giorni successivi alle midterm, in media del 10%. Nel lungo periodo restano decisivi utili aziendali, inflazione e politica monetaria.

Anche per chi è chiamato a fare il pieno del serbatoio dell'automobile o a riscaldare casa l'esito elettorale americano dovrebbe fare poca differenza nell'immediato. Clientis considera la spinta inflazionistica legata ai conflitti e al rincaro energetico un fattore più importante in questo ambito: per le famiglie il prezzo del petrolio resta probabilmente un elemento più tangibile della distribuzione dei seggi nel Congresso americano.

Un risultato molto stretto potrebbe però alimentare tensioni politiche: Trump e una parte dei repubblicani potrebbero contestare una sconfitta. L'80enne ha recentemente continuato a diffondere accuse, non provate, di manipolazione elettorale. Proteste o disordini potrebbero, nel peggiore dei casi, mettere in difficoltà anche i mercati finanziari.

E in effetti i repubblicani rischiano di perdere la maggioranza alla Camera. Su Polymarket - piattaforma in cui è possibile scommettere sull'esito di eventi futuri - la probabilità di una maggioranza democratica alla Camera viene scambiata oggi al 93% (cioè pagando 93 centesimi si ottiene un dollaro nel caso che questo avvenga). Al Senato la corsa è più aperta, con una probabilità intorno al 65%.

Anche i sondaggi vedono i democratici in vantaggio. In un'indagine Reuters/Ipsos, tra gli elettori registrati i democratici erano avanti a livello nazionale con il 44% contro il 37% dei repubblicani. Per il Senato, però, i sondaggi nazionali sono solo parzialmente indicativi, perché è il risultato nei singoli stati a decidere la maggioranza.

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