Perdere Telegram, in Russia, potrebbe essere un problema

Telegram non ha protetto a sufficienza i dati degli utenti e, parallelamente, ha fatto poco o nulla per combattere le frodi che si perpetrano sulla piattaforma. Eccola, la motivazione che ha spinto Roskomnadzor, il Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, della tecnologia dell'informazione e dei mass media, a inasprire le restrizioni sulla popolare, anzi popolarissima app di messaggistica fondata dall'imprenditore russo Pavel Durov. La notizia, al netto della morsa del Cremlino su quella che potremmo definire libertà di espressione, ha colto di sorpresa i 93,6 milioni di utenti in Russia, pari al 60% della popolazione. Detto in altri termini: perdere Telegram, per i russi, equivarrebbe a perdere (quasi) tutto. Anche perché l'alternativa, Max, sostenuta direttamente dallo Stato, è al tempo stesso inquietante e meno user-friendly.
Riavvolgiamo il nastro: Telegram, in Russia, garantisce un facile, rapido e, spesso, indipendente accesso all'informazione, ma è utilizzata altresì dalle agenzie statali per interagire con i cittadini o, ancora, dalle persone per lavorare e svolgere attività di microblogging. In questi anni, è stata utilizzata anche per riferire direttamente dal fronte, in Ucraina. Telegram è «il motivo per cui a volte passo un sacco di tempo davanti allo schermo» ha dichiarato un utente russo al Moscow Times. «Se c'è un'app che apro per prima appena mi sveglio, è Telegram. Ricevo notifiche da questa app in continuazione».
Dicevamo delle notizie: alcuni portali russi pubblicano direttamente, ed esclusivamente, su Telegram, aggirando così il web. I post, inoltre, venendo visualizzati in ordine cronologico consentono agli utenti di seguire le notizie in tempo reale, man mano che accadono, al di fuori dunque delle logiche algoritmiche. Un aspetto, questo, importantissimo in un Paese che ha fatto (e fa) del controllo dell'informazione un cardine della propria politica: Meduza, quotidiano in esilio, vanta 1,1 milioni di follower su Telegram. La BBC in russo 387 mila. Parliamo di persone che, dunque, possono avere uno sguardo su ciò che accade in Ucraina bypassando la narrazione del Cremlino. Per i politici dell'opposizione russa in esilio, Telegram – a oggi – è uno dei pochi modi per raggiungere i sostenitori all'interno della Federazione Russa e organizzare manifestazioni in tutto il mondo. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, a sua volta pubblica regolarmente su Telegram: all'inizio dell'invasione su larga scala, nel 2022, aveva lanciato un appello commovente rivolto al popolo russo.
Al contempo, su Telegram sono presenti pure testate considerate vicine tanto allo Stato quanto ai servizi di sicurezza. Per tacere delle agenzie ufficiali come RIA Novosti, TASS, RBC, Interfax e Kommersant. Il Ministero della Difesa, per contro, pubblica frequenti aggiornamenti e filmati sull'invasione su larga scala dell'Ucraina, interviste ai soldati e altro ancora ai suoi oltre 600 mila follower.
A differenza di WhatsApp, con il Cremlino che ha cercato di bloccare totalmente l'app, Telegram sarebbe stato vittima in queste ore di throttling, con accesso limitato e rallentato al servizio. Un problema nel problema, dato che – scrive al riguardo sempre il Moscow Times – molte divisioni militari russe utilizzano le chat di Telegram per organizzare la logistica e la raccolta fondi, scaricare mappe e comunicare con l'esterno. Anche, anzi soprattutto in Ucraina. «Nel giro di un giorno dal rallentamento di Telegram, ho ricevuto circa cinque video da militari anonimi che si lamentavano di essere completamente fregati senza Telegram» ha scritto al riguardo il famoso blogger filoguerra Fighterbomber. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha tagliato corto negli scorsi giorni affermando che, in futuro, sarà difficile immaginare che le comunicazioni al fronte vengano mantenute «tramite Telegram o qualche altro servizio di messaggistica».
Ma, concludendo, detto dei risvolti militari e politici è proprio l'aspetto della quotidianità a preoccupare maggiormente i russi. E questo perché, appunto, Telegram è oramai parte del DNA social della popolazione, che sia per rimanere aggiornati sulle tendenze di moda, sui viaggi, o semplicemente per organizzare cene o altre attività con i colleghi di lavoro. Fatta la legge, in ogni caso, trovato l'inganno: dopo il blocco di YouTube nel 2024, i russi si erano procurati in massa connessioni VPN per «trasferirsi» virtualmente in un altro Paese e continuare a navigare in libertà.
