Polonia, la crisi che spacca Varsavia: «È un colpo di Stato»

La polizia antisommossa schierata attorno alla Corte costituzionale. Il presidente della Repubblica che fa invertire la rotta al suo aereo e rientra d'urgenza nella notte. Accuse di «colpo di Stato» da una parte e di «illegalità» dall'altra. La Polonia sta vivendo la crisi istituzionale più grave degli ultimi anni. Al centro c'è il Tribunale costituzionale (TK), da quasi dieci anni terreno di scontro tra il partito nazional-conservatore Diritto e Giustizia (PiS) e la coalizione filoeuropea del premier Donald Tusk.
La notte del Tribunale
Tutto è cominciato venerdì sera. Secondo la portavoce del TK, Weronika Ścibor, sette giudici eletti quest'anno dal Parlamento sono entrati nell'edificio scortati dagli agenti del Servizio di protezione dello Stato (SOP), che dipende dal ministero dell'Interno. Non sono passati dall'ingresso principale, presidiato da settimane dai sostenitori del PiS, ma da un cancello che collega la Corte alla Cancelleria del primo ministro.
Poco dopo la giudice Anna Korwin-Piotrowska, una di quelle che il capo dello Stato si è rifiutato di far giurare, ha annunciato alla televisione pubblica TVP di aver sospeso il presidente del Tribunale, Bogdan Święczkowski, e il suo vice, Bartłomiej Sochański. «Święczkowski viola le regole di funzionamento del TK. Non c'era altra via», ha detto. Il ministro della Giustizia e procuratore generale Waldemar Żurek ha chiesto di revocare l'immunità a entrambi.
Fuori, la polizia ha impedito a Święczkowski di entrare, dopo che i suoi sostenitori avevano tagliato la recinzione con un flessibile. Sull'account X della Corte è comparso un messaggio durissimo: Korwin-Piotrowska «non è un giudice del Tribunale costituzionale» e «tutte le persone che partecipano a queste azioni commettono il reato di colpo di Stato».
Il presidente torna indietro
Il presidente Karol Nawrocki, vicino al PiS, era in volo verso il Senegal per una visita di Stato. «In un momento come questo il presidente deve essere in Polonia», ha scritto su X, prima di ordinare all'aereo di rientrare a Varsavia. Nella notte si è presentato alla Corte insieme al primo presidente della Corte suprema, Zbigniew Kapiński. Le immagini diffuse sui social mostrano momenti di tensione con un gruppo di giudici, tra cui Korwin-Piotrowska, mentre il capo dello Stato si faceva strada per entrare.
All'alba il suo capo di gabinetto ha letto una dichiarazione del presidente. Nawrocki parla di «violazione dell'ordine costituzionale» e di «presa con la forza di un organo costituzionale dello Stato», e chiede che le forze dell'ordine mandate dal governo lascino il Tribunale. Per oggi ha convocato colloqui urgenti con i gruppi parlamentari. Żurek, dal canto suo, si è detto «enormemente allarmato» dal comportamento del presidente e spera in un intervento della procura.
«Stato di polizia» contro «Stato di diritto»
I toni sono da scontro frontale. «Da oggi la Polonia è diventata uno Stato di polizia, e da lì la strada porta dritta all'autoritarismo e poi al totalitarismo», ha dichiarato davanti alla Corte il leader del PiS Jarosław Kaczyński. Tusk ha difeso l'operazione: «Ripristinare lo Stato di diritto è un nostro dovere. Dopo anni di illegalità del PiS è un processo difficile, a volte doloroso, che richiede azioni decise. Non c'è altra via».
I dubbi però non arrivano solo da destra. La sospensione è stata motivata con un articolo della legge sui tribunali ordinari. Il costituzionalista Marcin Matczak, da sempre critico verso le riforme giudiziarie del PiS, ha scritto che quella base giuridica «non esiste, per un milione di ragioni». E ha aggiunto: «Considero Święczkowski la persona peggiore per guidare il TK. Non avrei mai pensato di ritrovarmi a difenderlo».
Una crisi che viene da lontano
Per capire come si è arrivati fin qui bisogna tornare al 2015. Negli anni di governo del PiS il Tribunale è stato di fatto messo sotto controllo politico, con tre giudici nominati in modo illegittimo. Bruxelles ha accusato a lungo la Corte di essere troppo vicina al governo, mentre i giudici affermavano più volte il primato del diritto polacco su quello europeo.
Arrivato al potere nel 2023, Tusk ha smesso di riconoscere le sentenze del TK. Da marzo il Parlamento ha eletto otto nuovi giudici, in teoria abbastanza per ribaltare la maggioranza. Ma la legge prevede che giurino «davanti al presidente», e Nawrocki si è rifiutato di farlo per cinque di loro. Quei giudici hanno giurato in Parlamento. Święczkowski, che in passato ha fatto parte del governo PiS, non li ha ammessi, ignorando anche un ordine della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo.
Lo scontro sulla Corte è solo il fronte più acuto di una coabitazione ormai in guerra permanente. Secondo il conteggio di Tusk, nel suo primo anno di mandato Nawrocki ha posto il veto a 45 leggi. Pochi giorni fa, poi, Kaczyński ha evocato la possibilità di avviare negoziati per uscire dall'Unione europea se la riforma dell'UE dovesse fallire. In seguito ha accusato Tusk di aver travisato le sue parole. Il premier ha replicato che le elezioni legislative dell'autunno 2027 decideranno «se la Polonia resta nell'Unione europea o ne esce».
Che cosa succede ora
Di fatto oggi la Polonia ha due vertici rivali del suo Tribunale costituzionale, che non si riconoscono a vicenda. Martedì Nawrocki presiederà il Consiglio di sicurezza nazionale, convocato già prima della crisi. Da Bruxelles, per ora, nessuna presa di posizione ufficiale.
