Stati Uniti

Proposti nuovi dazi USA fino al 12,5% per 60 Paesi, Svizzera compresa

Washington cerca di rilanciare la propria politica tariffaria dopo le battute d'arresto legali subite dall'amministrazione Trump
©Keystone/SAMUEL CORUM
Ats
03.06.2026 08:47

Il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti (USTR) Jamieson Greer ha proposto nuove tariffe doganali che vanno dal 10% al 12,5% per 60 paesi, Svizzera inclusa, accusati di non aver agito contro il lavoro forzato.

L'USTR sta cercando di rilanciare la propria politica tariffaria dopo le battute d'arresto legali subite dall'amministrazione Trump. Le tariffe proposte variano dal 10% al 12,5%, secondo un documento governativo, e saranno sottoposte a un periodo di consultazione pubblica prima di una decisione definitiva.

La mossa arriva a distanza di mesi dall'avvio, da parte di Washington, di indagini su vari partner commerciali. Le indagini miravano a verificare se questi paesi avessero intrapreso azioni contro l'importazione di merci prodotte con il lavoro forzato e se ciò avesse avuto un impatto sul commercio statunitense.

L'USTR ha affermato che 54 di questi paesi «non sono riusciti a imporre e a far rispettare efficacemente il divieto di importazione di merci prodotte con il lavoro forzato». Questo gruppo comprende tra l'altro la Svizzera, Cina, Vietnam, Taiwan, Regno Unito, a cui verrebbero imposti dazi del 12,5%. Altri sei paesi - Canada, Ecuador, Indonesia, Messico, Pakistan nonché l'Unione europea - sono stati ritenuti non aver applicato efficacemente tali divieti, e si vedrebbero applicare dazi del 10%.

«L'incapacità dei nostri più importanti partner commerciali di affrontare il problema dell'importazione di merci prodotte con il lavoro forzato è inaccettabile», ha dichiarato Greer in un comunicato. «Questo crea una dinamica in cui i lavoratori americani sono costretti a competere a livello globale in condizioni di disparità», ha aggiunto.

Tuttavia, i dazi proposti prevedono diverse esenzioni, come per la carne bovina, il caffè e alcuni tipi di frutta secca. Saranno esentate anche le merci provenienti da Canada e Messico che aderiscono a un accordo di libero scambio nordamericano, così come alcuni prodotti tessili e di abbigliamento. I paesi sono invitati a presentare osservazioni scritte entro il 6 luglio e l'USTR terrà successivamente delle audizioni.

Dopo che la Corte suprema ha annullato una serie di dazi imposti dal presidente Donald Trump a febbraio, i funzionari statunitensi hanno avviato le nuove indagini commerciali come passo verso l'imposizione di dazi più duraturi. Oltre alle indagini sul lavoro forzato, l'inviato commerciale statunitense ha anche avviato indagini sulla sovraccapacità industriale.

La SECO respinge le accuse

Per la Svizzera il nuovo rapporto arriva in un momento delicato: Berna e Washington stanno attualmente negoziando una soluzione alla controversia sui dazi. La direttrice della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) Helene Budliger Artieda aveva dichiarato proprio la scorsa settimana che la Svizzera si trova «in dirittura d'arrivo» nei colloqui con gli Stati Uniti.

Si è detta fiduciosa che si possa raggiungere un accordo entro la scadenza fissata da Trump, il 9 luglio. Oltre all'aliquota daziaria generale del 10%, sono in discussione dazi supplementari specifici per paese; per la Svizzera si è parlato finora del 21%.

La Svizzera respinge con decisione le accuse di Washington relative al lavoro forzato. Budliger Artieda aveva già dichiarato ad aprile che il lavoro forzato è vietato in Svizzera dalla Costituzione, dal diritto civile e dal diritto penale.

La Svizzera svolge un ruolo pionieristico a livello internazionale ed è stata il primo paese a inserire il divieto di lavoro forzato nella legislazione sugli appalti pubblici, aveva affermato. Inoltre, gli obblighi di diligenza per le imprese sarebbero ulteriormente inaspriti.

Secondo gli Stati Uniti, in Svizzera manca tuttavia un divieto esplicito di importazione dei prodotti realizzati con il lavoro forzato. Ciò potrebbe causare distorsioni della concorrenza, sostiene Washington.

La SECO ribatte che non vi sono indicazioni che le pratiche commerciali svizzere penalizzino le imprese statunitensi o che le catene di approvvigionamento legate alla Svizzera traggano vantaggio dal lavoro forzato. Dazi aggiuntivi non sarebbero quindi né giustificati né adeguati per affrontare il problema.