La reazione

Putin chiude a Zelensky e ringrazia Trump: «Ai nostri soldati dico, lavorate fratelli»

Intervenuto al Forum di San Pietroburgo, il presidente russo ha rispedito al mittente la richiesta di un faccia a faccia: «Non ne vedo il senso, se non per l'Ucraina»
©ANATOLY MALTSEV
Marcello Pelizzari
06.06.2026 12:05

«Lavorate, fratelli». Vladimir Putin, ieri, si è rivolto direttamente ai soldati al fronte, in Ucraina. Respingendo, di riflesso, la richiesta di un faccia a faccia formulata, via lettera, da Volodymyr Zelensky. Dal palco del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, lo SPIEF, il presidente russo ha dichiarato di non vedere, al momento, alcuna ragione per incontrare il suo omologo allo scopo di accordarsi per porre fine alla guerra, in corso da oltre quattro anni oramai.

«Non vedo l'interesse di un incontro» ha insistito Putin. «Ha interesse soltanto per la parte ucraina, allo scopo di fermare l'avanzata delle nostre forze armate». In realtà, il fronte è in gran parte congelato mentre la Russia, stritolata dalle sanzioni occidentali, al di là della narrazione del Cremlino e dello stesso Putin sta incontrando non poche difficoltà a livello economico. Anche se, al riguardo, lo «zar» ha minimizzato: «Sentiamo le critiche. Da ogni parte ci dicono che da noi va tutto male. Sì, la dinamica economica è attualmente moderata». Zelensky, in serata, ha reagito alle dichiarazioni di Putin affermando che «la parte russa ha ancora una volta scelto la guerra».

Secondo il presidente russo, «le ostilità finiranno un giorno». Ma, attenzione, solo e soltanto quando la Russia avrà «raggiunto gli obiettivi» che si è prefissata. Mosca, nello specifico, esige concessioni politiche dal governo ucraino. Politiche o, meglio, territoriali: un ritiro completo dal Donetsk, ad esempio. Una richiesta che Kiev ha sempre respinto, considerandola una sorta di capitolazione. Da parte sua, l'Ucraina da tempo spinge per un cessate il fuoco prolungato affinché si possano riprendere i negoziati. La Russia, per contro, sostiene che una pausa più lunga darebbe modo all'esercito ucraino di rafforzarsi. Negli ultimi mesi, d'altro canto, diversi cicli di negoziati sotto l'egida degli Stati Uniti non sono riusciti ad avvicinare i due Paesi a un accordo per fermare i combattimenti, con il processo impantanatosi ulteriormente man mano che l'attenzione di Washington si è spostata verso l'Iran.

Ancora Putin: «Rivolgendomi ai nostri combattenti sulla linea del fronte, vorrei dire: compagni soldati e marinai, ufficiali, ammiragli e generali, l’intero Paese ha gli occhi puntati su di voi, l’intero Paese è orgoglioso di voi e ripone in voi le proprie speranze. Lavorate, fratelli». Lavorate, già, ovvero continuate a combattere. Di nuovo, a proposito di un incontro con Zelensky: «Non ne vedo il senso». Bisogna «lasciare lavorare gli specialisti, elaborare soluzioni, e poi potremo incontrarci» ha indicato il presidente russo. Il quale, evidentemente, alla lettera ha dato più di un'occhiata. «L’autore – ha proseguito – sottolinea che non è necessario attenersi agli accordi raggiunti ad Anchorage. E che bisogna coinvolgere l’Europa. Perché si neghi il ruolo di garante all’amministrazione americana, al presidente Trump, non mi è molto chiaro. Vogliono ricevere armi dagli Stati Uniti, ma per qualche motivo non vogliono vedere l’amministrazione statunitense e il presidente Trump come garanti. C’è da farsi delle domande». Al contrario, la Russia parlerà solo e soltanto con Washington e non con l'Europa, anche perché – citiamo – «le élite europee stanno provocando un caos nel quale cercano di attrarre sempre più Paesi». 

La guerra non finirà presto, dunque, non su esplicita richiesta di Zelensky quantomeno. Quanto alle difficoltà dell'esercito russo al fronte, Putin ha tagliato corto: «Nella stessa lettera si dice che non ce la faremo mai a liberare il Donbass. Invece stiamo procedendo con calma, ma con determinazione. E non c’è alcun dubbio che ci riusciremo. E poi sul terreno negoziale insisteremo sulla denazificazione dell’Ucraina». Infine, un'ultima stoccata all'omologo ucraino: «Abbiamo tutti visto che Donald, sotto gli occhi del mondo intero, si era occupato dell’educazione dell’autore che spesso si atteggia a Rambo, insegnandogli che cos’è il dress code». Un riferimento al pessimo trattamento ricevuto da Zelensky alla Casa Bianca durante la sua prima visita dopo l'insediamento di Trump. «Grazie Donald, ma c’è ancora molto su cui lavorare, bisogna continuare» ha detto Putin. Strizzando l'occhio, una volta di più, al conflitto.