Il caso

«Quando è troppo è troppo»: l'ex premier danese Rasmussen invita l'Europa a tenere testa a Trump

Già segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen ha pubblicato sull'Economist una dura presa di posizione: «L'appeasement ha conseguenze peggiori dei danni economici: a Nuuk va tracciata una linea invalicabile nella neve»
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Red. Online
21.01.2026 11:05

L’ex primo ministro danese ed ex segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha lanciato un duro atto d’accusa contro Donald Trump e in un'opinione pubblicata ieri sull'Economist ha invitato l’Europa a prepararsi a uno scontro politico, economico e strategico senza precedenti. Nel testo, Rasmussen ha spiegato che le minacce statunitensi sulla Groenlandia rappresentano una violazione inaccettabile della sovranità di un alleato storico e il segno di un cambiamento radicale delle regole dell’ordine internazionale.

Fianco a fianco in Afghanistan

La Danimarca, in effetti, è stato un alleato fedele nelle guerre combattute al fianco degli Stati Uniti. Tra il 2002 e il 2021, ha spiegato l'ex leader NATO, «in 52 occasioni le bare avvolte nella bandiera di figli e figlie danesi sono tornate a casa da Afghanistan e Iraq», conflitti nei quali i soldati danesi hanno combattuto «fianco a fianco con gli Stati Uniti». In Afghanistan, sottolinea, la Danimarca ha subito più perdite in rapporto alla popolazione di qualsiasi altro Paese della coalizione, a eccezione della Georgia, persino più degli Stati Uniti stessi.

È anche per questo, spiega, che oggi guarda «con rabbia e incredulità» alle minacce provenienti dalla Casa Bianca. «Fin da bambino ho sempre ammirato l'America. In qualità di primo ministro della Danimarca e segretario generale della NATO, ho sempre considerato l'America il leader naturale del mondo libero. Ma osservando le ostili invettive del presidente Donald Trump contro uno dei più fedeli alleati, sono arrivato alla conclusione che quando è troppo è troppo».

Nessuna minaccia

Secondo Rasmussen, non esiste alcuna minaccia per gli Stati Uniti proveniente dalla Groenlandia, il cui territorio è protetto dall’appartenenza della Danimarca alla NATO. «Se Russia o Cina tentassero un’azione militare si troverebbero di fronte la forza combinata dell’Alleanza atlantica, non le sole forze danesi. E se Washington volesse rafforzare la propria presenza militare sull’isola, potrebbe farlo nel quadro dell’accordo di sicurezza del 1951 tra Stati Uniti e Danimarca». Anche eventuali investimenti americani nelle risorse groenlandesi, ha spiegato l'ex primo ministro, sarebbero «benvenuti».

Sottomissione o resistenza

Il problema, per Rasmussen, non è diplomatico ma politico. L’idea di annettere la Groenlandia, sostiene nel testo inviato all'Economist, «non nasce da una riflessione strategica», ma dalla convinzione personale di Trump di poterlo fare. Il presidente americano «crede di poter usare l’enorme potere militare ed economico degli Stati Uniti per costringere la Danimarca alla sottomissione, convinto che l’Europa sia divisa e inconcludente». Ci potrebbe essere, tuttavia, una via d'uscita. «Il rinnovo dell’accordo di sicurezza del 1951, un nuovo accordo economico per favorire l’accesso delle aziende americane alle risorse della Groenlandia e un meccanismo di controllo per bloccare investimenti russi e cinesi nell’Artico. Ma dopo le recenti dichiarazioni del presidente, potrebbe non bastare. Nel mondo di Trump la forza fa il diritto. Trump, come Vladimir Putin e Xi Jinping, crede solo nel potere e l’Europa deve prepararsi a giocare secondo le stesse regole». 

Se Washington non rispetterà il diritto della Groenlandia all’autodeterminazione, l’Europa dovrà chiarire «quali passi è pronta a compiere», andando oltre le semplici tariffe. Rasmussen invoca l’uso del «bazooka economico» dell’UE, con restrizioni massive a importazioni ed esportazioni e l’esclusione delle aziende americane dagli appalti pubblici europei. «Trump potrà pensare di avere tutte le carte in mano, l’Europa potrebbe infliggere il più grande colpo commerciale mai subito dall’economia americana. Sarebbe costoso, ma la storia insegna che l’appeasement ha conseguenze peggiori».

Nel testo, Rasmussen ha sostenuto il processo di riarmo in corso in Europa, e la diversificazione dei partner commerciali: «Va tracciata una linea invalicabile nella neve della Groenlandia».