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Quando pure la parola «pace» è argomento di polemica

Ha sollevato un polverone, negli ultimi giorni, la rimozione a Inverigo (provincia di Como) di uno striscione con la scritta «Pace», realizzato dagli alunni della scuola primaria «Don Gnocchi» - Il sindaco di centrodestra: «Una misura per evitare polemiche e garantire neutralità degli spazi scolastici»
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Red. Online
08.10.2025 22:00

Ha sollevato un polverone, negli ultimi giorni, la rimozione a Inverigo (provincia di Como) di uno striscione con la scritta «Pace», realizzato dagli alunni della scuola primaria «Don Gnocchi» in occasione della Giornata della pace del 4 ottobre. Il cartellone, rosso con la parola bianca, era stato collocato sulla recinzione dell’istituto, visibile dalla strada e dal parcheggio del cimitero. Ma sono bastate poche ore, riporta la stampa della vicina Penisola, perché su disposizione del sindaco Francesco Vincenzi, la polizia locale ne ordinasse la rimozione per «motivi di sicurezza».

Le motivazioni

Ma quali motivi di sicurezza? Secondo il sindaco, esponente di centrodestra (Fratelli d'Italia-Lega Salvini Lombardia-Forza Italia-Per Inverigo), la decisione non avrebbe nulla a che vedere con la censura. «La recinzione non è una bacheca – ha spiegato – e autorizzare l’affissione di uno striscione aprirebbe la strada a richieste di esposizione di contenuti di ogni tipo, anche non condivisibili o non pertinenti all’attività didattica». Il sindaco ha inoltre sostenuto che la misura serviva a «evitare polemiche» e a garantire la neutralità degli spazi scolastici.

Polemiche sulla pace?

Ma che polemiche può sollevare la parola "pace"? Non dovrebbe essere, questo, un valore universale? È quello che si sono chiesti genitori e cittadini del comune comasco, i quali hanno ricordato, si legge su QuiComo, che la parola «pace» è un valore che trascende i partiti e che «dovrebbe unire, non dividere». «Il rosso era il colore dell’amore», hanno raccontato alcune famiglie, precisando che non vi erano simboli politici né riferimenti all’attualità. Gli insegnanti sono riusciti a evitare che il manufatto venisse strappato, ma lo sgomento tra i bambini è stato evidente.

Anche la minoranza consiliare «Inverigo 2021» ha criticato la decisione, definendola «in contrasto con un valore universale e con lo spirito educativo dell’iniziativa».

Una questione nazionale

Il giorno seguente, si legge sui media italiani - che hanno dedicato ampio alla vicenda -, il cartellone è stato esposto dagli alunni in un altro luogo: la rotonda della Fondazione Don Gnocchi, che accoglie bambini con disabilità. Nel frattempo, tuttavia, il tema è diventato oggetto di discussione pubblica. Molti cittadini e associazioni hanno espresso solidarietà alla scuola, ricordando che la parola «pace» è un principio costituzionale, richiamato dall’articolo 11, e non un tema divisivo. A Roma, i deputati Devis Dori e Luana Zanella, dell’Alleanza Verdi e Sinistra, hanno presentato un’interrogazione ai ministri dell’Interno e dell’Istruzione. Nel documento si chiede se il governo sia a conoscenza dei fatti, se ritenga legittimo e proporzionato l’intervento della polizia locale e quali misure intenda adottare per tutelare la libertà di espressione nelle scuole.

I parlamentari ricordano che il 4 ottobre è solennità civile dedicata a San Francesco, istituita con la legge 24 del 2005, e che la norma valorizza il ruolo della scuola nella promozione di pace, dialogo e fraternità. Si propone inoltre di inviare una nota alle amministrazioni locali «affinché la parola "pace" sia considerata valore fondante e non un problema d’ordine pubblico». L’intervento dei ministeri è ora atteso, mentre nel comune comasco prosegue il confronto. Diverse realtà locali chiedono che episodi simili non si ripetano e che venga ribadito il principio secondo cui l’educazione alla pace, lontana da ogni schieramento, appartiene a pieno titolo al percorso formativo di ogni alunno.

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