Il caso

Quel piano «anti-Trump» della Danimarca: «I soldati erano pronti a far saltare in aria le piste aeroportuali»

Da un rapporto pubblicato dall'emittente danese DR emerge che a gennaio erano state annunciate «esercitazioni militari congiunte», guidate da Copenhagen – In realtà, si trattava di un piano segreto, messo in atto per timore che il presidente americano stesse realmente per invadere l'isola
© EPA/MADS CLAUS RASMUSSEN DENMARK OUT
Red. Online
20.03.2026 14:46

Un piano preciso. O, per meglio dire, un'operazione: strategica e, necessariamente, segreta. Dopo le pressioni, incessanti, di Donald Trump sulla Groenlandia, negli scorsi mesi la Danimarca aveva cominciato a prepararsi «al peggio». La grande attenzione del presidente americano sull'isola artica, mesi fa, ha spinto Copenhagen a sviluppare una vera e propria strategia preventiva, per evitare qualsiasi tipo di attacco improvviso. Nelle scorse ore, grazie alle informazioni riportate dall'emittente pubblica danese DR, è stato infatti reso noto che i soldati danesi inviati in Groenlandia a gennaio erano «pronti a far saltare in aria le principali piste aeroportuali», per timore che Trump, prima o poi, potesse realmente invadere l'isola. 

La notizia, come riporta il Financial Times, è stata confermata anche da due funzionari europei. Il ministero della Difesa danese, interpellato dalla BBC, ha dichiarato di «non avere commenti sulla questione». Un alto ufficiale militare danese, tuttavia, ha dichiarato all'emittente britannica – in forma anonima – che «solo un numero limitato di persone era a conoscenza dell'operazione, per motivi di sicurezza». 

Il piano, però, esisteva davvero. Ed era stato organizzato nei minimi dettagli. Secondo quanto riportato sempre dall'emittente danese, in Groenlandia erano state importate anche scorte di sangue per curare i feriti, nel caso si fossero verificati scontri e attacchi sull'isola. Informazioni, queste, contenute nel rapporto pubblicato da DR, che ha raccolto le informazioni da dodici fonti ai vertici del governo e delle forze armate danesi, oltre che fonti tra gli alleati della Danimarca in Francia e Germania. 

Queste fonti, in particolare, hanno riferito all'emittente che Copenhagen si era rivolta a Parigi, Berlino e ai Pesi nordici, chiedendo «un sostegno politico per affrontare Trump». Una richiesta che ha raccolto grande solidarietà, secondo quanto emerge dal rapporto, e che ha portato all'organizzazione di un maggior numero di attività militari congiunte in Groenlandia. 

Dal Venezuela alla Groenalandia

Le cose, però, sarebbero cambiate il 3 gennaio: giorno in cui le forze speciali statunitensi hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro a Caracas. Il giorno successivo, Trump, parlando con i giornalisti, aveva dichiarato che si sarebbe «occupato della Groenlandia» due mesi dopo (a marzo, dunque), sottolineando, ancora una volta, l'importanza strategica dell'isola e la necessità degli Stati Uniti di acquisirla per «motivi di sicurezza». 

Sarebbe stato, però, proprio quanto accaduto in Venezuela il 3 gennaio ad aver rafforzato l'idea che fosse necessario intervenire nel territorio artico, sviluppando una strategia difensiva in caso di attacco. Secondo quanto riferito, ancora, da una fonte di alto livello della sicurezza danese, nel momento in cui Trump ha agito in Venezuela, le sue minacce di impossessarsi della Groenlandia sono diventate più concrete. «A quel punto, abbiamo dovuto prendere sul serio tutti gli scenari». 

«Semplici esercitazioni militari»

Da quel momento, dunque, il piano ha preso forma. Un piccolo contingente militare composto da soldati danesi, francesi, tedeschi, norvegesi e svedesi è stato trasportato in aereo a Nuuk, la capitale della Groenlandia, e a Kangerlussuaq, dove si trova un altro aeroporto. Secondo le informazioni raccolte da DR, un dispiegamento successivo includeva soldati d'élite danesi e un contingente francese addestrato per la guerra in zone fredde e montuose. Non solo: al contempo, aerei danesi e una nave da guerra francese sono stati inviati verso l'Atlantico settentrionale.

Fino ad ora, però, non era stato reso noto il motivo di questo grande dispiegamento, che era stato presentato come «parte di esercitazioni militari congiunte, guidate dalla Danimarca», denominate «Operazioni Arctic Endurance». La vera ragione era però un'altra. 

La Danimarca aveva infatti deciso che i soldati avrebbero combattuto in caso di invasione da parte degli Stati Uniti, sviluppando piani strategici come quello di far saltare in aria le piste di atterraggio a Nuuk e Kangerlussuaq per impedire l’atterraggio di aerei militari statunitensi. «Il costo per gli Stati Uniti sarebbe stato elevato. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto compiere un atto ostile per conquistare la Groenlandia”, ha dichiarato all'emittente una fonte della difesa danese, pur ammettendo che difficilmente le truppe sarebbero state in grado di respingere un attacco statunitense». 

I timori, in tal senso, si sono in parte spenti il 21 gennaio, giorno in cui Trump, intervenendo al WEF di Davos, aveva dichiarato di non voler ricorrere alla forza in Groenlandia e di voler avviare «negoziati immediati» per trovare un compromesso.