Il caso

Quella petroliera russa della «flotta ombra», alla deriva tra Lampedusa e Malta

L'imbarcazione Arctic Metagaz, da giorni, si trova al centro di un giallo: salpata da Murmansk con 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto, è stata colpita nel Mediterraneo da un attacco di droni, la cui provenienza non è ancora chiara
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Red. Online
14.03.2026 11:00

Arctic Metagaz. È questo il nome della petroliera battente bandiera russa che, da giorni, si trova alla deriva, senza equipaggio, tra Lampedusa e Malta, dopo aver subito un attacco di droni. L'imbarcazione, come rivela il Corriere della Sera, fa parte della cosiddetta «flotta ombra» di Mosca e trasportava 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto. 

Ma come è arrivata la nave in quel punto del Mediterraneo? E che cosa è successo, nello specifico? Proviamo a riavvolgere il nastro. Come sottolinea il quotidiano italiano, infatti, la Arctic Metagaz si trova «al centro di un giallo» da diversi giorni. L'imbarcazione è salpata dal porto artico di Murmansk. Il 4 marzo, mentre era in navigazione al centro del Mediterraneo, è stata attaccata da alcuni droni. Droni di cui, tuttavia, non si conosce ancora la provenienza. Ciò che è certo è che l'imbarcazione ha subito danni importanti ed è divampato un incendio che ha costretto 30 marinai dell'equipaggio a evacuare. Le operazioni di salvataggio sono state coordinate dalle autorità maltesi, in collaborazione con quelle russe. 

Le ipotesi

Al momento, come detto, non è chiaro da dove provenissero i droni che hanno attaccato la Arctic Metagaz. Le ipotesi si concentrano su una possibile operazione condotta da unità ucraine o, in alternativa, su un attacco partito dalle coste libiche.

La Russia, dal canto suo, non ha perso tempo e ha denunciato l'attacco alla sua petroliera come un «atto di terrorismo» incolpando l'Ucraina. Parallelamente, però, come riporta ancora il Corriere della Sera, è emerso che la Arctic Metagaz era una nave inclusa nella «black list» della flotta fantasma. Questo significa che era sotto sanzioni da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. 

Possibile disastro ambientale

Sono molti, dunque, gli aspetti della vicenda, dunque, su cui bisognerà far luce. Soprattutto, non è ancora chiaro dove fosse realmente diretta la petroliera. L'attenzione, tuttavia, al momento è concentrata anche sull'impatto ambientale della nave. Come detto, la Arctic Metagaz trasportava 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto. Motivo per cui, ora, si teme un disastro ambientale nella regione. 

L'obiettivo, attualmente, è quello di evitare la fuoriuscita degli idrocarburi e un inquinamento di vaste dimensioni. In un primo momento, infatti, si pensava che la petroliera fosse affondata. Fino a quando non è stata invece avvistata dalle autorità di Malta, che hanno immediatamente istituito una «fascia di sicurezza», vietando alle imbarcazioni di avvicinarsi alla Arctic Metagaz o di transitare a meno di cinque miglia dalla nave. 

Dopo essersi avvicinata, in un primo momento, a Lampedusa, quella che è ormai una «nave fantasma», spinta dal vento, ha cominciato a muoversi verso est. Secondo quanto si legge, ancora, sul Corriere della Sera, ieri mattina l'imbarcazione si trovava a circa 30 miglia dall'isola italiana di Linosa. Sul posto sono stati quindi inviati alcuni rimorchiatori e mezzi anti inquinamento della Marina Militare italiana. Sempre ieri, Palazzo Chigi ha convocato un vertice per decidere come intervenire nell'area, sebbene la situazione apparisse «sotto controllo» e il vento stesse spostando la nave verso Malta.