Il caso

Quelle influencer russe che sfidano Putin: qualcosa sta cambiando?

In seguito alle restrizioni di Mosca su Internet e i social media, cresce il malcontento della popolazione: le critiche della influencer Victoria Bonya (13 milioni di follower) hanno spinto il Cremlino a prendere posizione... ma c'è chi pensa sia una strategia
©Instagram
Michele Montanari
19.04.2026 11:30

Il Cremlino sa quanto sia importante la comunicazione sui social, specialmente se in grado di raggiungere le masse. Negli scorsi giorni è diventato un caso l’attacco di una influencer russa da 13 milioni di follower rivolto direttamente al presidente Vladimir Putin. «Vladimir Vladimirovich, la gente ha paura di te, i blogger hanno paura di te, gli artisti hanno paura di te, i governatori hanno paura di te. E tu sei il presidente del nostro Paese»». Victoria Bonya ha messo da parte i suoi consigli su trucchi e lifestyle per criticare su Instagram l'operato dello zar, elencando apertamente una serie di problemi che oggi affliggono la Russia. Tra questi, la beauty influencer cita la presunta lentezza nella risposta alle inondazioni in Daghestan, le accuse di una gestione brutale e inadeguata da parte del governo dei recenti abbattimenti di bestiame in Siberia, ma soprattutto l'intensificarsi delle restrizioni sui social network che impedisce alle persone di comunicare con i propri cari. «Si ha la sensazione di non vivere più in un Paese libero», ha dichiarato la donna. Curioso che non vi sia alcun riferimento ai 4 anni di bombardamenti sull’Ucraina, ma piuttosto un critica al blocco di Internet, strumento decisamente prezioso per Bonya. Ma tant’è. Il video della imprenditrice digitale, proprietaria di una sua linea di cosmetici e residente a Monaco, ha totalizzato decine di milioni di visualizzazioni, oltre 80 milia commenti e più di un milione e mezzo di like, con tanti utenti accorsi a elogiare il suo coraggio.

Bonya non è la sola

L’uscita di Bonya però non è un caso isolato. Innanzitutto ha spinto un'altra popolare influencer russa di lifestyle, nota come Aiza, ad esprimere il suo sostegno alla collega, affermando che le ultime restrizioni sulla piattaforma di messaggistica Telegram sarebbero state un «duro colpo per l'economia russa» e contestando altri problemi, come le tasse elevate e la disuguaglianza, e citando «il parlamentare medio che possiede proprietà miliardarie, milioni di dollari e molteplici passaporti stranieri». In seguito, però, ha cancellato il video. 

Il 26 marzo scorso, Liza Moka, scrittrice e blogger russa specializzata in lifestyle, ha pubblicato un videomessaggio in lacrime per i suoi 900 mila follower su Instagram. «Non posso andare avanti così. Non sopporto quello che ci stanno facendo, questi tiranni, scollegati dalla realtà». E ancora, «spero di non finire in prigione per questo video», ha invece affermato Artyom, un utente di Instagram di 19 anni, all'inizio di marzo, in un video che ha totalizzato oltre 600 mila visualizzazioni. Il giovane si è detto «sotto shock» per il fatto che la Russia non solo avesse bloccato i social network, ma avesse anche vietato l'uso di parole inglesi nella pubblicità. «Dov'è la libertà? Non capisco le persone che si definiscono ancora libere. Le opportunità sono sempre meno» ha crticato.

Il fatto che popolari creatori di contenuti digitali critichino direttamente il Cremlino sarebbe un ulteriore segnale di come il malcontento in Russia si stia diffondendo sempre di più. Inoltre sorprende che tra loro vi sia Bonya, la stessa che 4 anni fa, un mese dopo l'invasione dell'Ucraina, aveva postato un video mentra distruggeva una borsa Chanel. In quell'occasione la donna, insieme ad altre influencer russe, protestava contro la decisione del brand del lusso francese di non vendere i più suoi prodotti in Russia e di chiudere le boutique di Mosca, adeguandosi alle sanzioni decise dalla UE.

«Qualcosa sta cambiando»

Tatiana Stanovaya, fondatrice della società di analisi politica R.Politik, parlando di un possibile «momento cruciale», ha commentato: «Sembra che qualcosa stia cambiando». Interpellata dalla CNN, ha evidenziato come sia significativo che una società così abituata alle restrizioni in tempo di guerra e alle difficoltà economiche stia insorgendo per le interruzioni di internet e la stretta su Telegram. Stando a Roskomnadzor, il Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, la piattaforma non avrebbe protetto a sufficienza i dati degli utenti e, allo stesso tempo, avrebbe fatto poco o nulla per combattere le frodi. 

Le restrizioni di Internet in Russia si sono intensificate dall'inizio della primavera, portando lo spazio informativo del Paese, già rigidamente controllato, ai minimi storici. Le interruzioni di Internet sui dispositivi mobili, la limitazione a Telegram e le nuove misure restrittive sull'uso delle VPN stanno creando un diffuso malcontento, nonostante le autorità russe abbiano giustificato i blocchi affermando che le interruzioni fanno parte di un'iniziativa di sicurezza volta a contrastare i «metodi sempre più sofisticati» di attacchi hacker da parte dell'Ucraina.

Le restrizioni a Telegram sono particolarmente dannose per gli influencer, già colpiti a settembre dello scorso anno dalla legge russe che vieta loro di pubblicizzare i propri prodotti o servizi su siti web bloccati o considerati «indesiderati» dal Paese di Putin. Instagram è ufficialmente bloccato in Russia dal 2022, ma è ancora ampiamente accessibile tramite VPN.

Una strategia o malcontento reale?

Giovedì, tuttavia, Mosca ha compiuto una mossa insolita, riconoscendo pubblicamente le aspre critiche e affermando che sono in corso i lavori per affrontare i problemi individuati da Bonya. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha sottolineato che la content creator «tocca molti argomenti e che si sta lavorando su ciascuno di essi separatamente, nessuno di questi viene ignorato».

C'è però chi crede che l'influencer, la quale non ha mai criticato Putin per la guerra in Ucraina, avrebbe agito d'accordo con Mosca per mostrare alla popolazione come il Cremlino ascolti tutti i cittadini, dipingendo così  il presidente come attento ai problemi del Paese.

Secondo il politologo russo Andrei Kolesnikov però è più credibile che la gente sia ormai stanca della guerra e inizi a «rendersi conto che tutto ciò che sta accadendo è una conseguenza» del conflitto in Ucraina. Secondo l'esperto, il Cremlino avrebbe risposto perché i «cittadini russi non sono elettori» e le prossime elezioni parlamentari sono sempre più vicine, il prossimo autunno.

Citato dal Guardian, Abbas Gallyamov, ex consigliere di Putin in esilio, ha affermato che gli appelli pubblici di celebrità russe come Bonya potrebbero alimentare ulteriormente il malcontento nella società: «Bonya sta portando nel campo dell'opposizione un pubblico completamente nuovo che prima non c'era. Cresce anche la loro insoddisfazione, ci sono problemi con internet, i prezzi nei negozi aumentano, la guerra li sta esasperando. Lo Stato si sta intromettendo nella loro vita privata».

Stando a una serie di recenti sondaggi condotti sia da organizzazioni statali che indipendenti, l'indice di gradimento e la fiducia nei confronti di Putin sarebbero scesi ai livelli più bassi dall'invasione dell'Ucraina, lanciata nel febbraio del 2022 .

In questo articolo: