Regionali, centrodestra favorito

Maggioranza unita, opposizioni in ordine sparso. Le elezioni regionali in Lazio e Lombardia, in programma domenica e lunedì, replicano lo schema delle politiche di qualche mese fa e lasciano pochi margini di incertezza sul risultato finale. I candidati del centrodestra - Attilio Fontana in Lombardia e Francesco Rocca nel Lazio - sono nettamente favoriti sui rispettivi avversari. Anche in considerazione del sistema elettorale: un turno unico, in cui vince chi prende un voto in più dei contendenti.
Se in passato, in Italia, le amministrative costituivano un test di tenuta per il Governo nazionale, questa volta lo scenario è molto diverso. L’Esecutivo entrato in carica pochi mesi fa non ha paura dello scossone causato da un’eventuale affermazione delle minoranze. Piuttosto, guarda con maggiore interesse ai rapporti di forza interni che usciranno dalle urne. Lega e Forza Italia, in particolare, temono l’avanzata di Fratelli d’Italia in Lombardia. Paradossalmente, se il partito della presidente del Consiglio dovesse svuotare il bacino di consensi degli alleati, potrebbe aprirsi uno scenario di instabilità. E far esplodere, soprattutto dentro il Carroccio, tensioni sin qui rimaste sottotraccia.
L'ostacolo Moratti
Il problema, in Lombardia, si chiama Letizia Moratti. L’ex sindaca di Milano, esponente storica del centrodestra, dopo essersi dimessa dalla giunta Fontana (in seno alla quale ricopriva l’incarico di vicepresidente e assessore al Welfare), ha deciso di candidarsi alla guida della Regione con il cosiddetto “terzo polo” di Carlo Calenda e Matteo Renzi.
Una scelta che ha quasi certamente spianato la strada per un secondo mandato allo stesso Fontana, ma che potrebbe costare caro, in termini di consensi, alla Lega e soprattutto a Forza Italia. È infatti probabile che buona parte dei voti di cui è accreditata Moratti alla vigilia provenga dall’area di centrodestra. Vincere lasciando sul terreno molte preferenze (e molti seggi) significherebbe, per il presidente leghista, dover accettare la “tutela” politica del partito della premier. E metterebbe sicuramente ancora più in crisi la leadership di Matteo Salvini, già minata dall’esito molto pesante delle elezioni di settembre.
A questo proposito, non va sottovalutato un altro fattore: l’ormai aperta ostilità di Umberto Bossi proprio contro Salvini. Negli ultimi mesi, in consiglio regionale a Milano quattro consiglieri eletti nel 2018 con la Lega hanno abbandonato il partito e fondato un nuovo gruppo, “Comitato Nord”. Molti si chiedono per chi faranno campagna elettorale Massimiliano Bastoni, Antonello Formenti, Federico Lena e Roberto Mura, quest’ultimo presidente della commissione speciale per i rapporti con la Svizzera.
Sicuramente, appoggerà la Moratti una vecchia conoscenza del centrodestra, l’ex leghista ed ex presidente del Consiglio regionale Davide Boni. Lo stesso farà Manfredi Palmeri, già presidente del consiglio comunale di Milano, il quale ha costituito al Pirellone il gruppo «Moratti presidente» per garantire alla candidata del terzo polo la possibilità di presentare le liste senza raccogliere le firme. Una curiosità: in cinque anni di mandato, Palmeri ha cambiato quattro volte il nome del suo gruppo: prima Energie per l’Italia, poi Polo di Lombardia, quindi Polo Civico - Lombardia migliore, infine Letizia Moratti presidente.
Nonostante abbia poche o nulle chance di vittoria, anche il candidato del centrosinistra è comunque un ostacolo significativo. Pierfrancesco Majorino, eurodeputato del PD e, in passato, assessore per dieci anni a Milano, è riuscito a portare a casa l’alleanza con il Movimento 5 Stelle e nei sondaggi è rimasto stabilmente sopra il 35%. È riuscito, cioè, nell’operazione non scontata di non disperdere (almeno sulla carta) il consenso della sua parte politica. Un risultato, dicono gli analisti, favorito dal no secco a Letizia Moratti e alla proposta di accordo avanzata da quest’ultima. Gli elettori del PD e del centrosinistra non avrebbero infatti gradito un’intesa con chi è sempre stato dall’altra parte. Per la cronaca, a chiudere il lotto dei contendenti in Lombardia c’è poi Mara Ghidorzi, candidata di Unione popolare, il partito dell’ex magistrato ed ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris.
Corsa a 5 nel Lazio
Nel Lazio, i candidati alla presidenza sono cinque: il centrosinistra, che qui corre con il terzo polo, sostiene Alessio D’Amato, assessore uscente alla Sanità, in quota Dem. Il centrodestra, come detto, appoggia invece Francesco Rocca, ex presidente della Croce Rossa Italiana, fortemente voluto da Giorgia Meloni. Il M5S schiera la giornalista Rai Donatella Bianchi, volto noto televisivo e conduttrice del programma Linea Blu. Completano la formazione degli aspiranti governatori l’ex sindacalista della Fiom-Cgil Rosa Rinaldi, candidata di Unione popolare; e Sonia Pecorilli, un’infermiera che corre sotto la bandiera del Partito Comunista.
