Guerra

Russia e Israele nella blacklist delle violenze sessuali: le pesanti accuse dell’ONU

Stando a un rapporto delle Nazioni Unite, le forze armate dei due Paesi avrebbero commesso abusi e torture a sfondo sessuale, proprio come gli esponenti di Hamas e dell'ISIS - Tel Aviv e Mosca respingono le accuse
©Abdel Kareem Hana
Michele Montanari
01.06.2026 15:16

La notizia diffusa qualche giorno fa ha suscitato aspre polemiche, specialmente nello Stato ebraico: l’ONU ha inserito Israele e la Russia nella lista nera degli atti di violenza sessuale compiuti negli scenari di guerra. Il report delle Nazioni Unite, di 35 pagine, prende in esame il periodo compreso tra gennaio e dicembre del 2025 (alcuni casi citati nel testo sono precedenti, ma emersi lo scorso anno).

Nei mesi in esame, evidenzia l’ONU, i casi documentati di violenza sessuale come tattica di guerra, nonché i casi di tortura, terrorismo e repressione politica, sono aumentati vertiginosamente, mentre le crisi politiche, di sicurezza e umanitarie si sono aggravate ulteriormente. I civili hanno subito stupri, stupri di gruppo, rapimenti e sono stati ridotti in schiavitù sessuale da parte di attori statali e non statali. Tali violazioni, in molti casi, hanno provocato sfollamenti, terrore nella popolazione e destabilizzato le comunità locali.

Il conflitto nella Striscia di Gaza e quello in Ucraina sono certamente gli scenari di guerra più noti, in quanto maggiormente mediatizzati. Nel report delle Nazioni Unite, tuttavia, vengono citate altre tragiche realtà, meno sotto ai riflettori, come l’Afghanistan, la Repubblica Centrafricana, la Colombia, la Repubblica Democratica del Congo, la Libia, il Mali, il Myanmar, la Somalia, il Sudan e il Sud Sudan, la Siria e lo Yemen.

I presunti autori non vengono puniti

Nonostante le segnalazioni ai Governi, i presunti autori degli abusi non vengono puniti. In seguito ai due accordi di cessate il fuoco che hanno portato al rilascio di oltre 50 israeliani detenuti dal gruppo terroristico Hamas nella Striscia di Gaza, sei ostaggi – tre donne e tre uomini - hanno denunciato pubblicamente episodi di violenza sessuale da parte del movimento islamista. Le Nazioni Unite, si legge nel report, non sono state in grado di verificare nessuna di queste denunce, a causa del continuo rifiuto di accesso da parte del Governo israeliano agli organi competenti dell’ONU incaricati di svolgere le indagini. Hamas dal 7 ottobre del 2023, giorno dell'attentato condotto contro lo Stato ebraico, non ha riconosciuto alcun caso di violenza sessuale ad opera dei propri membri, né ha mai adottato misure per evitare casi di abusi sessuali contro gli ostaggi. Tradotto: nessuno dei presunti autori è stato punito.

Allo stesso modo, le Nazioni Unite non hanno ancora ricevuto informazioni su incriminazioni da parte delle autorità israeliane per le accuse di violenza sessuale contro i palestinesi coinvolti nell’attacco terroristico del 2023. Hamas è finito nella lista nera delle organizzazioni che commettono atti di violenza sessuale dopo l'attentato del 7 ottobre in Israele e agli abusi subiti dagli ostaggi rapiti e portati nella Striscia di Gaza.

Le accuse rivolte a Israele

Nel 2025, sono stati documentati casi di violenza sessuale contro palestinesi detenuti in Israele e nei Territori palestinesi occupati. Gli episodi verificati, evidenzia ancora l’ONU, non sarebbero esaustivi, in quanto il Governo guidato da Benjamin Netanyahu impedisce agli osservatori di visitare i luoghi di detenzione, così come la Striscia di Gaza. Secondo l'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), sono stati rilasciati 1.968 palestinesi detenuti dalle autorità israeliane, mentre oltre 9 mila sono ancora incarcerati, di cui oltre 4 mila privati della libertà senza accuse o processo. Nel 2025, le Nazioni Unite hanno verificato molteplici atti di violenza sessuale legati al conflitto tra Israele e Hamas, anche sotto forma di tortura, inflitti a 14 uomini, 7 donne, 9 ragazzi e una ragazza provenienti dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania.  Tredici di questi casi si sono verificati nel 2025 e 18 tra il 2023 e il 2024, in seguito alla strage compiuta dal gruppo islamista. Le violazioni sono state descritte come «stupri, anche con oggetti, stupri di gruppo, tentati stupri, violenza fisica ai genitali, sparatorie mirate ai genitali, toccamenti al seno e ai genitali, perquisizioni corporali e genitali effettuate senza apparente giustificazione di sicurezza, nudità forzata e minacce di violenza sessuale». Tra i presunti autori figurano membri delle forze armate e di sicurezza israeliane, in particolare «le Forze di Difesa Israeliane (IDF), il Servizio Penitenziario Israeliano e l'Unità Antiterrorismo della Polizia (Yamam)».

Stando al report dell’ONU, le violazioni si sono «verificate principalmente durante la detenzione e gli interrogatori e in diversi luoghi, tra cui campi militari, strutture del Servizio penitenziario israeliano e in una stazione di polizia». Inoltre, le violazioni sono state «perpetrate ai posti di blocco e durante le operazioni militari israeliane nei territori palestinesi occupati». In alcuni casi, le violazioni denunciate sono state «filmate o fotografate, incluso un caso di stupro». Nel rapporto si legge di «gravi emorragie o gonfiori rettali che si sono protratti per diversi giorni o settimane in cinque vittime maschili e, in alcuni casi, senza ricevere cure mediche. Gli effetti a lungo termine delle violenze sessuali sui detenuti rilasciati a Gaza sono stati ulteriormente aggravati dalle pessime condizioni di vita. Inoltre, a causa del disastro umanitario e dei ripetuti spostamenti di massa causati dal conflitto, donne e ragazze a Gaza continuano a essere esposte a un rischio maggiore di violenza sessuale». Il 19 febbraio del 2025, cinque riservisti appartenenti all'IDF sono stati incriminati per gravi aggressioni fisiche avvenute nel campo militare di Sde Teiman, nel luglio del 2024. L’ONU evidenzia come nonostante le prove a carico dei 5 uomini, tra cui video, referti medici e una descrizione dettagliata dell'aggressione, nel marzo 2026, tutte le accuse sono state ritirate. Per le Nazioni Unite, in questo modo, si «rischia di rafforzare un clima di impunità che potrebbe favorire la commissione di violenze sessuali legate al conflitto».  

Mosca nega, Kiev permette le indagini

Come detto, pure i soldati russi sono finiti nel mirino delle Nazioni Unite per quanto concerne le violenze sessuali nei teatri di guerra. Nel 2025, il Cremlino ha sistematicamente negato l'accesso agli osservatori dell’ONU, i quali hanno potuto condurre le interviste ai prigionieri di guerra ucraini e ai detenuti civili dopo il loro rilascio. Le vittime di violenza sessuale hanno trovato ostacoli nel denunciare quanto avvenuto nei territori ucraini occupati, per il timore di ritorsioni contro i familiari ancora residenti nelle regioni sotto il controllo di Mosca. La Missione di monitoraggio dei diritti umani in Ucraina (HRMMU) ha verificato 310 casi di violenza sessuale legata al conflitto, tra cui casi di «stupro, stupro di gruppo, mutilazione genitale, scosse elettriche e percosse ai genitali, che hanno colpito 280 uomini, 26 donne e 4 ragazze, perpetrati dalle forze armate e di sicurezza russe, tra cui il Servizio penitenziario federale, le forze armate russe e il Servizio di sicurezza federale». Almeno 52 casi sono stati perpetrati nel 2025 contro «prigionieri di guerra e detenuti civili di sesso maschile, principalmente dopo il loro trasferimento in una nuova struttura. I casi rimanenti, sebbene verificati e documentati nel 2025, si sono verificati tra febbraio 2022 e dicembre 2024». Dei 310 episodi documentati, l’ONU ne descrive qualcuno: «Un prigioniero di guerra di sesso maschile è stato violentato con un coltello dalle forze armate russe al momento della cattura nel 2022 e successivamente sottoposto a ripetuti abusi sessuali, tra cui nudità forzata, percosse e scosse elettriche ai genitali, da parte del personale penitenziario russo, fino al suo rilascio nel 2025. Il personale penitenziario russo ha sottoposto un altro prigioniero di guerra di sesso maschile a trattamenti simili durante la detenzione dal 2022 al 2025».

Stando alle informazioni raccolte dall'inizio dell’invasione del febbraio 2022, anche i civili imprigionati sono stati sottoposti a torture e maltrattamenti diffusi e sistematici, tra cui violenza sessuale. Le vittime sono state prevalentemente gli uomini. Tuttavia, evidenzia il rapporto, nel 2025 sono stati registrati casi di violenza sessuale nei confronti di donne e ragazze. La Commissione internazionale indipendente d'inchiesta sull'Ucraina ha denunciato «stupri e altre forme di violenza sessuale commesse come tortura contro detenute e civili, descrivendo dettagliatamente quattro casi di stupro, anche con manganelli e altri oggetti, perpetrati contro una prigioniera di guerra e tre donne civili, con conseguenti danni fisici e psicologici a lungo termine». I servizi sanitari ucraini hanno descritto ulteriori episodi di violenza sessuale, tra cui «stupri ripetuti, stupri di gruppo e violenza sessuale come forma di tortura contro donne e ragazze, che si verificano frequentemente in abitazioni private e sono spesso caratterizzati da estrema brutalità, nonché durante la detenzione illegale o ai posti di blocco nei territori dell'Ucraina occupati dalla Russia». La Missione di monitoraggio dei diritti umani in Ucraina ha inoltre documentato 31 casi di violenza sessuale legata al conflitto che coinvolgono le forze armate ucraine, il Servizio di sicurezza e il personale penitenziario di Kiev. La maggior parte degli episodi si è verificata prima del 2025. Le violazioni comprendevano «scosse elettriche e percosse ai genitali, nonché nudità forzata, perpetrate contro 27 uomini e 4 donne, tra cui detenuti civili e prigionieri di guerra in Ucraina, con 9 di questi casi verificatisi nel 2025. Il governo ucraino ha continuato a garantire l'accesso a osservatori indipendenti, avvocati e alle famiglie dei detenuti civili e dei prigionieri di guerra». Kiev, sottolinea ancora l’ONU, ha pure «adottato misure per rafforzare la politica nazionale e il quadro legislativo per affrontare la violenza sessuale, in linea con il quadro di cooperazione del 2022 per contrastare la violenza sessuale legata ai conflitti, concordato tra l'Ucraina e le Nazioni Unite, e il relativo piano di attuazione».

Israele e Russia respingono le accuse

Sia Israele che la Russia hanno negato gli atti di violenza da parte dei loro militari. L'ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon, negli scorsi giorni ha duramente criticato il resoconto di 35 pagine, affermando che il suo Paese ha interrotto i rapporti con il segretario generale dell'ONU, António Guterres, in risposta all'inserimento dello Stato ebraico nella blacklist.

In un post sui social media, Danon ha criticato il fatto che l’ONU abbia affiancato Israele alle «organizzazioni terroristiche più brutali al mondo: Hamas e Stato islamico», denunciando come si tratti di una «decisione politica» scollegata «dai fatti e dalla realtà». Secondo l’ambasciatore, non sono state fornite «prove, documenti e risposte dettagliate a ogni accusa. Abbiamo invitato i rappresentanti dell'ONU a recarsi sul posto per verificare di persona le cose e loro hanno ovviamente scelto di non farlo. Quando i fatti non si adattano alla loro narrazione, l'ONU semplicemente la cambia. Continueremo a difendere la verità e a smascherare queste calunnie di sangue. La verità vincerà». Danon, tuttavia,  non menzionando il fatto che lo Stato ebraico, dall’ottobre del 2023, non permette al Comitato Internazionale della Croce Rossa di visitare i detenuti palestinesi, tantomeno agli osservatori delle Nazioni Unite. Il rapporto dell’ONU elenca in totale 77 entità, tra Paesi e gruppi armati, puntando i riflettori pure su situazioni che destano grande preoccupazione per le continue ondate di violenza, come avviene ad Haiti, in Nigeria e in Etiopia.

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