Russia, la mappa dei voli si svuota: solo 30 Paesi serviti

Prima della pandemia, nel 2019, Aeroflot serviva 57 Paesi. Fra questi, c'era anche la Svizzera. La compagnia di bandiera russa, come le altre del Paese del resto, ha dovuto rivedere (ampiamente) i suoi piani dal febbraio 2022. E il motivo è presto detto: la guerra di aggressione di Vladimir Putin in Ucraina da un lato e, dall'altro, le sanzioni internazionali che, di fatto, hanno isolato Mosca dall'Occidente. Nell'estate del 2023, come scrive il portale aeroTELEGRAPH, le destinazioni servite coprivano solo 36 Paesi tramite compagnie aeree russe e internazionali.
Quest'estate, secondo l'Associazione russa degli operatori turistici, Atorus, il numero sarà ancora più basso. La stessa Associazione, leggiamo, elenca 30 Paesi come destinazioni confermate per i voli diretti da e per la Russia: Azerbaigian, Armenia, Afghanistan, Egitto, Etiopia, Bielorussia, Cina, Georgia, Israele, India, Indonesia, Iran, Giordania, Kazakistan, Qatar, Kirghizistan, Maldive, Marocco, Mongolia, Corea del Nord, Oman, Emirati Arabi Uniti, Serbia, Tagikistan, Thailandia, Tunisia, Turkmenistan, Turchia, Uzbekistan e Vietnam.
Fra gli obiettivi, l'Associazione cita Hong Kong, una regione amministrativa speciale della Cina, e l'Abkhazia, de jure appartenente alla Georgia ma de facto autonoma e sostenuta dalla stessa Russia. Fra le possibili speranze, invece, Atorus ha citato la ripresa dei voli per l'Arabia Saudita e un collegamento diretto con Air Tanzania per la Tanzania, annunciato per la fine di maggio ma rinviato a data da destinarsi.
Sia quel che sia, il calo è netto. Nel 2025, per intenderci, c'erano ancora 43 Paesi collegati direttamente con la Russia. Detto delle sanzioni occidentali, a pesare sono anche le fluttuazioni stagionali, l'aumento dei costi del carburante, i fattori geopolitici e, in particolare, la crisi in Medio Oriente. Al momento, ad esempio, non ci sono voli per Cuba o Venezuela, ma anche per Bahrein e Kuwait.
