Scie di condensazione: evitarle vale dieci anni di clima

Ne parlavamo tempo fa: modificando le rotte di pochissimi voli è possibile dimezzare il riscaldamento prodotto dalle cosiddette scie di condensazione entro il 2040. Ora, uno studio di Klima Consulting commissionato da Transport & Environment si spinge oltre. Ma andiamo con ordine.
Prevenire la formazione delle scie di condensazione, contrails in inglese, ritarderebbe di dieci anni gli impatti dell'aviazione sull'aumento delle temperature medie globali. Concretamente, leggiamo, il contributo del trasporto aereo al riscaldamento raggiungerebbe gli 0,08 °C nel 2050 anziché nel 2040. Di più: dimezzando, dal 2030, il riscaldamento causato dalle scie si eviterebbero circa 0,025 °C entro il 2050 e 0,049 °C entro il 2070, con una riduzione da tre a cinque punti percentuali del peso dell'aviazione sul bilancio termico globale nel periodo 2025-2050. Il tutto, beh,m lungo una traiettoria che punta a contenere l'aumento entro i due gradi.
Ma che cosa sono le scie di condensazione?
Le scie di condensazione, riassumendo al massimo, nascono quando un aereo attraversa masse d'aria fredda e umida. La maggior parte si dissolve in pochi minuti. Alcune, per contro, persistono, si allargano e diventano cirri artificiali. Questi cirri trattengono il calore irradiato dalla superficie terrestre. Quelle linee bianche che vediamo nel cielo, sostiene il rapporto, contribuiscono al riscaldamento globale in misura simile alle emissioni di anidride carbonica dell'intero settore aereo. E lo fanno, attenzione, nonostante siano prodotte da una frazione minima dei voli.
Quando il 3% fa l'80%
Nel 2019, per intenderci, un misero 3% dei voli ha causato l'80% del riscaldamento dovuto alle scie. Non finisce qui: la gran parte dei voli più impattanti si è concentrata di notte e durante l'inverno, quando le condizioni meteorologiche favoriscono la formazione delle scie di condensazione. Un problema stagionale, notturno e statisticamente ristretto, verrebbe da dire: il profilo ideale per un intervento puntuale e mirato.
D'accordo, ma climaticamente parlando di che impatto parliamo? Ai livelli attuali di traffico, dimezzare il riscaldamento da scie eviterebbe fra 67 e 225 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all'anno, calcolate su un orizzonte di cento anni. Ovvero, tra il 7% e il 23% delle emissioni globali di anidride carbonica del settore aeronautico nel 2025. Rimanendo a terra, e volendo fare un paragone, siamo di fronte alle emissioni annue di un numero di automobili a benzina compreso fra i 15 e i 50 milioni. Detto in altri termini, se la crescita del traffico aereo continuasse senza contromisure, il consumo energetico globale del settore potrebbe più che raddoppiare entro il 2050 rispetto al 2019.
«Ridurre la formazione delle scie di condensazione è l'obiettivo più facile da raggiungere nella decarbonizzazione del settore aereo» ha dichiarato al riguardo Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia. «Modificare le rotte o gli orari di pochi voli avrebbe come effetto quello di ritardare di dieci anni gli impatti del settore aereo sul riscaldamento globale. Ridurre le scie di condensazione potrebbe essere l'unica possibilità per l'aviazione di rimanere in linea con i nostri obiettivi climatici».
Perché nessuno fa nulla?
Arrivati fin qui, una domanda sorge spontanea: perché nessuno agisce? Semplice: perché non esiste un obbligo, né a livello globale né tantomeno regionale. L'inerzia accumulata, osserva il rapporto, è in parte responsabilità del settore stesso, secondo cui la scienza dei contrails non sarebbe ancora sufficientemente certa.
Eppure, seppur con passo incerto, qualcosa si muove. Nel 2025 la Commissione europea ha avviato il monitoraggio delle emissioni non-CO2 dell'aviazione, quelle che generano appunto (anche) le scie. Già allora, però, l'esclusione dei voli a lungo raggio dallo schema aveva fatto uscire dal perimetro due terzi dell'impatto climatico dei contrails: ne parlavamo qui. Non è un dettaglio, anzi, ma la ragione per cui la richiesta di estendere il monitoraggio a tutti i voli, per dirla con Transport & Environment, torna oggi in cima alle raccomandazioni.
Nell'ambito della revisione del sistema di scambio delle quote di emissione (EU ETS), intanto, la Commissione ha proposto incentivi per le compagnie che riescono a evitare le scie. E questo inverno un consorzio che comprende il governo britannico e i servizi di controllo del traffico aereo condurrà sul Nord Atlantico il primo test al mondo su scala di spazio aereo oceanico per ridurre il riscaldamento da scie.
Il principio di precauzione
Gli autori del rapporto, concludendo, sostengono che le evidenze disponibili sono abbastanza solide da giustificare un intervento normativo, in applicazione del principio di precauzione. Tradotto: nessuna delle incertezze attuali impedisce all'Europa di muoversi.
Queste, in sostanza, le raccomandazioni: estendere nel 2027 il monitoraggio europeo delle emissioni non-CO2 a tutti i voli; sostenere, in Parlamento europeo e negli Stati membri, la proposta della Commissione di concedere quote ETS gratuite alle compagnie che avviano programmi per evitare le scie; orientare la ricerca alla riduzione delle incertezze che ancora frenano gli interventi, in particolare la previsione dell'umidità atmosferica e la verifica delle scie in tempo reale tramite dati satellitari.
Transport & Environment, in ogni caso, insiste: ridurre le scie è uno sforzo da compiere di pari passo con il taglio, netto, diciamo pure nettissimo, delle emissioni di CO2.
