L’intervista

«Se il Governo di Kiev cadrà, non è da escludere una guerriglia»

Le valutazioni sulla crisi ucraina di Claudia Bettiol, collaboratrice del Centro studi «Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa»
Adulti e bambini in uno dei numerosi rifugi sotterranei allestiti a Kiev. © EPA/SERGEY DOLZHENKO
Osvaldo Migotto
25.02.2022 19:09

Claudia Bettiol, mediatrice culturale e collaboratrice del Centro studi e testata giornalistica online «Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa», vive a Kiev da alcuni anni e conosce bene la realtà locale. Ha lasciato la capitale ucraina qualche settimana fa per motivi di lavoro e non ha più potuto ritornarci a causa della grave crisi scoppiata con la Russia. È comunque in contatto con amici e conoscenti che vivono a Kiev e in altre località, per cui abbiamo raccolto la sua testimonianza indiretta.

Che notizie ha sulla situazione in Ucraina?
«Ho provato a contattare alcuni conoscenti, ma le connessioni sono piuttosto instabili, inoltre la maggior parte della gente che conosco sono nei rifugi antiaerei, mentre alcune persone sono al fronte in quanto hanno deciso di andare a combattere gli invasori, e di loro chiaramente non ho notizie».

L’amministrazione di Kiev aveva già previsto una mappa interattiva con l’indicazione di tutti i rifugi antiaerei presenti nella capitale e già da giorni ha consigliato alla popolazione di verificare quale fosse il rifugio più vicino al luogo di residenza

Sa che tipo di comunicazioni intercorrono tra le autorità locali e la popolazione?
«Sì, sono stata informata su tale aspetto; l’amministrazione di Kiev aveva già previsto una mappa interattiva con l’indicazione di tutti i rifugi antiaerei presenti nella capitale e già da giorni ha consigliato alla popolazione di verificare quale fosse il rifugio più vicino al luogo di residenza. Da parte delle autorità locali vi è la volontà di fornire una continua comunicazione con la popolazione, per quanto possibile».

Mosca sta usando molto gli attacchi informatici per gettare la popolazione nel panico, prendendo di mira anche le strutture governative. Che testimonianze ha avuto?
«Sì so che ci sono stati degli attacchi cibernetici già nella scorsa settimana. Sono stati presi di mira banche e anche siti governativi. In questi giorni vi sono le code nelle banche perché la gente sta cercando di scappare e ovviamente la prima cosa che si fa è prelevare i propri risparmi».

Il presidente Zelensky è nel mirino del Cremlino, che scenari vede per lui?
«I russi gli stanno sicuramente dando la caccia ma spero che il presidente ucraino sia in un rifugio sicuro. Con ogni probabilità l’obiettivo dei russi è far cadere il Governo di Kiev per instaurare un Esecutivo fantoccio fedele a Mosca. Non so quanto manchi a tale passo, dato che l’esercito di Putin è già entrato nella capitale dopo un pesante bombardamento».

La volontà di restare nel Paese per difendere dall’invasione la propria patria ma anche l’Europa, in quanto loro si sentono in dovere di difendere le porte dell’Europa

Sentendo i suoi amici e conoscenti in Ucraina, qual è la cosa che l’ha colpita maggiormente?
«La volontà di restare nel Paese per difendere dall’invasione la propria patria ma anche l’Europa, in quanto loro si sentono in dovere di difendere le porte dell’Europa. Trovo che sia una scelta molto coraggiosa, soprattutto considerata la reazione dell’Europa di fronte all’invasione russa, che ritengo abbastanza ambigua».

Ambigua in che senso?
«Nel senso che la risposta dell’Europa è rappresentata da sanzioni che sinceramente in questo momento valgono ben poco, rispetto alla strage in atto contro il popolo ucraino».

Se il Governo di Kiev cadrà, possiamo immaginarci che la popolazione reagirà avviando una guerriglia interna contro gli occupanti?
«Non è da escludere, in quanto gli ucraini difenderanno fino all’ultimo la loro patria, anche se non si sa come andrà a finire tale invasione, per cui è difficile prevedere certe evoluzioni».

Negli ultimi giorni che ha passato a Kiev vi erano timori per una possibile guerra?
«In realtà penso che nessuno si aspettasse una guerra su così vasta scala. La preoccupazione maggiore riguardava l’area del Donbass dove già erano in corso dei combattimenti, per cui gli ucraini temevano un’escalation solo in quella zona. Se mi permette vorrei lanciare un appello a sostenere la ONG ucraina ‘Vostok SOS’ che ha iniziato la sua attività di assistenza alle vittime dell’aggressione militare nell’est del Paese e in Crimea nel maggio 2014, trovando un riparo per gli sfollati interni, fornendo assistenza nell’evacuazione delle persone dalla zona del conflitto, raccogliendo e distribuendo aiuti umanitari agli sfollati e agli insediamenti in prima linea, e provvedendo a un primo aiuto psicologico alle persone toccate dal conflitto».