Il caso

Se la Russia vuole trasformare i piccioni in droni

Un'azienda con sede a Mosca sta sviluppando uno strumento per «monitorare le infrastrutture civili» con i volatili, impiantando su di loro chip neurali – Un progetto che solleva qualche preoccupazione tra gli esperti
© Neiry Group
Red. Online
07.02.2026 16:28

Trasformare piccioni in droni, utilizzando chip neurali. È la nuova strategia che gli scienziati russi stanno sviluppando per «monitorare le infrastrutture civili». Ma anche per molto altro. A darne notizia è il Telegraph: dietro al progetto c'è Neiry Group, startup con sede a Mosca e Dubai. 

«Mosca ha avviato la fase iniziale di utilizzo reale di una piattaforma che utilizza uccelli vivi dotati di interfacce neurali impiantate, insieme a moduli di imaging elettronico compatti contenuti in una piccola unità simile a uno zainetto», scrive l'azienda sul suo sito web, spiegando che l'obiettivo è quello di «applicare vettori biologici in situazioni in cui i droni meccanici presentano limitazioni in termini di portata, peso o altro».

Nello specifico, il progetto – dal nome in codice PJN-1 – prevede l'inserimento di chip neurali nel cervello degli uccelli. Ma non solo: sul petto del volatile verranno fissate telecamere e traiettorie di volo comandate a distanza dagli operatori. La scelta di affidarsi ai piccioni per questo progetto non è casuale. Secondo Neiry Group, infatti, questi volatili sono in grado di superare i tradizionali droni grazie alla loro «maggiore autonomia, resistenza e capacità di accedere a luoghi difficili da raggiungere». Tuttavia, secondo Alexander Panov, amministratore delegato di Neiry, il sistema potrebbe essere adattato ad altre specie in grado di trasportare carichi più pesanti o di mimetizzarsi in ambienti diversi. «Attualmente, la soluzione funziona con i piccioni, ma qualsiasi uccello potrebbe essere utilizzato come vettore», ha dichiarato Panov, secondo quanto si legge sul Telegraph. «Per trasportare carichi più pesanti, prevediamo di utilizzare i corvi. Per il monitoraggio delle strutture costiere i gabbiani e per le aree offshore più estese gli albatros». 

Come afferma Neiry Group, i piccioni, attualmente, si sono rivelati la specie migliore dal momento che possono percorrere più di 480 chilometri al giorno: una distanza che potrebbe essere sfruttata per monitorare le infrastrutture e ispezionare siti industriali. Ma anche per osservare spazi aerei soggetti a restrizioni e supportare missioni di ricerca e soccorso.  Per riuscire nell'intento, piccoli elettrodi vengono inseriti attraverso il cranio degli uccelli e collegati a uno stimolatore montato sulla loro testa. Questo consente agli operatori di «guidarli» a destra o a sinistra con un telecomando. Di più, uno zaino alimentato a energia solare ospita un controller di volo e si collega a una telecamera sul petto dell'uccello. 

Ma se da un lato l'azienda ha presentato il progetto come «uno strumento per il monitoraggio delle infrastrutture civili», gli esperti temono che la tecnologia potrebbe essere facilmente adattata per uso militare e, va da sé, per combattere in Ucraina. Di più, molti si domandano quali siano i legami politici di Neiry e come sia stato finanziato il progetto. 

Ciò che non passa inosservato, è che i piccioni, se impiegati nella guerra, entrerebbero a far parte di un arsenale sempre più non convenzionale sul campo di battaglia ucraino. La Russia, infatti, utilizza già delfini addestrati per proteggere la sua base navale sul Mar Nero dagli attacchi subacquei. 

Ma non è tutto. Come si legge, ancora, sul sito web dell'azienda, il sistema è ormai pronto per l'uso pratico. E, a tal proposito, Neiry vede «un forte potenziale per la sua applicazione in mercati grandi e ad alta intensità di monitoraggio come il Brasile e l'India», soprattutto per quanto concerne i settori dei servizi pubblici, della logistica, dell'agricoltura e della risposta alle emergenze». 

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