Il vertice

Sì all'euroriarmo, e l'Ungheria rimane sola

I capi di Stato e di Governo dei 27 Paesi dell'Unione stabiliscono anche cinque condizioni necessarie per accettare un eventuale processo di pace in Ucraina
© KEYSTONE (EPA/OLIVIER MATTHYS)
Dario Campione
06.03.2025 22:35

L’Europa si riarma. Per rispondere al cambio di direzione imposto dal presidente americano Donald Trump e per proseguire nell’aiuto militare all’Ucraina. Dopo una discussione fiume, il Consiglio europeo - convocato in seduta straordinaria dal presidente António Costa - ha detto sì (ma senza l’Ungheria) alle conclusioni del piano proposto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. «Questo è un momento spartiacque per l’Europa e per l’Ucraina come parte della nostra famiglia europea - ha detto von der Leyen prima di entrare con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nella grande sala in cui si riuniva il Consiglio - l’Europa affronta un pericolo chiaro e presente, deve essere in grado di proteggersi, di difendersi. Ma dobbiamo anche mettere l’Ucraina nella posizione di potersi proteggere e spingere per una pace duratura e giusta. Vogliamo una pace con la forza, ed è per questo che oggi presento ai leader il piano di riarmo dell’Europa».

Un piano che prevede fino a 800 miliardi di euro di investimenti nella difesa e offre agli Stati membri anche uno spazio fiscale per investire nell’industria militare ucraina o per procurarsi capacità militari che vadano direttamente a Kiev. I capi di Stato o di Governo dell’UE - sempre esclusa l’Ungheria - hanno anche approvato cinque condizioni per la pace in Ucraina. «In vista del nuovo slancio dei negoziati che dovrebbe condurre a una pace globale, giusta e duratura, il Consiglio europeo sottolinea l’importanza dei seguenti principi: 1) non possono esserci negoziati sull’Ucraina senza l’Ucraina; 2) non possono esserci negoziati che incidano sulla sicurezza europea senza il coinvolgimento dell’Europa. La sicurezza dell’Ucraina, dell’Europa, transatlantica e globale sono interconnesse; 3) qualsiasi tregua o cessate il fuoco può aver luogo solo come parte del processo che porta a un accordo di pace globale; 4) qualsiasi accordo del genere deve essere accompagnato da solide e credibili garanzie di sicurezza per l’Ucraina che contribuiscano a scoraggiare future aggressioni russe; 5) la pace deve rispettare l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina».

Il premier magiaro isolato

Respinta in toto, invece, la proposta del primo ministro ungherese Viktor Orbán di avviare negoziati diretti con la Russia per porre fine alla guerra. «Non credo sia una buona idea andare a negoziare con Putin se non con l’accordo della stessa Ucraina. E non credo che il signor Orbán parli a nome dell’Ucraina, ho i miei dubbi», ha detto il premier belga Bart De Wever, il quale ha anche rilanciato la formazione di una «coalizione pro-Ucraina» che includa Stati membri dell’UE e partner come Canada e Regno Unito. «Se vogliamo rispondere al nuovo ordine creato da Donald Trump, penso che abbiamo bisogno di una coalizione di volenterosi - ha spiegato de Wever - Gli Stati Uniti restano un alleato, ma bisogna guardare oltre l’amministrazione di un solo presidente. Non possiamo negare che Trump sia pieno di sorprese, per lo più brutte sorprese per noi». Cosa che motiva «la necessità e l’urgenza del rafforzamento del pilastro europeo nella NATO».

Appuntamento a Riad

Intanto, il presidente ucraino sta tentando in ogni modo di ricucire lo strappo con Trump. Martedì prossimo, funzionari statunitensi e ucraini di alto livello dovrebbero vedersi in Arabia Saudita proprio per riprendere i colloqui sull’accordo di sfruttamento minerario preteso dal presidente americano e, sin qui, negato da Zelensky. La notizia è stata data dal sito d’informazione Axios, che ha citato due fonti USA. L’incontro sarebbe stato concordato durante il colloquio tra il capo dell’ufficio della presidenza ucraina, Andriy Yermak, e il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Mike Waltz.

La cautela di Zelensky è apparsa evidente nei messaggi pubblicati sui social a commento della sua partecipazione ai lavori del Consiglio europeo. In un post su X - un messaggio privo di enfasi e senza alcun riferimento alla crisi aperta con l’amministrazione americana, tutto incentrato sulla collaborazione strettissima con i Paesi dell’Unione - Zelensky ha spiegato che «a Bruxelles, con von der Leyen e Costa, abbiamo discusso sul rafforzamento delle capacità di difesa dell’Ucraina e di tutta l’Europa. Difesa aerea, armi e munizioni per l’Ucraina, consegne tempestive, rafforzamento dell’industria della difesa ucraina, negoziati di adesione all’UE, necessità di aumentare la pressione delle sanzioni sulla Russia e lotta contro l’elusione delle sanzioni sono stati i temi affrontati oggi. Sono grato alla leadership (europea) per per tutto il sostegno sulla strada verso una pace giusta e duratura. È molto importante che gli ucraini non siano soli. Lo sentiamo e lo sappiamo».

Alcune ore dopo, con un messaggio su Telegram, il presidente ucraino ha in realtà risposto alle accuse americane di non volere la fine della guerra (accuse ripetute ancora oggi, a Washington, da Keith Kellogg, inviato speciale dell’amministrazione USA a Kiev), ma lo ha fatto sempre misurando le parole ed evitando di acuire ogni possibile scontro con gli Stati Uniti. «L’Ucraina ha cercato la pace fin dal primo secondo della guerra e oggi ho presentato i primi passi necessari per raggiungere questa pace e invitato i partner a sostenerli - ha scritto Zelensky - la stabilità e la sicurezza dell’intera Europa dipendono dalle azioni di ciascuno di noi. Dobbiamo diventare più forti, più tecnologici e sostenerci a vicenda. L’Europa dev’essere in grado di garantire pace e sicurezza a sé stessa e a tutti coloro che ne hanno bisogno».

Il Cremlino non molla

Ciò che al momento appare evidente è che agli annunci del presidente degli Stati Uniti sulla trattativa con la Russia per porre fine al conflitto in Ucraina non sono seguiti fatti concreti. Dopo il primo incontro di Riad, nulla si è più mosso. Tanto che oggi, in una conferenza stampa, la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha confermato come Mosca stia aspettando che gli Stati Uniti nominino i propri negoziatori per il tavolo offerto al Cremlino. «La questione della risoluzione pacifica della crisi in Ucraina è complessa - ha detto Zakharova - e richiede una discussione dei dettagli a livello di esperti. Stiamo tuttora aspettando che l’amministrazione americana nomini un rappresentante ufficiale per avviare il processo di negoziazione e formare un team di negoziatori. Dopodiché, saremo in grado di selezionare una controparte russa».

Nella stessa conferenza stampa, Zakharova ha anche detto che Mosca considera il cessate il fuoco temporaneo suggerito da Parigi e Kiev «assolutamente inaccettabile: sono necessari accordi fermi su una soluzione definitiva - ha ripetuto Zakharova - qualsiasi forma di breve pausa che permettesse alle truppe di riorganizzarsi porterebbe esattamente al risultato opposto».

Ma è stato lo stesso presidente russo a ribadire che ogni trattativa non potrà che essere fatta alle condizioni poste dal Cremlino. E, soprattutto, che Mosca intende prendersi l’Ucraina. Se non subito, quando sarà possibile. Incontrando le madri e le mogli dei soldati impegnati nei combattimenti, che i media sono costretti ancora a chiamare «operazione speciale», Putin ha detto che la Russia «di nulla ha bisogno che sia di altri, ma non rinuncerà mai a ciò che è suo». Secondo quanto riportato dall’agenzia Ria Novosti, Putin ha ripetuto che il suo Paese «non ha intenzione di fare concessioni nell’ambito dell’operazione militare speciale in Ucraina» e che c’è «bisogno di una versione della pace che soddisfi e che garantisca la sicurezza della Russia in una prospettiva storica».

Riferendosi al presidente francese Emmanuel Macron, Putin ha poi aggiunto: «Ci sono persone nel mondo che vogliono tornare ai tempi della campagna di Napoleone, ma dimenticano com’è finita. Tutti gli errori dei nostri nemici sono cominciati da qui: dalla sottovalutazione del carattere del popolo russo».

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