Teheran

Si toglie il velo a scuola: 14.enne iraniana violentata e uccisa

Secondo i dati dell'associazione degli attivisti dei diritti umani iraniani Hrana, sono almeno 69 i minorenni morti durante le repressione delle proteste — In tutto hanno perso la vita 506 persone, 18 mila gli arresti
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Ats
21.12.2022 20:15

È arrivata in un ospedale della periferia di Teheran con una grave emorragia vaginale ed è morta subito dopo. Masooumeh aveva appena 14 anni e poco prima di morire era stata arrestata per essersi tolta il velo a scuola. Il gesto dell'adolescente voleva commemorare Mahsa Amini, la 22.enne arrestata dalla polizia morale perché non portava l'hijab in modo appropriato, morta il 16 settembre per le percosse ricevute mentre era in custodia.

Le forze di sicurezza hanno identificato Masooumeh grazie ai filmati delle telecamere di sicurezza della scuola e successivamente l'hanno portata in caserma. Durante la custodia è stata violentata, ha denunciato Hadi Ghaemi, il direttore della ong con sede a New York «Center for Human Rights in Iran», mentre si sono perse le tracce della madre della ragazza dopo che aveva promesso di voler rendere pubblica la drammatica sorte della figlia.

La storia di Masooumeh ricorda la morte tragica di altre adolescenti che hanno preso parte alle proteste esplose in tutto l'Iran dopo la morte di Mahsa e tuttora in corso. Oggi attivisti hanno denunciato lo stupro da parte delle forze di sicurezza di una studentessa delle superiori rapita dopo aver preso parte alle dimostrazioni, il cui cadavere è stato trovato per le strade di Teheran. Nei mesi scorsi aveva creato indignazione la vicenda della 16.enne Nika Shakarami: scomparsa per giorni dopo aver bruciato il velo in piazza, l'adolescente era stata poi dichiarata morta ufficialmente nella presunta caduta da un palazzo, mentre la famiglia ha sostenuto che anche Nika ha perso la vita a causa di percosse ricevute in custodia.

Secondo i dati dell'associazione degli attivisti dei diritti umani iraniani Hrana, sono almeno 69 i minorenni morti durante le repressione delle proteste. In tutto hanno perso la vita 506 persone, tra cui 66 membri delle forze di sicurezza, mentre gli arrestati sono oltre 18 mila.

Teheran ha regolarmente respinto le critiche sulla repressione delle proteste che in questi mesi sono arrivate dal mondo occidentale. «Ritengo inaccettabili le interferenze della Francia nei nostri affari interni», ha detto il ministro degli Esteri iraniano all'omologa francese Catherine Colonna durante un vertice ad Amman. Il ministro della Repubblica islamica, poco prima, aveva condannato «l'approccio dei Paesi occidentali a sostegno dei rivoltosi» parlando, sempre durante il summit in Giordania, con l'Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell'Unione europea Josep Borrell.

Il regime non ha gradito nemmeno l'espulsione dalla Commissione della Nazioni Unite sullo status delle donne, decisa dopo l'approvazione di una risoluzione proposta dagli Stati Uniti in reazione alla violenza durante le proteste. «I diritti umani e i diritti delle donne sono violati attraverso pratiche errate da parte degli Usa e alcuni Paesi europei», ha detto la vice presidente per gli Affari delle Donne e della Famiglia dell'Iran Ensiyeh Khazali commentando l'espulsione dell'Iran e definendola «un allarme per l'Onu».

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