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«Sicurezza dello stretto di Hormuz: salgono a 22 i paesi pronti a impegnarsi»

Lo si evince dal sito del governo britannico - Intanto, l'esercito statunitense ha indicato che la capacità dell'Iran di minacciare lo Stretto di Hormuz è stata «indebolita» dal bombardamento di una struttura sotterranea dove erano stoccati missili da crociera e altre armi – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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«Sicurezza dello stretto di Hormuz: salgono a 22 i paesi pronti a impegnarsi»


Red. Online
21.03.2026 08:32
20:49
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L'Ue riduce gli stock di gas, l'Iraq taglia la produzione di petrolio

Meno riserve di gas per il prossimo inverno con l'obiettivo di ridurre la domanda e non aumentare ulteriormente i prezzi. L'Europa assediata dal caro energia corre ai ripari e sceglie una strada apparentemente rischiosa ma quasi obbligata. In una lettera inviata ai 27, il commissario all'Energia Dan Jorgensen ha invitato tutti i Paesi membri ad abbassare gli obiettivi di stoccaggio di gas dal 90% all'80% in vista del prossimo inverno. In un momento in cui «l'offerta è tesa» è meglio usare «la flessibilità», ha suggerito il commissario danese.

La lettera è stata spedita mentre i Paesi membri, come ormai accade dal 2022, stanno cominciando a riempire gli stock di gas con il finire dell'inverno e in vista del prossimo, seguendo un programma che ha permesso all'Europa, in pochi anni, di sganciarsi dal gas russo. Jorgensen, nella missiva diffusa dal Financial Times, ha consigliato ai Paesi di iniziare gradualmente a riempire le riserve per evitare una «corsa di fine estate» che metterebbe pressione sui mercati, aspettando al contempo fino al 1 dicembre - un mese più tardi rispetto al previsto - per raggiungere gli obiettivi di stoccaggio. La mossa, ha rassicurato, Palazzo Berlaymont, non mette a rischio le case e le imprese europee il prossimo inverno. L'80% di stock è ritenuto sufficiente. Più allarmante è invece l'impennata dei prezzi del gas, aumentata in Europa in media del 21,5%.

Eppure, l'iniziativa della Commissione tradisce la crescente preoccupazione che nell'esecutivo Ue sta montando sull'impatto della guerra in Iran e nel Golfo. Il Qatar ha già avvertito che ci vorranno 5 anni per tornare ai livelli di export pre-guerra. L'Iraq, ormai pienamente coinvolto negli attacchi, ha dichiarato lo stato di forza maggiore su tutti i giacimenti petroliferi sviluppati da compagnie petrolifere straniere, ordinando la chiusura totale della produzione nelle aree di concessione interessate, senza alcun risarcimento previsto dai termini contrattuali. Il colpo sferrato ai Paesi del Golfo è duplice: agli attacchi ai giacimenti di petrolio e gas si aggiunge la chiusura del passaggio nello Stretto di Hormuz.

La crisi dell'export ha indotto a muoversi anche la Casa Bianca, che ha deciso di allentare le sanzioni per il greggio iraniano. In un lungo post sui social media il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che gli Usa permetteranno la vendita del petrolio di Teheran bloccato in mare. Si tratta - ha sottolineato Bessent -. di un'autorizzazione «a breve termine, mirata e circoscritta. Al momento, il petrolio iraniano soggetto a sanzioni viene accumulato dalla Cina a prezzi stracciati. Sbloccando temporaneamente questa offerta già esistente e rendendola disponibile al mondo intero, gli Stati Uniti immetteranno rapidamente sui mercati globali circa 140 milioni di barili di petrolio».

La mossa è arrivata mentre l'Iran sta inviando messaggi di facile interpretazione: sono l'Europa e gli Usa gli obiettivi della guerra dell'energia di Teheran. Il regime ha infatti fatto sapere di valutare l'apertura di Hormuz per le navi giapponesi. Quelle cinesi, nonostante la scarsa sicurezza della navigazione nello Stretto, hanno già un sostanziale placet. Secondo gli Usa, dopo gli ultimi bombardamenti americani nell'area la capacità dell'Iran di minacciare le navi nello Stretto di Hormuz è diminuita. Eppure, un altro fronte potrebbe aprirsi, quello dello Stretto di Bab-al-Mandeb che separa Gibuti dallo Yemen, nel mar Rosso. Dove gli Houthi, alleati dell'Iran, hanno già avvertito che potrebbero intervenire soprattutto se Donald Trump deciderà di invadere l'isola di Kharg.

20:26
20:26
Il G7 chiede all'Iran la «fine immediata e senza condizioni» degli attacchi

I Paesi del G7 chiedono all'Iran «la fine immediata e incondizionata» dei suoi attacchi «ingiustificabili». I ministri degli Esteri dei paesi del G7 (Germania, Canada, Usa, Francia, Italia, Giappone e Gb,) in un comunicato, scrivono di aver «fatto appello alla fine immediata e senza condizioni di tutti gli attacchi da parte del regime iraniano».

Intanto, a Eilat, in una zona industriale nel sud di Israele, sono scattati gli allarmi in seguito a lanci missilistici provenienti dall'Iran. Lo scrivono i media israeliani, tra cui Ynet e Haaretz.

Dal canto suo, il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, ha affermato che i missili iraniani hanno una «gittata tale da raggiungere le capitali europee: Berlino, Parigi e Roma, e sono tutte a portata di tiro diretta». Lo riporta The Time of Israel.

Le dichiarazioni di Zamir dopo che l'Iran ha lanciato un missile balistico intercontinentale con una gittata di 4'000 chilometri verso un obiettivo americano sull'isola di Diego Garcia.

20:03
20:03
Sale a 39 il bilancio dei feriti per l'attacco a Dimona

È salito a 39 il bilancio dei feriti nell'attacco missilistico a Dimona, località israeliana che ospita un centro nucleare. Lo hanno affermato i servizi medici israeliani. Tra loro c'è un bambino di 10 anni in condizioni serie, ma «pienamente cosciente».

Nel frattempo, l'Iran ha rivendicato l'attacco alla città di Dimona. Si tratta di una «risposta» all'attacco «nemico» al sito nucleare iraniano di Natanz, ha annunciato la televisione di Stato iraniana.

20:02
20:02
Gerusalemme nell'incubo della guerra, a rischio la Settimana Santa

A Gerusalemme la guerra si fa sentire anche all'interno delle mura della Città Vecchia, come non era quasi mai accaduto nel passato e, ad una settimana dall'inizio del periodo più importante per i cristiani, ancora non si sa in che modalità potrà svolgersi la Pasqua.

Sono a rischio i riti della Settimana Santa, a partire dalla processione della Domenica delle Palme, normalmente la più affollata dell'anno, che si dovrebbe tenere domenica 29 marzo. L'alternativa è una benedizione della città da parte del Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, dal colle del Dominus Flevit, dal quale si vede tutta la cosiddetta Città Santa. E il pensiero torna a sei anni fa, nel 2020, quando a causa del Covid le celebrazioni pasquali furono contingentate.

Intanto Papa Leone XIV oggi ha lanciato un nuovo monito contro la guerra. «Il veleno della divisione e della conflittualità tende a inquinare i cuori e le relazioni sociali e va contrastato con la testimonianza evangelica dell'unità, del dialogo, del perdono e della pace», ha detto nell'udienza al movimento dei Focolari. «Anche attraverso di voi, Dio si è preparato, nei decenni passati, un grande popolo della pace, che proprio in questo momento storico è chiamato a fare da contrappeso e da argine a tanti seminatori di odio - ha detto il Pontefice - che riportano indietro l'umanità a forme di barbarie e di violenza».

Tornando alla situazione di Gerusalemme, al momento senza pellegrini, i francescani della Custodia hanno riferito: «Al momento presente non è possibile fare previsioni circa lo svolgimento delle celebrazioni della Settimana Santa. Siamo in costante dialogo con le autorità competenti e con le altre Chiese responsabili del Santo Sepolcro». E' aperto un confronto dunque con le forze di sicurezza israeliane ma la situazione è in continuo movimento e una soluzione potrebbe essere presa anche all'ultimo momento. In ogni caso, nel Santo Sepolcro, chiuso ai fedeli dal 28 febbraio (e un periodo così lungo di chiusura non c'era mai stato nella storia recente), «la comunità dei frati francescani non ha mai cessato, né di giorno né di notte, di svolgere le celebrazioni previste, i riti, le processioni quotidiane e le preghiere liturgiche».

Nei giorni scorsi mons. William Shomali, vicario del Patriarcato di Gerusalemme, aveva detto ai media vaticani: «Probabilmente ci permetteranno di celebrare la Settimana Santa all'interno, ma in numero ridotto». Sulla messa delle Palme aveva ricordato il divieto di assembramenti e quindi una sorta di «piano b», ovvero l'ipotesi che il cardinale Pizzaballa preghi nella cappella del Dominus Flevit «con un piccolo numero di sacerdoti e monaci e benedica la città da lì».

19:26
19:26
Resistenza iraniana: «Saldate le porte delle celle del carcere di Evin»

Diverse porte delle celle del carcere iraniano di Evin, quello in cui il regime degli ayatollah rinchiude i suoi oppositori, sarebbero state saldate, intrappolando i prigionieri al loro interno, per prevenire evasioni in caso di attacchi ma esponendo i reclusi a rischi altissimi in caso di crolli o di incendi. E' quanto riportano diverse fonti, a partire dal comitato delle donne del Ncri, il Consiglio nazionale della resistenza iraniana.

Secondo quanto riportano altre fonti online, gran parte delle guardie carcerarie avrebbero nel frattempo lasciato i loro posti, abbandonando il carcere.

18:42
18:42
Sirene d'allarme nel nord di Israele per razzi dal Libano

Le sirene d'allarme risuonano a Safed, Ma'alot-Tarshiha e in altre città della Galilea a seguito degli attacchi di Hezbollah provenienti dal Libano. Lo riporta il Times of Israel.

Nel precedente attacco - avvenuto circa due ore fa dopo una pausa durata otto ore - un razzo ha colpito Safed causando danni a una strada e agli edifici circostanti, ma senza provocare feriti.

Intanto, «le raffinerie indiane progettano» una possibile «ripresa dell'acquisto di petrolio iraniano», e «altre raffinerie in Asia stanno valutando un'azione simile dopo che Washington ha temporaneamente revocato» alcune «sanzioni per alleviare la crisi energetica» provocata dalla guerra in Medio Oriente: lo scrive la Reuters sul proprio sito web citando «alcuni operatori del settore».

17:35
17:35
Iran: «Le navi giapponesi possono passare a Hormuz, basta contattarci»

L'Iran è disposto ad aiutare le navi giapponesi ad attraversare lo Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un'intervista all'agenzia Kyodo News.

«Non abbiamo chiuso lo stretto. Dal nostro punto di vista, lo stretto è aperto», ha affermato Araghchi. «È chiuso solo alle navi appartenenti ai nostri nemici, i Paesi che ci attaccano. Per quanto riguarda gli altri Paesi, le loro navi possono attraversare lo stretto», ha affermato, secondo una trascrizione più completa in persiano dell'intervista pubblicata sull'account Telegram di Araghchi. Questi Paesi, tra cui il Giappone, devono semplicemente «contattare» l'Iran per discutere la logistica del passaggio sicuro, ha aggiunto il ministro degli Esteri iraniano.

Il Giappone è il quinto importatore di petrolio, il 95% del quale proviene dal Medio Oriente e il 70% transita attraverso lo Stretto di Hormuz. Lunedì, Tokyo ha annunciato che avrebbe iniziato ad attingere alle sue riserve strategiche di petrolio, tra le più grandi al mondo, equivalenti a 254 giorni di consumo interno. Secondo i media statali iraniani, una fonte iraniana avrebbe minacciato Donald Trump con una «sorpresa» qualora decidesse di mettere piede sull'isola di Kharg. Lo scrive SkyNews citando l'agenzia di stampa iraniana Tasnim. La fonte avrebbe affermato: «Se il terrorista Trump commetterà un errore a questo proposito, gli riserveremo una sorpresa tale che non sarà nemmeno in grado di rimuovere le bare dei suoi soldati dalla nostra terra».

Secondo i media statali iraniani, una fonte di Teheran avrebbe minacciato Donald Trump con una «sorpresa» qualora decidesse di mettere piede sull'isola di Kharg. Lo scrive SkyNews citando l'agenzia di stampa iraniana Tasnim. La fonte avrebbe affermato: «Se il terrorista Trump commetterà un errore a questo proposito, gli riserveremo una sorpresa tale che non sarà nemmeno in grado di rimuovere le bare dei suoi soldati dalla nostra terra».

Intanto, secondo un funzionario politico israeliano citato da Ynet, «la guerra contro l'Iran continuerà per settimane. La prolungheremo di almeno altre due settimane». Funzionari della sicurezza hanno stimato che per ora «il centro di gravità continuerà a essere l'Iran», ma che l'operazione militare in Libano «si intensificherà presto». Hanno affermato che Hezbollah subirà «colpi duri che finora siamo riusciti a evitare di infliggere. L'operazione sarà molto potente. Ci sarà un danno grave e profondo alla loro capacità di lanciare razzi e missili. Non arriveremo a una situazione in cui non avranno missili, ma l'obiettivo è una netta distanza oltre il fiume Litani».

Nel frattempo, centinaia di manifestanti sono scesi oggi in piazza nel centro di Londra per chiedere la fine della guerra in Iran. Lo riporta Sky News sottolineando che alla manifestazione, organizzata dalla coalizione Stop the War, gli attivisti hanno esposto cartelli con le scritte «fermate le guerre di Trump», «dite a Starmer: smettete di armare Israele», «basta con l'ipocrisia nucleare» e «smettete di bombardare l'Iran».

15:13
15:13
L'Iraq: «Riprese le forniture di gas iraniano»

Le forniture di gas iraniano all'Iraq sono riprese a un ritmo lento, di cinque milioni di metri cubi al giorno, indica il ministero dell'elettricità iracheno secondo quanto riportato sul sito dell'agenzia di stampa britannica Reuters.

I flussi erano stati interrotti dopo l'attacco israeliano al principale giacimento di gas iraniano, South Pars, avvenuto mercoledì. Gli attuali cinque milioni di metri cubi rappresentano solo una frazione dei 50 milioni di metri cubi previsti dal contratto.

Funzionari iracheni affermano che i volumi aumenteranno gradualmente, ma non hanno fornito né una tempistica né dettagli sui danni subiti dagli impianti del gas iraniani.

14:51
14:51
«Sicurezza dello stretto di Hormuz: salgono a 22 i paesi pronti a impegnarsi»

Salgono a 22 i paesi pronti a impegnarsi per la sicurezza dello Stretto di Hormuz dopo una tregua nella guerra scatenata tre settimane fa dagli attacchi israelo-statunitensi all'Iran.

Lo si evince dal sito del governo britannico dove si legge che altri 16 paesi hanno aderito alla dichiarazione congiunta dei leader di Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone. «In seguito alla pubblicazione, Canada, Repubblica di Corea del Sud, Nuova Zelanda, Danimarca, Lettonia, Slovenia, Estonia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Repubblica Ceca, Romania, Bahrein, Lituania, Australia ed Emirati Arabi Uniti» hanno aderito all'iniziativa.

Indebolita capacità offensiva Iran su Hormuz

Intanto, l'esercito statunitense ha indicato che la capacità dell'Iran di minacciare lo Stretto di Hormuz è stata «indebolita» dal bombardamento, avvenuto questa settimana, di una struttura sotterranea dove erano stoccati missili da crociera e altre armi.

«Non solo abbiamo distrutto la struttura, ma anche siti di supporto ai servizi segreti e ripetitori radar missilistici utilizzati per monitorare i movimenti delle navi», ha affermato l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del comando militare statunitense per il Medio Oriente (Centcom), in un videomessaggio pubblicato sulla rete sociale X. «Di conseguenza, la capacità dell'Iran di minacciare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti è stata indebolita e non smetteremo di perseguire questi obiettivi».

12:20
12:20
«I missili iraniani su Diego Garcia sono una minaccia agli interessi britannici»

Il Ministero della Difesa britannico ha criticato gli attacchi iraniani definendoli «una minaccia per gli interessi britannici» dopo le notizie relative al lancio di due missili balistici contro la base militare anglo-americana di Diego Garcia.

Lo riporta SkyNews citando il portavoce del Ministero: «Gli attacchi sconsiderati dell'Iran, che si abbattono su tutta la regione e tengono in ostaggio lo Stretto di Hormuz, rappresentano una minaccia per gli interessi britannici e per gli alleati della Gran Bretagna.»

«I jet della Raf e altri mezzi militari britannici continuano a difendere il nostro personale e le nostre truppe nella regione», ha proseguito la Difesa Gb sottolineando che «questo governo ha concesso agli Stati Uniti il permesso di utilizzare le basi britanniche per operazioni difensive specifiche e limitate.»

Secondo quanto appreso da Sky News, i missili sono stati lanciati contro Diego Garcia prima dell'aggiornamento fornito ieri dal governo britannico sull'utilizzo delle sue basi da parte degli Stati Uniti.

11:27
11:27
«L'Iraq blocca la produzione di petrolio in concessioni straniere»

L'Iraq ha dichiarato lo stato di forza maggiore su tutti i giacimenti petroliferi sviluppati da compagnie petrolifere straniere, ordinando la chiusura totale della produzione nelle aree di concessione interessate, senza alcun risarcimento previsto dai termini contrattuali. Lo scrive Reuters, citando tre funzionari del settore energetico.

«La navigazione attraverso lo Stretto è stata gravemente compromessa da un'attività militare senza precedenti» recita una lettera del ministero del petrolio in una lettera datata 17 marzo e visionata da Reuters.

10:52
10:52
L'Iran: «Usa e Israele attaccano l'impianto nucleare di Natanz»

Gli Stati Uniti e Israele hanno colpito l'impianto nucleare iraniano di Natanz, ha dichiarato l'organizzazione per l'energia atomica della Repubblica islamica.

«A seguito dei criminali attacchi perpetrati dagli Stati Uniti e dal regime sionista usurpatore contro il nostro Paese, il complesso di arricchimento di Natanz è stato preso di mira questa mattina», ha affermato l'organizzazione in una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa Tasnim, aggiungendo che «non è stata segnalata alcuna perdita di materiale radioattivo» nella zona dell'Iran centrale.

«L'Aiea è stata informata dall'Iran che il sito nucleare di Natanz è stato attaccato oggi. Non è stato segnalato alcun aumento dei livelli di radiazione al di fuori del sito. L'Aiea sta esaminando la segnalazione». Lo scrive l'Agenzia per l'energia atomica delle Nazioni Unite su X. «Il direttore generale, Rafael Grossi, ribadisce l'appello alla moderazione militare per evitare qualsiasi rischio di incidente nucleare».

10:32
10:32
Operazione terrestre dell'esercito israeliano nel sud del Libano

L'Idf ha comunicato di essersi scontrato con Hezbollah nel sud del Libano, uccidendo quattro persone. Lo si legge su Telegram. «Durante un'operazione di terra mirata nel Libano meridionale, le truppe della 91esima Divisione hanno identificato diversi terroristi armati di Hezbollah. Le truppe hanno eliminato un terrorista in uno scontro a terra. Inoltre, hanno diretto un aereo dell'Aeronautica Militare Israeliana che ha colpito diversi altri terroristi che avevano aperto il fuoco contro truppe Idf. Successivamente, le truppe hanno eliminato altri tre terroristi con il fuoco dei carri armati».

Non sono stati segnalati feriti tra le truppe Idf. Nello stesso comunicato si specifica che inoltre, l'Aeronautica Militare Israeliana, agendo su informazioni di intelligence Idf, ha colpito diverse sedi di Hezbollah a Beirut.

10:11
10:11
Teheran conferma l'attacco all'isola Diego Garcia

Teheran conferma di aver lanciato due missili balistici contro la base congiunta anglo-americana sull'isola di Diego Garcia, nell'Oceano Indiano, a 3.810 chilometri dall'Iran: lo scrive Mehr.

«Questo lancio rappresenta un passo significativo nel confronto con gli Stati Uniti», sottolinea l'agenzia. Il fatto che l'Iran abbia preso di mira l'isola suggerisce che i suoi missili abbiano una gittata maggiore rispetto a quanto stimato. Il mese scorso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva affermato che Teheran aveva deliberatamente limitato la gittata dei propri missili a 2.000 km.

08:47
08:47
Bessent: «L'Iran testa del terrorismo mondiale, lo stiamo vincendo»

«L'Iran rappresenta la testa del serpente del terrorismo globale e, grazie all'operazione Epic Fury del presidente Trump, stiamo vincendo questa battaglia cruciale a un ritmo persino più rapido del previsto». Lo scrive sui social media il segretario al Tesoro americano annunciando il via libera, temporaneo, alla vendita di petrolio iraniano già in navigazione.

«In risposta agli attacchi terroristici dell'Iran contro le infrastrutture energetiche globali, l'amministrazione Trump continuerà a dispiegare la potenza economica e militare dell'America per massimizzare il flusso di energia verso il mondo, rafforzare l'offerta globale e adoperarsi per garantire la stabilità del mercato», ha sottolineato Bessent.

08:45
08:45
L'Iran lancia due missili contro l'isola Diego Garcia

L'Iran ha lanciato due missili balistici a raggio intermedio contro Diego Garcia, ma non ha colpito la base militare americano-britannica che sorge sull'isola nell'Oceano Indiano. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando diverse fonti ufficiali statunitensi. Uno dei missili ha avuto un malfunzionamento durante il volo, mentre una nave da guerra americana ha lanciato un intercettore SM-3 contro l'altro, ha precisato il quotidiano. Non è chiaro quando sia avvenuto l'attacco.

08:44
08:44
United Airlines taglia dei voli, «Prezzo del carburante schizzato alle stelle per la guerra»

La compagnia americana United Airlines ha annunciato una riduzione della propria capacità di volo a causa dell'impennata dei costi del carburante per la guerra contro l'Iran. Nelle ultime tre settimane, i prezzi del greggio sono schizzati a circa 100 dollari al barile e secondo Scott Kirby, amministratore delegato di United «il prezzo del petrolio raggiungerà i 175 dollari al barile e non scenderà a 100 dollari al barile prima della fine del 2027».

Se i prezzi dovessero mantenersi ai livelli attuali, il conto del carburante per United lieviterebbe di ulteriori 11 miliardi di dollari quest'anno, ha dichiarato Kirby in una nota ai dipendenti.

Di conseguenza, la compagnia aerea ha deciso che taglierà i voli sulle rotte che non risultano più redditizie agli attuali prezzi del carburante. Tuttavia, per il momento la domanda di passeggeri rimane solida, ha osservato Kirby, e United non procederà a tagli del personale o dei costi, né sospenderà gli investimenti.

08:43
08:43
Trump: «Valuto un ridimensionamento dell'operazione in Iran»

Donald Trump ha scritto in un lungo post su Truth che gli Stati Uniti sono vicini agli obiettivi della guerra in Iran e quindi stanno valutando un «ridimensionamento» dell'operazione militare.

Donald Trump scarica sull'Europa ed altre nazioni la responsabilità di garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz. «Sia pattugliato da chi lo usa, non da noi», ha detto il presidente su Truth. «Lo stretto di Hormuz dovrà essere pattugliato e presidiato, secondo necessità, dalle altre nazioni che lo utilizzano, gli Stati Uniti non lo fanno!», ha scritto Trump

«Se richiesto, assisteremo questi Paesi nei loro sforzi relativi a Hormuz, ma ciò non dovrebbe essere necessario una volta debellata la minaccia dell'Iran. È importante sottolineare che per loro si tratterà di un'operazione militare facile», ha aggiunto il tycoon.

«Siamo ormai molto vicini al raggiungimento dei nostri obiettivi e valutiamo di ridimensionare i nostri ingenti sforzi militari in Medio Oriente nei confronti del regime terroristico dell'Iran», ha sottolineato Trump che ha poi elencato i suddetti obiettivi.

«(1) Degradarne completamente le capacità missilistiche, i sistemi di lancio e tutto ciò che vi è correlato. (2) Distruggere l'industria della difesa iraniana. (3) Eliminare la loro Marina e la loro Aeronautica, inclusi i sistemi d'arma antiaerei. (4) Non consentire mai all'Iran di avvicinarsi, neppure lontanamente, al possesso di capacità nucleari e mantenere costantemente gli Stati Uniti in una posizione tale da poter reagire in modo rapido e incisivo a una simile eventualità, qualora dovesse verificarsi. (5) Proteggere, ai massimi livelli, i nostri alleati mediorientali, tra cui Israele, l'Arabia Saudita, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Kuwait e altri ancora».

08:41
08:41
Il punto alle 8:30

Il presidente Usa Donald Trump ha affermato in un lungo post su Truth che gli Usa «sono ormai molto vicini al raggiungimento dei propri obiettivi e stanno valutando di ridimensionare gli sforzi militari in Medio Oriente nei confronti del regime terroristico dell'Iran». Cinque gli obiettivi elencati, tra questi «la distruzione dell'industria di difesa iraniana» e «impedire a Teheran di avvicinarsi, neppure lontanamente, al possesso di capacità nucleari e mantenere costantemente gli Stati Uniti in una posizione tale da poter reagire in modo rapido e incisivo a una simile eventualità, qualora dovesse verificarsi».

Per quanto riguarda il carburante invece, l'Iran ha dichiarato di non avere eccedenze di petrolio greggio da offrire ai mercati internazionali, dopo che il segretario al Tesoro statunitense ha affermato che Washington potrebbe revocare le sanzioni sul petrolio iraniano in transito in mare. «Attualmente, l'Iran non ha praticamente più eccedenze di petrolio greggio in mare o da fornire ad altri mercati internazionali, e la dichiarazione del segretario al Tesoro statunitense ha il solo scopo di dare speranza agli acquirenti», ha scritto il portavoce del ministero del Petrolio iraniano, Saman Ghoddoosi su X