Sospeso il divieto di Trump: i giornalisti «pagliacci» tornano alla Casa Bianca

I giornalisti di CNN, MS NOW e Politico confezionano «storie false e diffamatorie basate su fonti ignote» e dunque «non dovrebbero avere accesso all'ufficio più importante del mondo. Si chiama Studio Ovale e merita decoro, rispetto e dignità; non deve essere profanato da pagliacci di serie B che distorcono, manipolano e screditano tutto ciò che scrivono o pubblicano». Così sentenziava qualche giorno fa il presidente USA Donald Trump, giustificando il ritiro del pass alla Casa Bianca ad alcuni cronisti dei media americani. Una bufera, alimentata dal successivo lancio della Trump TV, una piattaforma streaming in onda 24 ore su 24 con una selezione delle migliori imprese di The Donald. Per i critici, di fatto, una «televisione di Stato», impensabile in America. Weijia Jiang, ex presidente della Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, in un’intervista a Fox News ha evidenziato che gli Stati Uniti: «non possono avere una tv di Stato. È proprio questo che rende l’America tale. La necessità di attori indipendenti che possano svolgere il ruolo di osservatori». Per il governatore della California Gavin Newsom, invece, il lancio di una sua emittente è una mossa «per cercare di soffocare il fatto che lui (Trump, ndr) e la sua amministrazione corrotta stanno deludendo il popolo americano. Questo è un comportamento veramente autocratico da parte di un presidente fallimentare».
Le suddette testate giornalistiche sono dunque corse ai ripari facendo causa allo stesso tycoon, insieme al direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung, alla capo di gabinetto della Casa Bianca Susan Wiles e al direttore del Secret Service Sean Curran, chiedendo che il divieto venisse sospeso o bloccato del tutto: «Questa mattina abbiamo informato il Governo che presenteremo una denuncia per proteggere i nostri diritti sanciti dal Primo Emendamento (che garantisce, tra le altre cose, la libertà di stampa) e difendere il principio secondo cui il Governo non decide cosa la stampa riporta o pubblica», avevano spiegato i media in questione.
Detto, fatto. Nelle scorse ore il giudice federale Timothy Kelly - nominato dallo stesso presidente USA nel 2017 - ha ordinato d'urgenza all'amministrazione Trump di ripristinare temporaneamente l'accesso alla Casa Bianca ai giornalisti di CNN, MS NOW e Politico. Secondo la sentenza, citata dai media americani, la revoca dei tesserini stampa è avvenuta senza «un procedimento costituzionalmente adeguato». Kelly ha pure evidenziato che «gli individui devono ricevere notifica e avere la possibilità di essere ascoltati prima che il governo li privi di un interesse costituzionalmente protetto». Nella sentenza, il giudice ha stabilito un piano per le prossime due settimane, durante le quali i media e l'amministrazione Trump potranno continuare a presentare le proprie argomentazioni. L'ordine restrittivo emesso da Kelly sospende il divieto per 14 giorni, al fine di concedere più tempo per esaminare il caso. Il tycoon, nello specifico, accusa i giornalisti banditi di diffondere fake news che «violano la sicurezza nazionale» degli Stati Uniti, tuttavia, stando alla sentenza, le argomentazioni del governo «offrono scarso sostegno alla presunta esigenza di sicurezza nazionale».
Nei documenti presentati in tribunale, scrive la CNN, l’avvocato Ted Boutrous, rappresentante delle tre testate, ha denunciato che il divieto imposto da Trump contraddice precedenti sentenze, viola il giusto processo ed è stato emesso unicamente a causa del disprezzo del presidente USA per i giornalisti. Dopo la decisione del giudice, Boutrous ha dichiarato alla CNN: «Si tratta di una sentenza forte che difende la libertà di stampa, il giusto processo e lo stato di diritto. Apprezziamo molto la rapidità d'azione del tribunale».
Una coalizione di gruppi per la libertà di stampa e decine di testate giornalistiche ieri avevano presentato un documento legale a sostegno delle tre testate, sostenendo che «privare giornalisti e organi di informazione dei loro diritti a causa di un presunto punto di vista editoriale viola decenni di giurisprudenza della Corte Suprema». Il documento è stato firmato, tra gli altri, dal Reporters Committee for Freedom of the Press, da Reuters, dal Washington Post e pure da Fox News, televisione vicina al tycoon.
Le emittenti americane, dopo la mossa di Trump, avevano subito mostrato il proprio sostegno ai colleghi. Le principali reti televisive (ABC, CBS, NBC e Fox News) hanno smesso di coprire le conferenze stampa di Trump e il suo team a Washington, mentre il New York Times, il Washington Post e altre testate giornalistiche si sono astenute dal pubblicare foto scattate nell'ambito della copertura della Casa Bianca fino alla mezzanotte di lunedì scorso.
Il divieto imposto dal leader americano segna un'escalation delle tensioni tra la stampa e la sua amministrazione, la quale ha più volte cercato di colpire le testate giornalistiche. Durante il suo secondo mandato, il presidente USA ha citato in giudizio per diffamazione diversi quotidiani, tra cui il Wall Street Journal e il New York Times, e ha impedito ai giornalisti dell'Associated Press di accedere allo Studio Ovale.
Tra le altre cose, il giudice Kelly, nella sua sentenza, ha sottolineato che un articolo della CNN citato come motivo di preoccupazione per la sicurezza nazionale da parte del Dipartimento di Giustizia era stato «pubblicato mesi prima che il tesserino stampa della giornalista Betsy Klein venisse rinnovato quest'estate». All'inizio dell'udienza di mercoledì, il giudice ha pure fatto notare di aver presieduto un caso simile nel 2018, quando Trump cacciò il corrispondente della CNN Jim Acosta dopo un acceso scambio di battute, e di dover quindi attenersi ai precedenti giurisprudenziali del tribunale. Kelly in quella occasione fece rirpistinare l'acceso di Acosta alla Casa Bianca e Trump dichiarò che avrebbe inasprito le regole di comportamento che i giornalisti devono osservare nella residenza più famosa d'America.
