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Il premier britannico risponde al presidente USA Donald Trump, il quale si è detto pronto a uscire dall'Alleanza atlantica – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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20:35
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I mercati scommettono sulla fine della guerra: bene le Borse, giù il petrolio
I mercati scommettono su una fine vicina della guerra. Salgono così le Borse mondiali, a partire da quelle asiatiche dove Tokyo ha fatto un balzo del 5,3% e Seul l'8,4%, seguite dalle europee con Piazza Affari che ha segnato il maggior guadagno (+3,17%) mentre anche Wall Street è in chiaro rialzo.
In parallelo si è indebolito il dollaro e sono scese le quotazioni del petrolio, col Brent calato sotto la soglia dei 100 dollari al barile, salvo poi risalire leggermente (-1,5% a 102) come ha fatto poi il WTI texano, che ha toccato i 99 per muoversi successivamente sulla soglia 100 (-1%).
A dare fiducia su uno stop al conflitto in Medio Oriente sono state in prima battuta le parole di Donald Trump. Il presidente americano ha detto di ritenere che l'operazione militare in Iran finirà "entro due o tre settimane", poi ha scritto che Teheran ha chiesto un cessate il fuoco.
Pur abituati alle sue dichiarazioni talvolta contrastanti, gli investitori hanno scelto la linea dell'ottimismo senza curarsi delle minacce di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO, che hanno sostenuto gli acquisti sui gruppi degli armamenti come Leonardo (+7,9%) per l'idea che l'Europa dovrà spendere di più per la difesa.
Né i mercati hanno cambiato direzione quando l'Iran ha indicato che lo stretto di Hormuz rimarrà chiuso per le navi "nemiche": al pari del greggio il gas ha perso terreno e il TTF ad Amsterdam ha chiuso a -6,4% a 47,5 euro al megawattora.
Il clima positivo ha soffiato su tutti i listini europei. Se Milano e Madrid (+3,11%) si sono scaldate di più, hanno concluso in decisa crescita anche Francoforte (+2,73%), Parigi (+2,10%) e Londra (+1,85%).
Sul fronte del reddito fisso hanno oscillato i Treasuries e i loro rendimenti: i dati macroeconomici americani sui posti di lavoro creati dal settore privato e sulle vendite al dettaglio migliori delle attese hanno rafforzato le scommesse su un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve a fine anno. In flessione comunque i rendimenti dei titoli di Stato dell'eurozona: quello del BTP italiano è sceso al 3,8% e lo spread col Bund tedesco è così calato a 84,4 punti base.
20:34
20:34
Bahrein diffonde una bozza dell'ONU rivista sullo Stretto di Hormuz
Il Bahrein ha diffuso una bozza di risoluzione rivista al Consiglio di sicurezza dell'ONU sulla protezione del traffico marittimo commerciale all'interno e nei dintorni dello Stretto di Hormuz. Il testo mantiene la formulazione che autorizza «tutti i mezzi necessari», ma elimina l'esplicito riferimento a un'applicazione vincolante, riferiscono fonti diplomatiche del Palazzo di Vetro a New York.
La bozza iniziale, sostenuta da altri Stati arabi del Golfo, oltre che dagli USA, invocava esplicitamente il Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, che consente al Consiglio di sicurezza di autorizzare misure che spaziano dalle sanzioni all'uso della forza militare.
Secondo le fonti, l'adozione di una simile risoluzione sarebbe stata improbabile, poiché i partner dell'Iran - Russia e Cina - avrebbero posto il veto. Il testo rivisto invece elimina il riferimento al Capitolo VII.
«Non possiamo accettare che la situazione nello Stretto di Hormuz rimanga come è ora e non possiamo accettare il terrorismo economico contro la nostra regione e tutto il mondo», ha detto l'ambasciatore del Bahrein all'ONU, Jamal Fares Alrowaiei, presidente di turno del Consiglio di sicurezza. «Primariamente l'obiettivo del testo è assicurare la sicurezza marittima e trovare una soluzione sostenibile a una questione che non è nuova, ma è un problema che esiste da 40 anni o più», ha aggiunto, sottolineando che la bozza arriva in un «momento cruciale». «C'è un urgente bisogno di affrontare la questione, che si applica a Hormuz e a qualsiasi altro corridoio marittimo nel mondo - ha spiegato -. Speriamo venga adottata il prima possibile.»
19:23
19:23
Nuova ondata di raid su Teheran
L'esercito israeliano ha «avviato una nuova ondata di attacchi contro decine di obiettivi del regime iraniano nel cuore di Teheran», mentre, contemporaneamente, «l'aviazione opera per intercettare le minacce su tutti i fronti'». Lo comunica il portavoce dell'Idf in una nota.
In un messaggio in vista di Pesach, la Pasqua ebraica, il portavoce dell'esercito Effie Defrin ha anche ricordato ai cittadini che »le forze di difesa israeliane sono pronte alla difesa e all'attacco, via aria, mare e terra, determinate a proteggervi«. Allo stesso tempo, ha invitato a «ricordare che la difesa non è ermetica» ed esortato a «seguire sempre le istruzioni del Comando per il Fronte Interno».
La festività inizia stasera, quando le famiglie si riuniscono per la cena tradizionale del 'Seder', che andrà condotta nell'ambito delle limitazioni agli assembramenti in vigore dall'inizio della guerra.
Lanci missilistici dall'Iran
Oggi nel centro di Israele sono scattate le sirene consecutivamente più volte per via di lanci missilistici dall'Iran, con una intensità maggiore rispetto agli ultimi giorni. I vigili del fuoco stanno operando in quattro aree nel centro d'Israele, tra cui Tel Aviv, dove si sono registrati impatti da frammenti di intercettazioni e dalla dispersione di bombe a grappolo. I servizi di soccorso non riportano feriti per ora in nessuna delle aree colpite.
«Negli ultimi due giorni, l'aviazione israeliana ha attaccato circa 400 obiettivi del regime iraniano. Gli attacchi completati rientrano nella fase volta ad approfondire i danni ai sistemi e alle fondamenta del regime», ha comunicato ancora l'Idf. Tra gli obiettivi dei raid vi sono stati '«decine di siti di infrastrutture militari nel cuore di Teheran, 15 siti di produzione di armi, tra cui un complesso del ministero della Difesa iraniano centrale per la produzione e lo sviluppo di missili, sistemi di difesa aerea, siti di lancio, e impianti di produzione e stoccaggio di missili balistici».
19:20
19:20
'La guida suprema Khamenei è in buona salute'
Il nuovo leader iraniano, Mojtaba Khamenei, gode di ottima salute e non è apparso in pubblico a causa della guerra in corso. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, secondo quanto riportano diversi media. «Per quanto riguarda la sua salute, se ne è parlato molto ultimamente. Ma vi assicuro che sta bene. Non credo sia sorprendente, in un contesto di operazioni militari, che possa passare un po' di tempo prima che faccia un'apparizione pubblica», ha dichiarato Baghaei in un'intervista all'egiziano Al-Masry al-Youm. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha inoltre sottolineato che, a prescindere dalle circostanze, «il Paese è governato e difeso in modo estremamente efficace».
17:34
17:34
Iran smentisce Trump: non abbiamo chiesto un cessate il fuoco
Il portavoce del ministero degli esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha dichiarato che l'affermazione del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui Teheran avrebbe richiesto un cessate il fuoco, è falsa e infondata. Lo riportano i media iraniani citando la televisione di Stato dell'Iran.
Oggi Trump ha annunciato su Truth che l'Iran ha chiesto agli USA «un cessate il fuoco». «Ci penseremo quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sicuro. Fino ad allora, stiamo bombardando l'Iran fino all'oblio o, come si suol dire, di nuovo all'età della pietra!!!», ha scritto il presidente americano.
Ma le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno ribadito che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso ai «nemici» del paese. «La situazione nello Stretto di Hormuz è saldamente e pienamente sotto il controllo delle nostre forze navali», hanno sostenuto in una dichiarazione trasmessa dalla TV di Stato.
Da parte sua Axios, citando tre fonti americane, afferma che sono in corso trattative fra gli Stati Uniti e l'Iran su un cessate il fuoco in cambio dell'apertura dello Stretto di Hormuz. Secondo le fonti non è ancora chiaro se un accordo può essere raggiunto.
16:22
16:22
Si riunisce domani la "coalizione per Hormuz"
Si svolgerà domani - secondo i media britannici in formato virtuale - la riunione annunciata oggi dal premier Keir Starmer fra rappresentanti di 35 Paesi, europei e non, aderenti a una sorta di "Coalizione per Hormuz": Paesi impegnati a contribuire ad assicurare la riapertura dello Stretto di Hormuz e la libera navigazione commerciale nel vitale passaggio chiuso in larga parte dall'Iran al traffico petrolifero e di altri prodotti in risposta agli attacchi di Usa e Israele.
Starmer ha precisato che sarà presieduta dalla ministra degli Esteri del suo governo, Yvette Cooper, per una valutazione condivisa fra alleati e partner di "misure politiche e diplomatiche sostenibili per il ripristino della libertà di navigazione nello stretto e per la ripresa del transito di merci vitali". Non senza ribadire che queste ipotetiche misure potranno entrare in vigore solo dopo "la cessazione delle ostilità" attuali in Medio Oriente.
I media d'oltre Manica puntualizzano da parte loro, citando fonti governative, che i Paesi partecipanti - da remoto o in presenza - saranno i 35 firmatari della cosiddetta Dichiarazione di Londra su Hormuz: diffusa nei giorni scorsi da Downing Street e sottoscritta originariamente da sei firmatari (Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone), per poi ottenere l'adesione di una trentina di ulteriori Stati, inclusi alcuni arabi del Golfo.
11:59
11:59
Starmer difende la NATO: è l'alleanza militare «più efficace al mondo»
Il premier britannico Keir Starmer ha definito la NATO come l'alleanza militare «più efficace al mondo». La sua dichiarazione rappresenta una risposta alle dure accuse del presidente americano Donald Trump agli alleati europei rispetto al mancato o ridotto sostegno nella guerra contro l'Iran.
Il primo ministro ha anche annunciato che il Regno Unito ospiterà questa settimana un vertice multinazionale con circa 30 Paesi dedicato alla sicurezza dello Stretto di Hormuz.
L'iniziativa punta a coordinare la protezione delle rotte commerciali globali a fronte del conflitto in Medio Oriente, ha sottolineato Starmer in un intervento a Downing Street.
11:32
11:32
Trump: «La NATO è una tigre di Carta», e «considera seriamente» il ritiro degli USA
Donald Trump sta considerando seriamente il ritiro degli Usa dalla NATO: lo ha detto lo stesso presidente statunitense in un'intervista al Telegraph, definendo l'Alleanza «una tigre di carta» .
La NATO «è irriconoscibile», ha affermato. «Non mi sono mai lasciato convincere dalla NATO. Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e anche Putin lo sa, tra l'altro», ha aggiunto.
Nelle ultime settimane, il presidente americano ha criticato aspramente gli alleati per non aver contribuito alla riapertura dello Stretto di Hormuz, di fatto bloccato dall'Iran nel contesto della guerra in Medio Oriente.
«È stato davvero difficile da credere. E non ho fatto grandi pressioni. Ho solo detto 'Ehi', senza insistere troppo. Credo semplicemente che dovrebbe essere automatico», ha dichiarato Trump.
Il presidente ha aggiunto che gli Stati Uniti sono sempre stati presenti per i Paesi che necessitavano del loro sostegno, inclusa l'Ucraina, anche se «non era un nostro problema».
Rivolgendosi al Regno Unito, ha quindi affermato: «Non avete nemmeno una marina militare. Siete troppo vecchi e avete avuto portaerei che non hanno funzionato».
09:28
09:28
Borsa svizzera: ottima la partenza
Partenza a razzo per la Borsa svizzera, sulla scia delle borse asiatiche, a loro volta trascinate al rialzo dal ritornato ottimismo sulla fine della guerra tra Usa e Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz. Alle 9:05 l'incide principale SMI segna un rialzo dello 1,65% a quota 13'033,00.
09:28
09:28
Le Borse europee aprono in netto rialzo, in scia con i listini asiatici
Le Borse europee aprono in netto rialzo, in scia con i listini asiatici.
Sui mercati torna l'ottimismo dopo le parole di Donald Trump sulla fine della guerra in Medio Oriente. In questo contesto si registra il calo del petrolio e del gas mentre il dollaro si indebolisce sulle principali valute.
Avvio positivo per Francoforte (+2,85%), Parigi (+2,4%) e Londra (+1,1%). Milano guadagna dal canto suo il 2,08%.
09:27
09:27
Il petrolio vede la pace in Medio Oriente: scende sotto 100 dollari
Il petrolio scende sotto la soglia dei 100 dollari al barile mentre vede la possibilità di una fine del conflitto in Medio Oriente e la riapertura dello Stretto di Hormuz. In netto calo anche il prezzo del gas.
Il Wti registra un calo del 4,3% a 97,05 dollari al barile. Il Brent lascia sul terreno il 4,9% a 98,07 dollari. Seduta in calo anche per il prezzo del gas. Ad Amsterdam le quotazioni segnano una flessione del 5,3% a 47,99 euro al megawattora.
08:52
08:52
A Teheran decidono tutto le Guardie Rivoluzionarie
Le crescenti tensioni tra l'amministrazione del presidente Pezeshkian e la leadership militare iraniana hanno spinto il presidente in una «completa situazione di stallo politico», con le Guardie Rivoluzionarie che di fatto hanno assunto il controllo di funzioni statali chiave.
È quanto riferito a Iran International - emittente con sede a Londra - da fonti informate, secondo le quali il presidente avrebbe richiesto un incontro, negatogli, con la guida suprema Mojtaba Khamenei. Ma anche nella cerchia ristretta del nuovo leader religioso ci sarebbero forti tensioni.
Secondo Iran International, le Guardie Rivoluzionarie hanno bloccato le nomine e le decisioni presidenziali, erigendo un perimetro di sicurezza attorno al centro del potere e di fatto emarginando il governo dal controllo esecutivo. I tentativi di Pezeshkian di nominare un nuovo ministro dell'intelligence giovedì scorso sono falliti sotto la pressione diretta del comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi, secondo quanto riferito a Iran International da fonti a conoscenza della situazione.
Tutti i candidati proposti, incluso Hossein Dehghan, sono stati respinti. Si dice che Vahidi abbia insistito sul fatto che, date le condizioni di guerra, tutte le posizioni di leadership critiche e sensibili debbano essere selezionate e gestite direttamente dalle Guardie Rivoluzionarie fino a nuovo ordine.
Nel sistema politico iraniano tradizionalmente i presidenti nominano i ministri dell'intelligence solo dopo aver ottenuto l'approvazione della Guida Suprema, che detiene l'autorità ultima sui principali portafogli della sicurezza. Tuttavia, con le condizioni e la posizione della Guida Suprema Mojtaba Khamenei incerte nelle ultime settimane, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) sta di fatto impedendo al presidente di promuovere il proprio candidato preferito, consolidando ulteriormente la propria presa sull'apparato di sicurezza statale.
Consiglio militare esercita il controllo
Sempre secondo quanto risulta a Iran International, Pezeshkian ha ripetutamente richiesto un incontro urgente con Mojtaba Khamenei negli ultimi giorni, ma tutte le richieste sono rimaste senza risposta e non è stato possibile stabilire alcun contatto. Fonti informate affermano che un «consiglio militare» composto da alti ufficiali dell'Irgc esercita ora il pieno controllo sulla struttura decisionale centrale, imponendo un cordone di sicurezza intorno a Mojtaba Khamenei e impedendo che i rapporti governativi sulla situazione del Paese lo raggiungano. Sono inoltre emerse speculazioni sul fatto che le condizioni di salute di Mojtaba Khamenei possano contribuire agli attuali equilibri di potere.
Allo stesso tempo, si starebbe sviluppando una crisi interna senza precedenti nella cerchia ristretta di Mojtaba Khamenei. Alcuni stretti collaboratori starebbero spingendo per rimuovere Ali Asghar Hejazi, una figura influente nell'ufficio della Guida Suprema e responsabile della sua sicurezza. Le tensioni derivano dalla palese opposizione di Hejazi alla potenziale successione di Mojtaba Khamenei. Secondo fonti attendibili, Hejazi aveva precedentemente avvertito i membri dell'Assemblea degli Esperti che Mojtaba non possedeva le qualifiche necessarie per la leadership e aveva sostenuto che la successione ereditaria è incompatibile con i principi enunciati dalla Guida Suprema Ali Khamenei.
07:46
07:46
«Emirati pronti a scendere in campo per forzare Hormuz»
Gli Emirati Arabi Uniti si stanno preparando ad aiutare gli Stati Uniti e altri alleati ad aprire con la forza lo Stretto di Hormuz, hanno affermato funzionari arabi, una mossa che li renderebbe il primo Paese del Golfo Persico a diventare parte combattente, dopo essere stato colpito dagli attacchi iraniani. Lo scrive il Wall Street Journal.
Gli Emirati Arabi Uniti, riporta la testata Usa, stanno esercitando pressioni sul Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché adotti una risoluzione che autorizzi tale azione, hanno aggiunto i funzionari.
Lo stato del Golfo, scrive ancora il Wall Street Journal, ha avviato un'iniziativa per persuadere gli Stati Uniti e altri Paesi ad aprire la via navigabile con ogni mezzo necessario. In particolare, i diplomatici emiratini avrebbero esortato gli Usa e le potenze militari in Europa e Asia a formare una coalizione per aprire lo stretto con la forza, hanno affermato i funzionari.
Un funzionario degli Emirati Arabi Uniti ha osservato che il regime iraniano ritiene di combattere per la propria sopravvivenza ed è disposto a trascinare con sé l'economia globale nella morsa dello Stretto.
06:55
06:55
Israele lancia un «vasto attacco» su Teheran, esplosioni nella capitale iraniana
L'esercito israeliano ha dichiarato di aver effettuato oggi attacchi a Teheran, dove l'emittente statale iraniana Irib ha riportato esplosioni in diverse zone.
Un breve comunicato militare ha affermato che le forze israeliane hanno «completato un'ondata di attacchi su vasta scala contro siti infrastrutturali del regime terroristico iraniano a Teheran». Esplosioni sono state udite «nei quartieri nord, est e centrali» della capitale iraniana, ha riferito l'Irib.
06:50
06:50
Israele: «Intercettato un missile lanciato dallo Yemen»
L'esercito israeliano ha annunciato stamattina di intercettato un missile lanciato dallo Yemen, da dove i ribelli Houthi filoiraniani, hanno recentemente lanciato attacchi contro lo Stato ebraico.
«L'esercito ha rilevato un missile lanciato dallo Yemen verso il territorio israeliano», si leggeva in un comunicato pubblicato su Telegram prima che con un secondo messaggio venisse revocata l'allerta «in tutte le aree del Paese» pochi minuti dopo. Secondo i media locali, il proiettile è stato intercettato e non si sono registrati feriti.
06:34
06:34
Prime missioni dei bombardieri B-52 sull'Iran
Gli Stati Uniti hanno iniziato a far volare bombardieri B-52 sopra l'Iran. Lo ha riferito il capo dello stato maggiore congiunto Usa Dan Caine in un briefing pubblico al Pentagono, come riporta il Guardian. «Negli ultimi 30 giorni abbiamo colpito oltre 11.000 obiettivi. Con una crescente superiorità aerea, abbiamo anche lanciato le prime missioni dei B-52 su terraferma», ha detto Caine.
L'esercito americano rimane concentrato su «interdizione e distruzione delle catene logistiche e di approvvigionamento che alimentano» i programmi missilistici, di droni e di costruzione navale dell'Iran, ha aggiunto.
Secondo il New York Times, ciò significa di fatto che gli Stati Uniti hanno bloccato la capacità dell'Iran di sostituire le munizioni distrutte nei migliaia di bombardamenti americani. I bombardieri B-52 - a differenza degli aerei agili o stealth presenti nell'arsenale statunitense - sono considerati altamente vulnerabili ai sistemi antiaerei. La decisione di far volare questi aerei direttamente sopra l'Iran indica la fiducia dell'esercito americano di aver in gran parte distrutto la capacità dell'Iran di abbattere i pesanti bombardieri.
06:33
06:33
Il punto alle 06.00
L'autorità per l'aviazione civile del Kuwait ha dichiarato che l'aeroporto internazionale del Paese del Golfo è stato oggetto oggi di un attacco di droni iraniani, che ha provocato «un vasto incendio» ai serbatoi di carburante ma nessuna vittima. «L'aeroporto internazionale del Kuwait è stato oggetto di attacchi da parte di droni lanciati dall'Iran e dalle fazioni armate che sostiene», ha dichiarato il portavoce della Direzione generale dell'aviazione civile Abdullah Al-Rajhi citato dall'Agenzia di stampa del Kuwait (Kna). Il portavoce ha affermato che «i serbatoi di stoccaggio del carburante sono stati presi di mira, provocando un vasto incendio sul posto».
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha messo in discussione il rapporto transatlantico con la NATO come mai prima d'ora, dichiarando che gli Stati Uniti dovranno «riesaminare» la loro relazione con l'alleanza militare una volta terminata la guerra contro l'Iran. «Credo che purtroppo non ci siano dubbi sul fatto che, una volta terminato questo conflitto, dovremo riesaminare questa relazione. Dovremo riesaminare l'interesse che presenta la NATO per il nostro Paese nel quadro di questa alleanza», ha detto Rubio a Fox News aggiungendo che spetterà al presidente Donald Trump decidere in merito. «Se siamo arrivati al punto in cui l'alleanza NATO ci impedisce di utilizzare basi, in cui non possiamo più usarle efficacemente per difendere gli interessi degli Stati Uniti, allora la NATO è una strada a senso unico», ha affermato Rubio. «La NATO si riduce quindi semplicemente alla presenza delle nostre truppe in Europa per difendere l'Europa. Quando abbiamo bisogno del loro permesso per usare le loro basi militari, la loro risposta è "no"? Allora perché siamo nella NATO? Dobbiamo porci questa domanda», ha aggiunto il segretario di Stato americano.
Secondo quanto riferito dal Ministero della Salute libanese, attacchi israeliani sul sud di Beirut sud e una zona limitrofa hanno causato sette morti e decine di feriti. «L'incursione del nemico israeliano nella zona di Jnah a Beirut ha provocato, secondo un primo bilancio, cinque morti e 21 feriti», si legge in un comunicato del dicastero riferito a un'area nella parte meridionale dellca capitale del Libano. Gli attacchi a Jnah hanno preso di mira quattro auto parcheggiate in strada, ha dichiarato una fonte della sicurezza. Un altro attacco ha colpito un veicolo a Khaldeh, appena a sud di Beirut, uccidendo due persone e ferendone altre tre. L'esercito israeliano ha da parte sua dichiarato oggi di aver colpito un alto comandante di Hezbollah e un altro membro del gruppo sostenuto dall'Iran a Beirut in due attacchi separati, senza fornire dettagli sulle posizioni esatte.
