Strage nelle favelas di Rio: l'ONU chiede un'indagine immediata

A Rio de Janeiro è stata la giornata dei funerali e delle polemiche, dopo la maxi operazione di polizia contro il Comando Vermelho nei Complessi delle favelas di Penha e Alemao, finita con la mattanza di 138 persone.
Ma è stato anche il giorno dei retroscena e delle polemiche. Al centro c'è un dossier inviato all'amministrazione di Donald Trump. Un documento che il governo dello Stato di Rio - guidato dal bolsonarista Claudio Castro - ha consegnato direttamente al consolato degli Stati Uniti, senza informare l'esecutivo di Lula.
Il rapporto, preparato dall'area dell'Intelligence della segreteria di Pubblica sicurezza di Palazzo Guanabara, indica il Comando Vermelho come un'organizzazione terroristica con ramificazioni e attività negli Stati Uniti, descrivendone in dettaglio l'espansione nel Nord America, e individuando Penha e Alemao come suoi bastioni.
L'iniziativa - è stato spiegato dagli alleati di Castro - è una mossa per venire incontro all'amministrazione repubblicana Usa, intenzionata ad iscrivere il Comando Vermelho nella black list del terrorismo come già avvenuto con i venezuelani del Tren de Aragua e del Cartello dei Soles contro cui l'inquilino della Casa Bianca promuove una campagna di bombardamenti navali, con esecuzioni sommarie di presunti narcotrafficanti.
D'altra parte - come rilevato dal New York Times - in Brasile molti hanno visto la dimostrazione di forza di Castro come un tentativo di guadagnare consensi politici in vista delle elezioni del 2026, considerato che la questione della sicurezza nel Paese resta in testa a tutte le priorità nei sondaggi.
Non è sfuggito che il governatore - che martedì andrà a processo per abuso di potere politico ed economico rischiando di chiudere il mandato in anticipo - nel vantarsi di aver assestato un colpo al narcoterrorismo ha usato la stessa retorica di Trump. Ed è stato inoltre notato come l'estrema violenza dell'operazione di polizia richiami alla mente un post di Flavio Bolsonaro dell'ottobre scorso, quando il figlio dell'ex presidente di destra aveva invitato il segretario della Difesa Usa, Pete Hegsteh, ad attaccare le imbarcazioni dei narcos nella Baia di Guanabara. Proprio come accade al largo del Venezuela.
Gli alleati di Lula sono unanimi nel definire la carneficina di Rio una manovra elettorale. «Uno show montato sui morti e le lacrime di centinaia di madri», secondo il leader del Partito dei Lavoratori (Pt) Edinho Silva. Una «strage a fini elettorali, pianificata politicamente», per il presidente di Embratur, Marcelo Freixo. Mentre il ministro della Sicurezza, Ricardo Lewandowski, sottolinea «la sorpresa per il mancato preavviso al governo federale».
Ma i drappelli conservatori sono decisi a blindare Castro, convocato anche dal giudice Alexandre de Moraes della Corte suprema per il 3 novembre, per fornire spiegazioni. Una delegazione di governatori è arrivata a Rio, guidata dal vertice dello stato di Santa Catarina, Jorginho Mello (Pl), mentre i parlamentari liberali del partito di Bolsonaro, strumentalizzano la campagna elettorale del 2022, quando Lula era arrivato per un comizio fino al Complesso dell'Alemao in un «gesto di riconciliazione con le periferie», insinuando contiguità col Comando Vermelho.
Indagini
Intanto, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha chiesto un'indagine immediata sul raid della polizia a Rio de Janeiro. Il diplomatico ha dichiarato di essere estremamente preoccupato per il numero di morti nei complessi di Alemão e Penha, ed ha chiesto garanzie affinché le azioni delle forze dell'ordine rispettino le norme internazionali in materia di diritti umani.