Tante donne e volti nuovi nel governo di Andy Burnham

È formato da molte donne e da qualche volto nuovo il governo del neo premier britannico Andy Burnham, che ha adottato una visione ecumenica, coinvolgendo esponenti di diverse correnti dentro la maggioranza laburista all'insegna dell'unità. Ma non ha risparmiato una purga dei fedelissimi del suo predecessore a Downing Street, Keir Starmer.
Il re del Nord, come è stato soprannominato, e primo leader del Regno Unito nato cattolico, ha così contro ogni pronostico nominato come suo cancelliere dello Scacchiere, quindi titolare del Tesoro e responsabile dell'Economia, John Healey, dimessosi solo alcune settimane fa da ministro della Difesa per protestare rispetto alle promesse «non rispettate» da sir Keir nell'ambito delle spese per le forze armate e il riarmo.
La scelta di affidare all'esponente moderato, considerato una figura super partes fra le correnti del Labour, la poltrona più importante del nuovo governo di Londra sottolinea come il progressista Burnham intenda puntare su una figura di grande esperienza e «pro business», ma anche avere un occhio di riguardo proprio sul dossier della Difesa.
Intenzione confermata nel corso della telefonata odierna col presidente americano Donald Trump - la prima del leader britannico a livello internazionale - in cui ha sottolineato il suo impegno per la «difesa e la sicurezza» del Regno al fianco «dei suoi alleati».
Fra le previsioni è stata quindi del tutto disattesa quella di vedere la rampante 45enne Shabana Mahmood nell'incarico di cancelliera, in precedenza occupato dalla contestata Rachel Reeves, in quello che rappresenta uno smacco agli ambienti della City i quali - attraverso il Financial Times - avevano dato per certa alla vigilia la sua nomina.
Mahmood rimane così ministra dell'Interno, dove si è fatta paladina di una politica del rigore su immigrazione e ordine pubblico, in un segnale di continuità in questo delicato dossier da parte di Burnham. Mentre viene confermato il pronostico per il veterano progressista Ed Miliband, finora ministro dell'Energia, che è stato promosso alla guida del Foreign Office.
Risalta il fatto che nelle prime cinque nomine annunciate da Downing Street ci siano state tre donne. Oltre a Mahmood una fedelissima di Burnham, Louise Haigh, che era stata silurata da ministra dei Trasporti da Starmer a fine 2024 per aver mentito nel 2013 su un telefonino perduto e dato per rubato: a lei l'incarico di cancelliera del Ducato di Lancaster, coordinatrice dell'ufficio di gabinetto e prima segretaria di Stato (sorta di vicepremier de facto).
Resta nell'esecutivo Yvette Cooper, veterana del Labour 'governista' allevata con il marito (ed ex ministro) Ed Balls alla scuola di Gordon Brown ed ex titolare degli Esteri, e c'è il grande ritorno di Angela Rayner, l'ex vicepremier e grande amica di Andy, costretta a dimettersi l'anno scorso per aver pagato meno tasse del dovuto sull'acquisto di una casa. E sono confermati nel gabinetto anche il titolare uscente del Lavoro, Pat McFadden (destra laburista), e quella della Cultura, la progressista Lisa Nandy.
Ma prima di inaugurare le nomine, Burnham aveva condotto un ampio repulisti, esautorando diversi pezzi da novanta del precedente governo, considerati particolarmente vicini a Starmer, come David Lammy, che ha lasciato il ruolo di vicepremier e ministro della Giustizia, Peter Kyle, già titolare del Commercio, e Steve Reed ministro uscente per l'Edilizia e le Politiche abitative.
Non è mancato un retroscena sul siluramento di Reeves, sostituita da Healey: a quest'ultima era stato offerto un altro incarico, ma ha rinunciato, trattandosi inevitabilmente di una retrocessione rispetto alla poltrona ministeriale più importante di tutte.