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Terremoto in Venezuela, a La Guaira si scava a mani nude tra le macerie

Nello Stato più colpito dal sisma sono crollati 100 edifici: le aree più danneggiate sono Caraballeda e Catia La Mar – I morti confermati sono 235 – Il DFAE: «Al momento non ci sono informazioni che indichino la presenza di vittime svizzere» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Terremoto in Venezuela, a La Guaira si scava a mani nude tra le macerie
Red. Online
26.06.2026 06:38
11:21
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«Al momento non ci sono informazioni che indichino la presenza di vittime svizzere»

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), anche questa mattina conferma che al momento non ci sono informazioni che indichino la presenza di vittime svizzere.

11:14
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L'UE mobilita oltre 520 soccorritori per il terremoto in Venezuela

«Finora l'UE ha mobilitato oltre 520 soccorritori provenienti da Repubblica Ceca, Spagna, Italia, Francia, Germania, Portogallo e Paesi Bassi, personale medico dall'Italia e apparecchiature per le telecomunicazioni dal Lussemburgo» dopo il terremoto che ha colpito il Venezuela. Lo rende noto la commissaria europea alla gestione delle crisi, Hadja Lahbib, sui suoi canali social. La commissaria si è detta «grata di vedere sempre più paesi dell'Ue intervenire per aiutare il Venezuela».

10:52
10:52
Una donna estratta viva dalle macerie dopo quasi 36 ore

Una donna è stata estratta viva dalle macerie di un edificio crollato a La Guaira dopo quasi 36 ore dalle due scosse di terremoto che hanno sconvolto il Venezuela.

«Quando è iniziato il terremoto, mi sono aggrappata con tutte le mie forze allo stipite della porta così forte che mi sono rotta un dito», racconta in un video trasmesso dalla BBC.

Rivolgendosi alla telecamera pochi istanti dopo il suo salvataggio, e ancora su una barella, ha raccontato di essersi aggrappata allo stipite della porta «finché tutti i piani non sono crollati».

10:43
10:43
In partenza per il Venezuela anche la missione italiana

È in partenza dall'aeroporto di Pratica di Mare la missione del governo italiano per il Venezuela, coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile in collaborazione con il ministero degli Esteri e i vigili del fuoco. Il team, composto da 97 persone tra sanitari, soccorritori e funzionari dell'unità di crisi della Farnesina, raggiungerà l'area colpita dal terremoto a bordo di un velivolo messo a disposizione dell'Aeronautica Militare per offrire sostegno alla popolazione venezuelana e aiutare nella ricerca dei dispersi sotto le macerie.

«Sentiamo una grande responsabilità e un senso di apertura delle relazioni - dice il capo missione Paolo Vaccari - Portiamo con noi personale sanitario, di ricerca e soccorso e beni di assistenza primari. Stanno chiedendo in particolare tende e non è escluso che le manderemo anche noi in futuro». «La situazione è molto complessa, simile al terremoto in Turchia o quello in Nepal. La prima cosa che faremo è prendere contatti con le autorità locali per capire le esigenze operative - spiega Ciro Bolognese, team leader del modulo Usar dei vigili del fuoco -, sicuramente ci dedicheremo al soccorso e ricerca in maceria per tentare di salvare vite umane».

10:40
10:40
In arrivo dalla Spagna due squadre di soccorso

La Spagna ha inviato due squadre di soccorso in Venezuela dopo il violento doppio terremoto che ha colpito il Paese. Nella notte è decollato dalla base madrilena di Torrejon de Ardoz un aereo A330 dell'Areonautica militare spagnola, con a bordo 59 militari dell'Unità militare di Energenza (Ume), specializzati nelle operazioni di ricerca e soccorso urbano. Secondo il ministero della Difesa, il contingente comprende soccorritori Usar, otto unità cinofile e due ingegneri dell'Esercito.

Il premier, Pedro Sanchez, che ha avuto un colloquio telefonico con la presidente ad interim venezuelana, Delcy Rodriguez, ha inoltre confermato che alla prima si è unita una seconda squadra dei servizi di emergenza, composta da 40 vigili del fuoco specializzati negli interventi sugli edifici crollati, con 8 cani di ricerca e personale sanitario, oltre a un team dell'Agenzia spagnola per la cooperazione allo sviluppo (Aecid), che prevede di allestire un ospedale da campo nel Paese colpito.

09:16
09:16
Oltre 50.000 le persone disperse sul sito web venezuelano

Oltre 50.000 persone risultano ancora disperse dopo i terremoti che hanno colpito il Venezuela nella notte tra mercoledì e giovedì. Lo riporta il sito web venezuelano dedicato alle persone scomparse.

Il sito permette alle persone di condividere i dettagli e l'ultima posizione dei propri cari, nella speranza di contribuire alle operazioni di ricerca e soccorso in tutto il paese.

06:39
06:39
Il punto alle 6.00

Il bilancio delle vittime del terremoto in Venezuela ha raggiunto quota 235, come ha annunciato il ministro della Salute Carlos Alvarado. «Purtroppo abbiamo registrato 235 pazienti arrivati privi di segni vitali o deceduti dopo l'arrivo presso le nostre strutture sanitarie», ha dichiarato Alvarado in televisione. Il dato precedente era di 188 morti.  Una donna è stata tirata fuori dalle macerie viva, ventiquattro ore dopo il terremoto, a Chacao, uno dei centri più colpiti dal sisma. Lo ha reso noto sui social il sindaco Gustavo Duque. «Ci troviamo presso l'edificio Don Pepe dove, fortunatamente, stiamo salvando una residente. Dio è grande», ha dichiarato il primo cittadino dall'esterno dell'edificio distrutto.

A La Guaira si scava a mani nude

In questo momento ci sono oltre 70mila famiglie venezuelane senza un tetto, ha reso noto il ministro dell'Interno parlando alla tv pubblica, aggiungendo che a La Guaira, lo stato più colpito dal terremoto, sono crollati 100 edifici. Le aree più danneggiate nello stato sono Caraballeda e Catia La Mar. In precedenza il ministro della Salute aveva informato che i feriti al momento sono 4.300. Tuttavia, a La Guaira si scava a mani nude. Le squadre di soccorso sono poche e male attrezzate: non hanno i macchinari necessari per smuovere le macerie e tentare di salvare le persone ancora sotto i calcinacci. Lo denunciano tanti parenti delle persone intrappolate sotto le case crollate, parlando ai cronisti che sul posto stanno raccontando sui social questo tragico momento, raccogliendo la disperazione di chi, 27 ore dopo il sisma, ora si sente abbandonato.

In tanti hanno preso l'iniziativa, unendosi ai pochi vigili del fuoco e ai volontari, negli sforzi per cercare di smuovere le montagne di calcinacci anche a mani nude. Molti di loro, per tutto il giorno, hanno parlato continuamente con i loro cari intrappolati per tenerli coscienti. Però, man mano che sono passate le ore, raccontano che purtroppo le voci si sono fatte sempre più flebili, sino a sparire per sempre. «Mia moglie non ce l'ha fatta. Si stava facendo il bagno quando ci sono state le scosse. Abbiamo tentato di scappare. Io sono riuscito a lasciare il palazzo, lei invece è caduta, ha battuto la testa ed è rimasta bloccata», ha raccontato in lacrime un uomo distrutto dal dolore.

Aiuti dal Messico

Nel frattempo, il Messico ha inviato oggi un contingente di soccorso in Venezuela per fronteggiare i danni causati dai due forti terremoti che ieri hanno colpito la regione centro-settentrionale del Paese. Lo ha confermato la presidente Claudia Sheinbaum, ribadendo il sostegno del suo governo: «La nostra solidarietà al popolo del Venezuela. Oggi parte una squadra di soccorritori e personale sanitario del ministero della Difesa. Una volta installati lì e dopo aver parlato con le autorità, determineremo il personale aggiuntivo che si renderà necessario». La prima brigata d'emergenza è composta da 250 militari, 5 unità canine, 4 velivoli, un drone, attrezzature specializzate per la ricerca e materiali sanitari di cura. Rispondendo alle domande sull'eventuale apertura di centri di raccolta per i beni di prima necessità, la leader ha precisato che «in questo momento, ci hanno chiesto soccorritori e supporto di personale sanitario, non ci hanno chiesto sostegno alimentare». Al momento, ha aggiunto Sheinbaum, le autorità messicane non registrano connazionali feriti, dispersi o deceduti nella tragedia, ma la situazione resta sotto costante verifica.