Elezioni

«Ti diamo 350 mila corone se torni al tuo Paese»: la Svezia si prepara al voto in un clima anti-immigranti

Il Governo del Paese scandinavo, in vista delle elezioni parlamentari del 13 settembre, ha puntato su una dura campagna contro i richiedenti l'asilo - Sui cartelloni rivolti agli stranieri: «Ti manca Mogadiscio? Il sussidio di rimpatrio ti aiuterà a tornare a casa»
© Shutterstock
Michele Montanari
12.09.2026 10:30

Un deciso giro di vite nei confronti dei migranti. Un tempo nota per la sua accoglienza verso i richiedenti l'asilo, la Svezia ha drasticamente cambiato le sue politiche nell’ultimo decennio. Nel 2015 Stoccolma ha accolto 163 mila migranti, il secondo numero più alto in Europa in rapporto alla popolazione. Entro il 2025, la cifra è crollata del 96%.

L’anno scorso Stoccolma ha ricevuto soltanto 6.700 domande d’asilo. Solo il 23% di queste è stato approvato. Meno della metà della media dell’Unione europea, evidenzia ilPost.

Dopo aver gradualmente chiuso i suoi confini, la coalizione alla guida del Paese ha iniziato a elargire il cosiddetto «sussidio di rimpatrio». Il governo svedese, scrive la Reuters, in vista delle elezioni parlamentari di domenica 13 settembre, ha offerto soldi ad alcuni residenti nati all'estero per andarsene dal Paese scandinavo. La proposta non è nuova. A settembre del 2024, il Governo sostenuto dai Democratici Svedesi, schieramento di destra anti-immigrazione, decise di aumentare la somma già offerta agli immigrati che lasciano il Paese fino a 350 mila corone (circa 30 mila franchi).

«Siamo nel mezzo di un cambiamento di paradigma nella nostra politica migratoria», spiegò ai giornalisti il ministro delle Migrazioni, Johan Forssell. I richiedenti l'asilo, prima di quell’annuncio, potevano ricevere fino a 10 mila corone (circa 830 franchi) per adulto e 5 mila corone (415 franchi) per bambino, con un tetto massimo di 40 mila corone (3.300 franchi) per famiglia. Il sussidio, dunque, esiste da tempo, ma secondo la destra svedese è stato finora poco attraente per essere effettivamente incisivo.

Dall'inizio del 2026, il governo svedese, salito al potere nel 2022 con la promessa di ridurre l'immigrazione e la criminalità, in vista delle elezioni ha quindi spinto ulteriormente per convincere i possessori di permessi di soggiorno extra-UE ad andarsene. Da luglio scorso, in concomitanza con l'inizio della campagna elettorale, la proposta ha iniziato a campeggiare sulle fiancate degli autobus, nonché sulla cartellonistica dei quartieri con un’alta concentrazione di stranieri. «Ti manca Mogadiscio? Il sussidio di rimpatrio ti aiuterà a tornare a casa», recita, ad esempio, un annuncio rivolto agli immigrati somali. Il progetto è stato finanziato dal partito di estrema destra dei Democratici Svedesi, che non fa parte del Governo guidato da Ulf Kristersson, ma lo sostiene in Parlamento. L'attuale Esecutivo è composto da una coalizione che include esponenti del Partito Moderato, dei Democratici Cristiani e dei Liberali, con l'appoggio esterno dei Democratici Svedesi, i quali puntano ad entrare in Governo per una coalizione a quattro.

«Migliorare il processo di rimpatrio è una delle priorità del mio Governo», ha dichiarato il primo ministro Ulf Kristersson presentando il suo programma dal budget di 1,3 miliardi di corone svedesi. Il risultato delle elezioni di domenica, tuttavia, è molto incerto. Stando all’ultimo sondaggio pubblicato dal Dagens Nyheter, il più diffuso quotidiano svedese, le elezioni politiche di domenica potrebbero segnare una sostanziale parità tra lo schieramento conservatore attualmente al governo e l’opposizione di centro sinistra. Le rilevazioni DN/IPSOS a poche ore dall’apertura delle urne danno la coalizione della leader socialdemocratica Magdalena Andersson davanti ai partiti che sostengono il premier uscente Ulf Kristersson con un margine minimo: 49,3% contro 49%. La coalizione di centrosinistra è formata da Socialdemocratici, Verdi e Partito della Sinistra. I dati, naturalmente, vanno presi con le pinze.

Il caso svedese è sorvegliato speciale: governi e partiti politici di tutta Europa stanno osservando con attenzione quanto avviene nel Paese scandinavo. Mary Khan-Hohloch, europarlamentare di AfD, che domenica scorsa ha ottenuto il 44% dei voti alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, ha accolto con favore l'iniziativa di Stoccolma: «Tenuto conto dei considerevoli oneri finanziari e sociali che molti Paesi europei si trovano ad affrontare a causa delle politiche migratorie adottate finora, è probabile che l'interesse per programmi efficaci di rimpatrio e remigrazione continui a crescere», ha dichiarato alla Reuters.

Nonostante la proposta economica rivolta ai migranti sia diventata più allettante, quest’anno solo 171 persone hanno accettato di andarsene. I Democratici Svedesi vorrebbero estendere l'offerta anche agli immigrati con cittadinanza svedese, a patto che poi rinuncino al secondo passaporto: «È lì che si trovano i numeri più elevati», ha affermato il portavoce del partito estremista, Ludvig Aspling, sottolineando come i bersagli ideali siano quei cittadini che faticano a mantenersi economicamente e parlano poco lo svedese.

Stoccolma, scrive The Independent, ha inoltre iniziato a inasprire altre norme: non rilascia più permessi di soggiorno permanenti e obbliga gli immigrati a richiederli nuovamente ogni tre anni.

Ad agosto, il Governo ha lanciato i primi test di cittadinanza obbligatori per chi cerca di ottenere il passaporto svedese, con domande su tutto lo scibile svedese, dalla linea di successione al trono e sulla festa di mezza estate (Midsommar) e le sue origini. Il ministro Johan Forssell ha sottolineato che tali test sono importanti per sottolineare il valore della cittadinanza, in quanto quest'ultima comporta diritti, ma pure obblighi. «Si tratta di requisiti assolutamente ragionevoli. Ciò che è irragionevole è che fino ad ora tu sia riuscito a diventare cittadino senza sapere nulla della Svezia e senza parlare una sola parola di svedese», ha dichiarato.