Tensioni

Trivellazioni in Groenlandia in cerca del petrolio: per gli USA è una doccia fredda (per ora)

La società Greenland Energy, vicina al presidente Donald Trump, puntava a iniziare i lavori già il prossimo anno, ma il Governo di Nuuk tira il freno
Red. Online
16.08.2026 19:00

Il presidente USA Donald Trump non ha mai smesso di pensare alla Groenlandia, l’isola artica ricca di materie prime situata in una posizione strategica rispetto ai piani di difesa degli Stati Uniti.

Negli scorsi giorni, il Guardian ha fatto sapere che una compagnia petrolifera americana legata al tycoon si sta preparando a perforare pozzi in territorio groenlandese, nonostante il Governo di Nuuk non abbia ancora concesso alcuna autorizzazione per le trivellazioni.

Senza il via libera della Groenlandia, sulla costa orientale dell’isola sono comunque già state sbarcate attrezzature preparatorie per cercare il petrolio. Una mossa che ha indispettito Nuuk.

Il governo della Groenlandia ha dapprima lanciato un «forte avvertimento», precisando che non è stata concessa alcuna autorizzazione per l’arrivo dei cercatori di oro nero statunitensi. «Tutte le future questioni logistiche devono essere concordate e approvate dall'autorità per le risorse minerarie, prima di essere attuate», ha precisato l’Esecutivo in una nota. Trump, dal canto suo, ha fatto spallucce, pubblicando un’immagine su Truth Social, che lo raffigura mentre sovrasta un villaggio groenlandese e la scritta «Ciao, Groenlandia!».

Nelle scorse ore, rivela ancora il Guardian, le autorità groenlandesi hanno costretto la Greenland Energy, società texana fondata lo scorso anno e legata a Donald Trump, a rinviare le trivellazioni nel territorio artico, smentendo inoltre le affermazioni dell'inviato del capo della Casa Bianca, Jeff Landry, attuale governatore della Louisiana, secondo cui gli americani avrebbero potuto iniziare a estrarre petrolio già il prossimo anno.

Durante i colloqui tra i petrolieri USA e i funzionari groenlandesi sono emerse preoccupazioni sulle tempistiche dell’operazione: per Nuuk servirebbe infatti più tempo per valutare l'impatto ambientale e sociale delle trivellazioni nella Terra di Jameson, la piccola penisola nella Groenlandia orientale, appartenente al comune di Sermersooq. Le autorità dell’isola devono ancora decidere se autorizzare le operazioni in una zona umida, protetta, che ospita uccelli rari e i buoi muschiati, da cui dipendono i cacciatori locali.

Dopo una visita nel territorio artico, Jeff Landry aveva affermato che il petrolio presumibilmente presente sotto la Groenlandia potrebbe alleviare la crisi energetica causata dall'attacco statunitense all'Iran. Landry, il cui obiettivo dichiarato è «rendere la Groenlandia parte degli Stati Uniti», ha quindi affermato: «Potremmo avviare la produzione di quei barili entro una decina di mesi circa».

La società Greenland Energy, costituita lo scorso anno, ha annunciato di voler investire 60 milioni di dollari raccolti dagli investitori per finanziare le trivellazioni in cambio di una quota di maggioranza nel progetto. I suoi rappresentanti hanno precisato che l'impresa petrolifera «non è legata all'annessione americana», eppure la società ha stabilito molteplici collegamenti con l'amministrazione Trump, mentre, come detto, l'inviato del tycoon intende «rendere la Groenlandia parte degli Stati Uniti».

Greenland Energy ha inoltre incaricato Phil McGraw, meglio conosciuto come Dr. Phil, un noto ex conduttore televisivo di destra che ha fatto parte della commissione per la libertà religiosa di Trump, di realizzare una serie di documentari per «catturare la missione di questi moderni cercatori di petrolio». E non solo, ha nominato come direttore un veterano della Marina statunitense che sta lavorando al Golden Dome, il piano di difesa missilistica che, nel progetto di Trump, dovrebbe includere pure la Groenlandia. Intanto, la nave con a bordo 300 container di attrezzature per la perforazione che doveva salpare dal Canada il prossimo 12 settembre resta in nel porto, in attesa di un via libera.