Troppe vittime dell'alluvione: in Nepal si procede con sepolture di massa

A una settimana di distanza dalla tragica «alluvione lampo», il Nepal fa ancora i conti con il dolore e la devastazione che hanno colpito il suo territorio. Secondo l'ultimo bilancio delle autorità nepalesi, i morti confermati sono 1.114, ma altre 3.916 persone risultano ancora disperse. Dal canto loro, i media statali cinesi hanno riferito che sul versante tibetano i morti confermati sono 16, ma altre 546 persone mancano ancora all'appello. Si tratta di dati che, tuttavia, porterebbe il bilancio provvisorio complessivo delle vittime della tragedia a 1.130, con un numero di dispersi pari a 4.462.
Nel frattempo, le autorità nepalesi hanno cominciato a fare sepolture di massa dei corpi recuperati dopo l'alluvione. Il numero di cadaveri, infatti, continua ad aumentare e i luoghi dove conservarli scarseggiano. Per questa ragione, sono state sepolte anche persone che non erano ancora state identificate. Prima di procedere è stato tuttavia prelevato loro un campione di DNA, per consentire analisi in futuro. Si tratta di uno dei pochi aspetti sui quali il governo nepalese ha accettato aiuti dall'estero, soprattutto da Cina e dall'India. Ciononostante, molte persone, soprattutto in Nepal, si sono indignate per la decisione di avviare le procedure di massa. La comunità nepalese, per lo più induista, ha infatti respinto la misura, definendola contraria alle loro tradizioni religiose. Le famiglie nepalesi, come scrive Euronews, hanno quindi celebrato funerali simbolici «liberare le anime dei loro cari», dispersi dopo le inondazioni. Molti di loro, con il passare dei giorni, hanno ormai perso le speranze di ritrovare
Secondo i media internazionali, a partire da sabato centinaia di corpi sono stati sepolti nelle foreste della città di Bharatpur e nella capitale Kathmandu. Come detto, il numero di corpi era troppo elevato per permetterne la conservazione. Le infrastrutture del Nepal sono molto limitate e gli obitori del distretto di Chitwan – dove si trova Bharatpur – avevano una capacità ridotta, di poche decine di cadaveri. In un primo momento, le autorità locali avevano richiesto apposite celle frigorifere, ma nonostante gli sforzi del ministero degli Esteri, queste strutture non sono state recapitate in tempo. «Siamo stati lasciati senza altre opzioni», ha spiegato un funzionario locale alla Reuters. «Eravamo preoccupati per i rischi sanitari derivanti dalla rapida decomposizione dei corpi».
Ognuna delle tombe in cui sono stati sepolti i corpi è stata segnalata con un apposito cartellino di metallo e un numerino: segni necessari per identificare il punto in cui è stata sepolta una persona, qualora non venisse identificata col DNA. Non solo. Per consentire il riconoscimento delle salme, le autorità hanno fotografato i cadaveri. In una sala comunale è stato disposto uno schermo sul quale scorrono le immagini: i familiari che si trovano nell'area possono quindi riconoscere i loro cari attraverso queste immagini. Un processo straziante, ma necessario per attribuire a ogni corpo un nome.
