L'incontro

Trump a Pechino: «Avremo un futuro fantastico insieme»

Xi: «Cina e Stati Uniti dovrebbero essere partner anziché rivali» e il 2026 dovrebbe essere «un anno storico» – Ma i due Paesi potrebbero «entrare in conflitto» se la questione di Taiwan venisse gestita in modo errato
© KEYSTONE (AP Photo/Mark Schiefelbein)
Red. Online
14.05.2026 08:12

Donald Trump è a Pechino ed è stato accolto dal presidente Xi Jinping alla Grande Sala del Popolo in piazza Tienanmen. I due leader si sono stretti la mano. Durante il bilaterale, il presidente USA ha detto al leader cinese che le due superpotenze avranno un "futuro fantastico insieme". "È un onore essere qui con te. È un onore essere tuo amico, e le relazioni tra Cina e Stati Uniti saranno migliori che mai".

La visita a Pechino è la prima di un presidente degli Stati Uniti in quasi un decennio, e l'accoglienza sfarzosa cela una serie di tensioni commerciali e geopolitiche irrisolte tra i due Paesi.

Il momento della storica stretta di mano tra Xi Jinping e Donald Trump. © KEYSTONE
Il momento della storica stretta di mano tra Xi Jinping e Donald Trump. © KEYSTONE

Chi sono le cinque persone che Trump ha salutato dopo Xi

Dopo essere stato accolto davanti alla Grande sala del popolo dal presidente cinese Xi Jinping con una stretta di mano, il presidente statunitense Donald Trump ha salutato diversi alti funzionari di Pechino. Il primo a essere salutato dal presidente degli Stati Uniti è stato Cai Qi, capo di gabinetto di Xi e ritenuto una delle figure più potenti della cerchia ristretta del leader comunista. Il capo di gabinetto supervisiona l'ideologia del partito, oltre alla sicurezza di Xi, ai suoi impegni e ad altre questioni organizzative quotidiane. Dopo Cai, Trump ha stretto la mano al ministro degli Esteri Wang Yi, il massimo diplomatico cinese, che ricopre anche il ruolo di direttore dell'ufficio della commissione centrale per gli affari esteri del Partito Comunista, l'organo che decide l'orientamento generale della politica estera del Paese. A seguire, il tycoon ha salutato He Lifeng, che dal 2023 è il principale negoziatore di Pechino per gli affari economici e commerciali con Washington, come dimostra l'incontro avuto ieri in Corea del Sud con il segretario al Tesoro USA, Scott Bessent. He è un confidente di lunga data di Xi e vice premier del Paese. Infine Trump ha salutato anche Dong Jun, ministro della Difesa cinese, e Zheng Shanjie, massimo responsabile della pianificazione economica cinese, capo della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma.

«Cina e Stati Uniti dovrebbero essere partner anziché rivali»

Xi Jinping ha dichiarato che si aspetta che il 2026 sia un «anno storico e di svolta» che aprirà un nuovo capitolo nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti, sottolineando che i due Paesi hanno più interessi comuni che divergenze. Il successo di uno è un'opportunità per l'altro, e una relazione bilaterale stabile è un bene per il mondo, ha aggiunto Xi, sottolineando che Cina e Stati Uniti dovrebbero essere partner anziché rivali e che i due Paesi dovrebbero aiutarsi a vicenda per avere successo e prosperare insieme, e trovare il modo giusto affinché i grandi Paesi possano andare d'accordo nella nuova era. «Attendo con interesse le nostre discussioni sulle questioni fondamentali importanti per i nostri due Paesi e per il mondo, e di lavorare insieme a voi per tracciare la rotta e guidare la gigantesca nave delle relazioni sino-americane, in modo da rendere il 2026 un anno storico e di riferimento che apra un nuovo capitolo nelle relazioni sino-americane», ha detto Xi.

I legami economici tra Cina e Stati Uniti sono reciprocamente vantaggiosi e di natura vantaggiosa per entrambe le parti, ha aggiunto il presidente cinese. «Ieri, i nostri team economici e commerciali hanno raggiunto risultati nel complesso equilibrati e positivi. Si tratta di una buona notizia per i cittadini dei due Paesi e per il mondo». I fatti hanno dimostrato più volte che le guerre commerciali non hanno vincitori, ha osservato. «Laddove esistono disaccordi e attriti, la consultazione su un piano di parità è l'unica scelta giusta», ha affermato Xi, invitando le due parti a sostenere congiuntamente il buon slancio che hanno lavorato duramente per creare.

Ma su Taiwan...

Xi Jinping ha però avvertito Trump che Stati Uniti e Cina potrebbero «entrare in conflitto» se la questione di Taiwan venisse gestita in modo errato. Nel corso dei colloqui, il leader cinese ha sollevato con il presidente degli Stati Uniti la delicata questione di Taiwan e ha sottolineato che «la questione di Taiwan è il tema più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti» e che «se gestita correttamente, le relazioni tra i due Paesi possono mantenere una stabilità generale», ma «se non gestita correttamente, i due Paesi potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto, spingendo l'intero rapporto sino-americano in una situazione molto pericolosa».

Dal canto suo, la portavoce del governo di Taiwan, Michelle Lee, ha riferito ai giornalisti che gli Stati Uniti hanno espresso «un chiaro e fermo sostegno» a Taiwan. «La parte statunitense ha ripetutamente ribadito il proprio chiaro e fermo sostegno a Taiwan».

Il WP: «La Cina sfrutta la guerra in Iran per massimizzare i vantaggi sugli USA»

Un'analisi riservata dell'intelligence USA descrive in dettaglio come la Cina stia sfruttando la guerra in Iran per massimizzare il proprio vantaggio sull'America in ambito militare, economico, diplomatico e in altri settori. Lo riporta il Washington Post, in base a quanto riferito da due funzionari statunitensi che hanno letto il rapporto. La valutazione è stata redatta in settimana per il capo di Stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, e ha destato allarme all'interno del Pentagono riguardo ai costi geopolitici del braccio di ferro tra Washington e Teheran. Prodotto dalla direzione d'intelligence dello Stato maggiore congiunto, l'analisi valuta la risposta di Pechino alla guerra iraniana coi quattro strumenti del potere statale: diplomatico, informativo, militare ed economico.

Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno dato inizio alla guerra in Iran, lo scorso 28 febbraio, la Cina ha venduto armi agli alleati USA nel Golfo Persico, nel mezzo degli sforzi a difesa di basi militari e infrastrutture petrolifere dagli attacchi dei pasdaran con missili e droni. Pechino ha inoltre fornito assistenza a vari Paesi in tutto il mondo che si trovavano in difficoltà nel soddisfare il proprio fabbisogno energetico, dopo la chiusura della Stretto di Hormuz, da dove transita il 20% del greggio mondiale. La guerra ha poi prosciugato le ingenti scorte di munizioni americane: riserve che risulterebbero cruciali in un potenziale scontro con la Cina per il controllo di Taiwan, ha rilevato il rapporto. Il conflitto iraniano, che ha causato danni o la distruzione di equipaggiamenti e strutture militari USA in tutto il Medio Oriente, ha consentito a Pechino di osservare le modalità con cui gli Stati Uniti conducono le guerre e di acquisire conoscenze utili per pianificare le future operazioni militari.

Il rapporto ha evidenziato, infine, come Pechino abbia integrato le critiche diffuse nei confronti del conflitto all'interno della propria comunicazione pubblica, definendo la guerra «illegale». La Cina persegue da tempo l'obiettivo di minare l'immagine degli Stati Uniti quale garante responsabile dell'ordine internazionale basato sulle regole, e considera il conflitto iraniano un esempio emblematico dell'approccio disinvolto di Washington nei confronti delle ostilità militari, conclude il rapporto.