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Trump ai media: «Chi dice che l'Iran sta vincendo è un traditore»

Il presidente Usa su Truth: «Quando le 'fake News' affermano che il nemico iraniano sta avendo la meglio, militarmente, contro di noi, si tratta di un atto di virtuale Tradimento, data l'assoluta falsità — e persino l'assurdità — di tale dichiarazione» - TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Trump ai media: «Chi dice che l'Iran sta vincendo è un traditore»
Red. Online
13.05.2026 06:21
23:25
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Il Libano annuncia altri 10 morti negli attacchi israeliani nel sud del Paese

Il Libano ha annunciato che altre 10 persone sono state uccise mercoledì negli attacchi israeliani nel sud del Paese, portando il bilancio giornaliero ad almeno 22 morti. Il ministero della Salute ha dichiarato che sei persone, «tra cui tre bambini e due donne», sono state uccise nella città di Arab Salim, mentre un altro bambino è stato ucciso in un attacco a Harouf e altre tre persone, «tra cui due bambini», sono state uccise a Roumin, tutte nel sud del Libano. 

23:04
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Gli Emirati smentiscono visita di Netanyahu

«Gli Emirati Arabi Uniti smentiscono le notizie che circolano su una presunta visita del premier israeliano Benjamin Netanyahu negli Emirati, o di aver ricevuto una qualsiasi delegazione militare israeliana». Lo scrive il ministro degli Esteri emiratino in una nota.

«Gli Emirati riaffermano che le relazioni con Israele sono pubbliche e non si basano su disposizioni non trasparenti o ufficiose. Di conseguenza, ogni affermazione su visite non annunciate o accordi non divulgati è totalmente infondata, salvo se ufficialmente dichiarata dalle autorità rilevanti negli Emirati», continua la nota del ministero degli Esteri emiratino, che invita «i media ad astenersi dal diffondere informazioni non verificate o dal promuovere narrazioni politiche fuorvianti». 

20:53
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I paesi arabi del Golfo coinvolti negli attacchi all'Iran

Nel pieno dell'operazione «Ruggito del Leone» contro l'Iran, Benjamin Netanyahu è volato in segreto negli Emirati Arabi Uniti per incontrare lo sceicco Mohammed bin Zayed. «Questa visita ha portato a una svolta storica nelle relazioni tra Israele e gli Emirati», normalizzate nel 2020 con gli Accordi di Abramo, ha commentato l'ufficio del primo ministro israeliano.

L'annuncio arriva dopo le rivelazioni di alcuni media internazionali, tra cui il Washinton Post, secondo cui, a cavallo dell'inizio della tregua decretata da Donald Trump, sia gli Emirati che l'Arabia Saudita hanno condotto segretamente attacchi in territorio iraniano, senza limitarsi dunque a mere azioni difensive. Israele ha inviato batterie Iron Dome e personale militare ad Abu Dhabi per intercettare i missili e droni lanciati dall'Iran contro i Paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti.

Ma, secondo alcune fonti, israeliani ed emiratini avrebbero anche coordinato un attacco contro un importante sito petrolchimico sull'isola iraniana di Lazan. La Reuters rivela inoltre che, sempre durante la guerra, le forze saudite hanno bombardato anche milizie sciite filo-iraniane in Iraq. Allo scopo di «coordinare le operazioni belliche» anche il capo del Mossad David Barnea e quello dello Shin Bet David Zini si sarebbero recati a più riprese nei due Paesi del Golfo durante il conflitto. E sale la tensione anche tra l'Iran e il Kuwait: Teheran lo accusa di aver attaccato una nave iraniana e di aver arrestato quattro suoi cittadini, chiedendone la liberazione immediata e riservandosi il diritto di rispondere.

La guerra israelo-americana contro la Repubblica islamica, al momento sospesa da una fragile tregua, assume dunque i contorni di un conflitto molto più vasto, ora congelato sul muro contro muro, tra continue minacce reciproche, in attesa di una spinta decisiva - o di un naufragio senza scampo - dalla visita di Trump in Cina. «Risolveremo il conflitto pacificamente o in altro modo», continua a ripetere il presidente americano, insieme all'altro mantra: «Teheran non può avere l'arma nucleare». Mentre sull'altro fronte i pasdaran assicurano: «Il campo di battaglia e lo Stretto di Hormuz sono sotto il nostro controllo. Siamo pronti a condurre qualsiasi operazione, in qualsiasi momento e nel più breve tempo possibile».

E mentre l'Europa, in sofferenza economica per la chiusura di Hormuz, si organizza per farsi trovare pronta a garantirne la riapertura in sicurezza qualora si raggiungesse la pace nel Golfo, è ancora attorno allo Stretto che si gioca lo scambio di minacce. Gli Stati Uniti lo fanno sorvolare da un caccia stealth F-35A, in grado di trasportare oltre 8 tonnellate di armamenti a velocità supersoniche, mentre Teheran - ventilando un possibile piano di Trump di far sbarcare le truppe sulla cruciale isola di Kharg - avverte: «Se gli Usa e Trump commettono un errore, trasformeremo il Golfo Persico nel più grande cimitero per le forze americane». «Non permetteremo che nemmeno un litro di petrolio attraversi lo Stretto di Hormuz», ha aggiunto il vicecomandante della Marina delle Guardie Rivoluzionarie, Saeed Siahsarani.

Trump deve ora decidere se accettare un «cattivo accordo» con l'Iran, come quello che rimprovera al suo predecessore Barack Obama, o riprendere i bombardamenti, sebbene la sua intelligence gli abbia ripetutamente fatto presente che le capacità missilistiche iraniane sono ben lontane da essere «distrutte» come lui stesso rivendica. Secondo le ultime valutazioni degli 007 statunitensi, rivelate dal New York Times, l'Iran mantiene ancora circa il 70% del suo arsenale missilistico e dei suoi lanciatori mobili, e circa il 90% dei suoi depositi e lanci missilistici sotterranei a livello nazionale, che ora risultano «parzialmente o completamente operativi».

Avvertimenti che Trump sembra voler ignorare, incolpando soprattutto i media di remare contro la vittoria degli Stati Uniti. «Quando le 'fake News' affermano che il nemico iraniano sta avendo la meglio, militarmente, contro di noi, si tratta di un atto di virtuale tradimento, data l'assoluta falsità - e persino l'assurdità - di tale dichiarazione», ha tuonato in un duro post su Truth, accusando i media «di favorire e spalleggiare il nemico!». «Si tratta - ha tagliato corto - di codardi americani che fanno il tifo contro il nostro Paese».

19:54
19:54
Libano, oltre 10'000 case danneggiate da inizio tregua con Israele

Più di 10'000 case sono state danneggiate o distrutte in Libano dalla cessazione del fuoco nella guerra tra Israele e Hezbollah. Lo ha dichiarato oggi il capo del Consiglio nazionale per la ricerca scientifica del Paese.

«Dall'attuale cessate il fuoco... abbiamo assistito alla completa distruzione di 5'386 unità abitative e al danneggiamento di altre 5'246», ha dichiarato il capo del Crns, Chadi Abdallah, in una conferenza stampa trasmessa dai media locali.

Israele ha continuato a effettuare pesanti raid aerei nonostante la tregua del 17 aprile e i soldati israeliani operano all'interno di una «linea gialla» dichiarata da Israele, che corre a circa 10 chilometri a nord del confine israelo-libanese, dove le truppe hanno condotto ampie operazioni di demolizione.

18:16
18:16
«La tregua a Gaza funziona, ma non è perfetta»

L'Alto Commissario del Board of Peace per Gaza mediato da Trump, Nikolai Mladenov, ha affermato, durante un incontro con la stampa estera a Gerusalemme, che il cessate il fuoco sta funzionando ma è «lontano dalla perfezione».

«Abbiamo un cessate il fuoco. Sta reggendo. Non è perfetto. È tutt'altro che perfetto», ha dichiarato il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov, aggiungendo che «ci sono violazioni ogni giorno, e alcune di esse sono molto gravi».

Il rappresentante di alto livello per Gaza ha poi affermato che Hamas non è costretto a «scomparire come movimento politico», ma deve disarmarsi, mentre ha stimato che la ricostruzione di Gaza richiederà almeno «una generazione». «Non stiamo chiedendo a Hamas - ha aggiunto Mladenov - di scomparire come movimento politico: un partito politico che rinnega l'attività armata può competere alle elezioni nazionali palestinesi. La nostra roadmap prevede questa possibilità. Ciò che non è negoziabile è che fazioni armate continuino a coesistere con un'autorità palestinese di transizione».

«Nelle aree che ancora controlla, Hamas sta consolidando la sua presa sulla popolazione, tassando persone che vivono per strada e che non hanno più nulla, impedendo ai lavoratori e agli appaltatori palestinesi che collaborano con il Board of Peace di costruire comunità temporanee destinate a fornire alloggi ai gazawi sfollati. E lo fa per ottenere condizioni migliori nei negoziati, per dimostrare che a Gaza nulla si muove senza il loro permesso. Ma non si può costruire un futuro palestinese con gruppi armati che controllano le strade, si nascondono nei tunnel e accumulano armi. Non si può realizzare la ricostruzione con milizie a ogni angolo», ha affermato Mladenov, aggiungendo che il Board of Peace sta lavorando da dicembre con i Paesi mediatori - Egitto, Turchia, Qatar e Usa - per tradurre il piano dei venti punti di Trump in una roadmap dettagliata per la sua attuazione.

«Per questo, abbiamo incontrato molte volte la delegazione di Hamas al Cairo. Questa è la prima volta che Gaza ha un piano per il futuro. Un piano ben ponderato, realizzabile per tutti i gazawi», ha detto Mladenov.

16:11
16:11
Jet F35 americano pattuglia le acque dello stretto di Hormuz

Il Comando centrale americano (Centcom) ha annunciato che un caccia stealth F-35A sta pattugliando le acque dello stretto di Hormuz. L'F-35A è in grado di trasportare fino a 18'000 libbre di armamenti, pur mantenendo velocità supersoniche, sottolinea il Centcom in un post su X postando una foto del jet.

Intanto, anche David Zini, il capo dello Shabak (i servizi di intelligence interna israeliani), ha visitato gli Emirati Arabi Uniti recentemente. Lo riportano i media israeliani, confermando inoltre attraverso fonti israeliane la rivelazione del Wall Street Journal secondo cui il capo del Mossad ha visitato lo Stato del Golfo almeno due volte nel corso della guerra con l'Iran, a marzo e aprile. Secondo Ynet, la visita di Zini è avvenuta nell'immediatezza del cessate il fuoco raggiunto tra Usa e Iran.

Nel frattempo, l'attivista per i diritti umani e delle donne e avvocata Nasrin Sotoudeh, arrestata il 1° aprile per commenti antigovernativi durante la guerra tra Stati Uniti e Israele e Iran, è stata rilasciata oggi su cauzione. Lo ha annunciato la figlia Mehraveh Khandan in un post su Instagram. Sotoudeh, nel suo ultimo commento sulla guerra prima dell'arresto, aveva affermato che «un governo che per mezzo secolo ha gridato slogan di morte contro questo o quel Paese, ora ci ha messi a rischio di morte». La donna era già stata arrestata e rilasciata nel 2023 per le proteste contro l'obbligo di hijab. Le istituzioni europee e internazionali si erano mosse per chiedere il suo rilascio insieme ad altri prigionieri politici.

14:55
14:55
Swiss intende riprendere i voli da e per Tel Aviv dal primo luglio

Swiss intende riprendere i voli da e per Tel Aviv a partire dal 1° luglio. Entro questa data saranno completati tutti gli adeguamenti operativi necessari per poter offrire nuovamente il collegamento ai passeggeri, indica la compagnia aerea in una nota odierna.

Tra questi figurano la pianificazione dei turni degli equipaggi in cabina di pilotaggio e in cabina passeggeri, così come la disponibilità dei velivoli necessari. Alcune compagnie aeree del Gruppo Lufthansa - di cui fa parte anche Swiss - hanno deciso di riprendere i voli per la città costiera israeliana già a partire da giugno.

Per motivi operativi, Swiss prolungherà invece la sospensione dei voli da e per Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, fino al 13 settembre compreso. Quelli per Beirut, capitale del Libano, rimarranno dal canto loro sospesi fino al 24 ottobre.

14:03
14:03
La Global Sumud Flotilla pronta a salpare dalla costa della Turchia verso Gaza

Gli attivisti della Global Sumud Flotilla stanno ultimando i preparativi per salpare dalla costa della Turchia e tentare di raggiungere con aiuti umanitari Gaza, dopo che a fine aprile Israele aveva bloccato un convoglio di navi diretto verso la Striscia, arrestando 175 partecipanti all'iniziativa.

Mentre non è stata ancora annunciata una data per la partenza, nei giorni scorsi oltre trenta imbarcazioni erano giunte a Marmaris, località costiera della Turchia sud occidentale in provincia di Mugla e vicina all'isola greca di Rodi, con l'obiettivo di viaggiare fino a Gaza e portare aiuti umanitari.

Una conferenza stampa da parte degli attivisti, dove potrebbe essere annunciata una data per la partenza, è prevista per oggi al porto di Marmaris alle 14 ora locale, le 13 in Italia. «La Flottiglia continuerà con i suoi sforzi per rompere l'assedio alla Palestina nell'ultima tappa della missione. Gli organizzatori condivideranno i piani aggiornati per la flotta, ora riorganizzata e ampliata, e le modalità operative che intendono adottare», afferma una comunicazione degli attivisti rispetto alla conferenza stampa di oggi.

Sumeyra Akdeniz Ordu, attivista turca che fa parte del comitato della Global Sumud Flotilla, ha dichiarato che 36 navi sono arrivate dalle isole greche di Creta e Siros, mentre 15 navi che dovrebbero fare parte del convoglio erano già pronte al porto di Marmaris.

numeri potrebbero cambiare, ma puntiamo a salpare di nuovo con almeno questa capacità«, ha affermato Ordu intervistata dal quotidiano turco Yeni Safak. »I nostri medici assisteranno i partecipanti durante il viaggio e si stanno preparando a fornire assistenza sanitaria nella regione qualora dovessero raggiungere Gaza«, ha aggiunto l'attivista turca.

12:21
12:21
Raid israeliani in Libano, almeno 8 morti tra cui 2 bambini

Almeno otto persone, tra cui due bambini, sono rimaste uccise in una serie di raid aerei israeliani su un'autostrada costiera nel Libano meridionale, mentre gli attacchi continuano senza sosta.

I raid hanno colpito Barja, Jiyeh e Saadiyat, lungo l'autostrada Sidone-Sud. Lo riporta Al-Jazeera.

11:51
11:51
Teheran: «Hormuz sotto nostro controllo, niente lascerà Kharg»

«Il campo di battaglia e lo Stretto di Hormuz sono sotto il nostro controllo. Trump potrebbe avere l'intenzione di sbarcare truppe sull'isola iraniana di Kharg, ma non permetteremo che nemmeno un granello di polvere venga portato fuori dal nostro Paese»: lo dichiara il vicecomandante della Marina delle Guardie Rivoluzionarie, Saeed Siahsarani, come riporta Irna.

«Non è possibile che le petroliere attraversino lo Stretto di Hormuz senza il permesso dell'Iran», ha garantito. «Se gli Usa e Trump commettono un errore, trasformeremo il Golfo Persico nel più grande cimitero acquatico per le forze americane».

11:50
11:50
Teheran: «Il campo di battaglia e lo Stretto di Hormuz sono sotto il nostro controllo»

«Il campo di battaglia e lo Stretto di Hormuz sono sotto il nostro controllo. Trump potrebbe avere l'intenzione di sbarcare truppe sull'isola iraniana di Kharg, ma non permetteremo che nemmeno un granello di polvere venga portato fuori dal nostro Paese»: lo dichiara il vicecomandante della Marina delle Guardie Rivoluzionarie, Saeed Siahsarani, come riporta Irna.

«Non è possibile che le petroliere attraversino lo Stretto di Hormuz senza il permesso dell'Iran», ha garantito. «Se gli Usa e Trump commettono un errore, trasformeremo il Golfo Persico nel più grande cimitero acquatico per le forze americane».

10:02
10:02
«Hezbollah lancia missili contro le truppe Idf nel sud del Libano»

Secondo quanto riferito dall'esercito israeliano, Hezbollah ha lanciato diversi razzi contro le truppe israeliane di stanza nel Libano meridionale questa mattina. Lo scrive il Times of Israel.

Inoltre, le Forze di Difesa Israeliane (Idf) affermano di aver intercettato un drone apparentemente appartenente a Hezbollah. Non si sono registrati feriti negli attacchi. L'Idf precisa inoltre che le sirene udite nella località di confine di Avivim erano falsi allarmi.

08:58
08:58
Usa-Cina concordano di non far pagare i pedaggi ad Hormuz

Il segretario di Stato americano Marco Rubio e il suo omologo cinese Wang Yi hanno concordato, nel corso di una conversazione telefonica avvenuta ad aprile, di non permettere ad alcun Paese di imporre pedaggi per il transito attraverso lo stretto di Hormuz. Lo ha riferito alla agenzia giapponese Kyodo News un portavoce del dipartimento di Stato Usa.

08:26
08:26
Beirut: «I raid israeliani oggi hanno ucciso 13 persone»

I raid israeliani hanno ucciso oggi 13 persone nel sud del Libano, tra cui un soldato, un bambino e due soccorritori, secondo quanto riferito dal ministero della Salute libanese.

«Un attacco sulla città di Nabatieh ha causato cinque morti, tra cui due soccorritori della Protezione Civile», ha dichiarato il ministero, mentre un altro attacco nei pressi di Jebchit ha provocato quattro morti, «tra cui un soldato e un cittadino siriano», e un terzo attacco a Bint Jbeil ha ucciso «quattro civili, tra cui un bambino e una donna».

07:43
07:43
«Per i servizi Usa l'Iran ha ancora forti capacità missilistiche»

La rappresentazione pubblica da parte dell'amministrazione Trump di un esercito iraniano distrutto è in netto contrasto con quanto le agenzie di intelligence statunitensi comunicano ai politici a porte chiuse, secondo valutazioni classificate risalenti all'inizio di questo mese, che mostrano come l'Iran abbia riacquistato l'accesso alla maggior parte dei suoi siti missilistici, rampe di lancio e strutture sotterranee. È quanto scrive il New York Times.

La cosa più allarmante per alcuni alti funzionari è la prova che l'Iran ha ripristinato l'accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici che gestisce lungo lo Stretto di Hormuz, il che potrebbe minacciare le navi da guerra e le petroliere americane che transitano nello stretto.

Fonti a conoscenza delle valutazioni affermano che queste dimostrano - in misura variabile a seconda del livello di danno subito dai diversi siti - che gli iraniani possono utilizzare rampe di lancio mobili all'interno dei siti per spostare i missili in altre posizioni.

In alcuni casi, possono lanciare missili direttamente dalle rampe di lancio che fanno parte delle strutture. Solo tre dei siti missilistici lungo lo stretto rimangono totalmente inaccessibili, secondo le valutazioni.

Secondo le valutazioni, l'Iran mantiene ancora circa il 70% dei suoi lanciatori mobili sul territorio nazionale e conserva all'incirca il 70% del suo arsenale missilistico prebellico. Tale arsenale comprende sia missili balistici, in grado di colpire altre nazioni della regione, sia una minore quantità di missili da crociera, utilizzabili contro obiettivi a corto raggio, sia terrestri che navali.

Le agenzie di intelligence militare hanno inoltre riferito, sulla base di informazioni provenienti da diverse fonti, tra cui immagini satellitari e altre tecnologie di sorveglianza, che l'Iran ha riacquistato l'accesso a circa il 90% dei suoi depositi e lanci missilistici sotterranei a livello nazionale, che ora risultano «parzialmente o completamente operativi», secondo quanto affermato da fonti a conoscenza delle valutazioni.

06:28
06:28
Il punto alle 6:30

Il Pentagono sta valutando di ribattezzare la guerra contro l'Iran da operazione «Epic Fury» a «Sledgehammer» (mazza) qualora il cessate il fuoco dovesse fallire e Donald Trump ordinasse la ripresa delle operazioni di combattimento su vasta scala. Lo riporta Nbc news. Il cambio di nome consentirebbe all'amministrazione di sostenere che la ripresa degli scontri costituisce una nuova operazione militare, facendo ripartire di fatto il conteggio dei 60 giorni per l'autorizzazione del Congresso come previsto dalla «War Powers Resolution» del 1973.

Nel frattempo il presidente statunitense è tornato ad attaccare i media sulla guerra contro l'Iran. «Quando le 'fake news' affermano che il nemico iraniano sta avendo la meglio, militarmente, contro di noi, si tratta di un atto di virtuale tradimento, data l'assoluta falsità — e persino l'assurdità — di tale dichiarazione», tuona il tycoon in un duro post su Truth in cui accusa quei media «di favorire e spalleggiare il nemico!»

«Tutto ciò che ottengono è infondere nell'Iran una falsa speranza, laddove non dovrebbe essercene alcuna. Si tratta di codardi americani che fanno il tifo contro il nostro Paese», ha attaccato ancora.

Il tycoon in un'intervista ha anche aggiunto di «non aver fretta con l'Iran», precisando che Teheran «non può avere l'arma nucleare, perché la userebbero».