Trump apre all'ipotesi che l'ICE lasci Minneapolis

Donald Trump invita su Truth il Congresso «ad approvare immediatamente una legislazione per porre fine alle città santuario (quelle che tutelano i migranti, ndr), che sono la causa principale di tutti questi problemi. Le città americane dovrebbero essere santuari sicuri solo per i cittadini americani rispettosi della legge, non per criminali immigrati clandestini che hanno violato le leggi della nostra nazione». Il presidente invita anche sindaci e governatori dem «a cooperare formalmente con il governo Trump per far rispettare le leggi della nazione invece di opporsi e alimentare le fiamme della divisione, del caos e della violenza».
In una intervista telefonica al Wall Street Journal, Trump sembra aprire all'ipotesi di ritirare l'ICE da Minneapolis, pur senza indicare la tempistica. «A un certo punto ce ne andremo. Abbiamo fatto, hanno fatto un lavoro fenomenale», ha detto il presidente americano. Alla domanda se gli agenti se ne sarebbero andati presto, ha elogiato quanto l'amministrazione ha già fatto in Minnesota e ha risposto: «Lasceremo lì un gruppo diverso di persone per la frode finanziaria». Trump ha indicato un vasto scandalo di frode ai servizi sociali nello Stato come giustificazione per l'intensificazione dei controlli sull'immigrazione. «È la frode più grande che si sia mai vista», ha detto Trump nell'intervista, riferendosi alla frode al welfare in cui sono coinvolti immigrati somali. «In realtà pensiamo che in California sarà molto più grande», ha aggiunto.
Il presidente americano si è però rifiutato di dire se l'agente federale che ha sparato mortalmente a un uomo (Alex Pretti) in Minnesota questo fine settimana abbia agito in modo appropriato e ha affermato che l'amministrazione sta esaminando l'incidente. «Stiamo esaminando e valutando tutto e prenderemo una decisione al riguardo». Finora lui e i massimi esponenti dell'amministrazione hanno difeso pubblicamente l'agente. Trump ha criticato Pretti per aver portato un'arma durante le proteste. «Non mi piace sparare. Non mi piace», ha aggiunto il presidente nell'intervista. «Ma non mi piace quando qualcuno partecipa a una protesta e ha una pistola molto potente, completamente carica, con due caricatori pieni di proiettili. Anche questo non è un buon segno», ha spiegato. Trump ha affermato che Pretti portava con sé «un'arma molto pericolosa, un'arma pericolosa e imprevedibile», aggiungendo: «È un'arma che spara quando la gente non se ne accorge». Il Dipartimento della Sicurezza interna ha riferito che Pretti portava con sé una pistola semiautomatica calibro 9 mm.
Donald Trump ha ricevuto decine di telefonate sabato in merito alla sparatoria a Minneapolis, parlando con senatori e diversi funzionari dell'amministrazione, mentre la chief of staff della Casa Bianca, Susie Wiles, ha ricevuto ripetute telefonate da funzionari del Minnesota. Lo riferisce, ancora, il Wall Street Journal. Alcuni collaboratori del presidente americano hanno iniziato a considerare la situazione sempre più instabile a Minneapolis come un problema politico, nonostante la Casa Bianca abbia pubblicamente raddoppiato le sue operazioni in città. Alcuni membri dell'amministrazione temono che i sondaggi e la percezione dell'opinione pubblica si siano rivoltati contro le azioni dell'amministrazione in materia di immigrazione nelle città, e alcune discussioni si sono concentrate su come continuare le deportazioni senza scontrarsi con i manifestanti. Ma il consigliere di Trump in materia, il vice chief of staff Stephen Miller, ha continuato a insistere per un'applicazione aggressiva delle leggi sull'immigrazione, sostenendo che l'amministrazione non dovrebbe fare marcia indietro a Minneapolis.
L'ex presidente americano Bill Clinton ha esortato gli americani a «alzarsi e parlare», denunciando le «scene orribili»: «Spetta a tutti noi che crediamo nella promessa della democrazia americana alzarci e parlare», ha detto l'ex leader democratico aggiungendo che l'amministrazione Trump «ci ha mentito» sulle due morti.
