Il caso

Trump caccia la portavoce della Casa Bianca dopo soli cinque giorni

Katie Zacharia aveva assunto ufficialmente l'incarico lunedì - Nel corso del suo primo briefing martedì, la 42.enne non aveva brillato e si era attirata molte critiche per non essere adeguatamente preparata - Il colpo definitivo, però, è arrivato quando è emerso che non aveva superato l'esame per diventare avvocato
©Alex Brandon
Red. Online
16.10.2026 21:02

A soli 5 giorni giorni dal suo debutto dal palco della sala stampa della Casa Bianca, Donald Trump silura la nuova portavoce Katie Zacharia, battendo il record precedente di Anthony Scaramucci, durato solo 10 giorni nell'incarico durante il primo mandato del presidente. La sua uscita va anche ad allungare la lista delle donne cacciate dal tycoon da ruoli di prestigio nell'amministrazione, che include da Pam Bondi a Kristi Noem.

Quell'esame non superato

Zacharia aveva assunto ufficialmente l'incarico lunedì, dopo che Trump aveva annunciato orgogliosamente la sua nomina su Truth alla fine della scorsa settimana. Nel corso del suo primo briefing martedì, uno dei più brevi della storia, Zacharia non aveva brillato e si era attirata molte critiche per non essere adeguatamente preparata. Il colpo definitivo, però, è arrivato quando è emerso che non aveva superato l'esame per diventare avvocato pur presentandosi come tale. La collaboratrice della Casa Bianca ha dichiarato su Fox News Channel di non aver superato l'esame in California, confermando le ipotesi già avanzate da numerosi media negli scorsi giorni. Sean Hannity, intervistando la portavoce, le ha chiesto se avesse frequentato la facoltà di giurisprudenza della Pepperdine, senza tuttavia superare l'esame di abilitazione. Una domanda alla quale Zacharia ha risposto, senza tanti giri di parole. «Esatto», ha confermato.

Qualche ora prima, la 42.enne, in un'intervista a Real America's Voice aveva spiegato che i suoi risultati all'esame di avvocatura erano «piuttosto irrilevanti», perché nel 2011, anno in cui avrebbe dovuto superare l'abilitazione, aveva in programma di trasferirsi in Cina per il lavoro del marito. Secondo le dichiarazioni di Zacharia, era già iscritta all'esame nel momento in cui ha deciso di cambiare vita, per seguire il marito. «Non volevo rinunciare a tutto questo, e sapevamo che ci saremmo trasferiti in Cina. Ero ovviamente incredibilmente distratta, sopraffatta ed emozionata all'idea di sposare finalmente qualcuno da cui ero stata lontana per almeno un anno», ha confessato la portavoce della Casa Bianca. «Dopo essermi trasferita in Cina, non ho pensato molto ai risultati dell'esame di abilitazione alla professione forense, né li ho considerati qualcosa su cui dovessi concentrarmi». 

I media americani, come detto, negli scorsi giorni avevano pubblicato numerosi articoli in cui mettevano in dubbio il curriculum di Zacharia. La donna, dopo essere stata proclamata, si è infatti ripetutamente presentata come avvocato o legale, soprattutto nelle sue apparizioni televisive. Di più, dal suo profilo LinkedIn e come da lei stessa indicato, Zacharia avrebbe lavorato come consulente legale generale nel suo curriculum. Indagini condotte da Popular Information e dal Washington Post non avevano trovato prove del superamento di Zacharia dell'esame di abilitazione alla professione forense, requisito fondamentale per esercitare la professione di avvocato negli Stati Uniti. Al tempo stesso, dalle ricerche condotte nei registri pubblici della California e di altri Stati, non si trovavano tracce di una licenza di avvocato a nome di Katie Zacharia. 

Sebbene la portavoce abbia confermato di non essere un avvocato con molta naturalezza, non sono passati inosservati i tentativi della Casa Bianca di nascondere la realtà. In risposta al Washington Post e ad altri media, l'amministrazione Trump aveva infatti dichiarato che Zacharia esercita la professione di avvocato «con tutte le credenziali appropriate». Mercoledì, tuttavia, due organizzazioni non profit hanno presentato denunce formali contro la portavoce, chiedendo all'Ordine degli avvocati della California di indagare se Zacharia si sia resa responsabile di «esercizio abusivo della professione legale», fornendo consulenze legali sui media e durante il suo lavoro da Fix California. Lo stesso giorno, il Wall Street Journal, per primo, ha reso noto che Zacharia aveva sostenuto l'esame di avvocato, ma senza superarlo.   

Ieri sera, nell'intervista a Real America’s Voice, Zacharia ha quindi cercato di difendere la sua posizione, sottolineando che il dibattito creatosi attorno alle sue credenziali legali era stato intriso di «disinformazione» e «incomprensioni». La 42.enne ha infatti ammesso di aver consultato professionisti del settore legale che le hanno assicurato di potersi definire «lawyer» (avvocato, ndr) senza problemi, dato che possiede una laurea in giurisprudenza, ma non «attorney at law», termine che negli Stati Uniti si riferisce a un avvocato che ha ottenuto l'abilitazione pratica per difendere o rappresentare qualcuno in un processo. «Lawyer», invece, è un termine generico utilizzato per indicare chi ha studiato giurisprudenza. Cosa che, a tutti gli effetti, Zacharia ha fatto.

Il problema, però, è un altro. Le stesse persone consultate dalla donna in merito al suo curriculum le hanno confermato di poter fornire «analisi giuridiche», ma non consulenze legali. Dal curriculum di Zacharia emerge invece che la donna ha lavorato come consulente legale in California. Uno dei motivi alla base delle denunce presentate mercoledì all'ordine degli avvocati e su cui l'inchiesta dovrà fare luce.