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«Trump e Netanyahu hanno raggiunto un'intesa per colpire l'Iran»

Lo scrive il quotidiano libanese al-Akhbar, affiliato a Hezbollah, secondo cui l'accordo è stato definito a Mar-a-Lago il 29 dicembre scorso – Per Israele i giornalisti stranieri non possono (ancora) entrare a Gaza – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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«Trump e Netanyahu hanno raggiunto un'intesa per colpire l'Iran»
Red. Online
05.01.2026 06:54
13:06
13:06
Responsabili siriani e israeliani si incontrano oggi a Parigi

Responsabili siriani e israeliani si incontrano oggi a Parigi per rilanciare i negoziati su un nuovo accordo di sicurezza, nel tentativo di stabilizzare il confine tra i due Paesi. Lo riferisce il sito Axios, citando un funzionario israeliano e una fonte informata sul dossier.

I colloqui si tengono mentre si intensificano le attività militari israeliane nel sud della Siria, in un contesto di crescente tensione e timori di un ampliamento delle operazioni sul terreno. Secondo il sito, l'iniziativa riflette la pressione esercitata dall'amministrazione del presidente Donald Trump su Israele e Siria per raggiungere un'intesa che riduca le tensioni lungo la frontiera e possa rappresentare un primo passo verso una futura normalizzazione diplomatica.

La mediazione è affidata all'inviato speciale Usa per la Siria, Tom Barrack, che guiderà un nuovo ciclo di colloqui della durata di due giorni. Alla riunione partecipa il ministro degli Esteri siriano Assaad al-Shaibani, di fronte a una nuova delegazione israeliana.

Si tratta del quinto round di negoziati e del primo dopo quasi due mesi di stallo, dovuto alle divergenze su dossier sensibili, in particolare il Golan, e alla recente uscita di scena del capo negoziatore israeliano Ron Dermer. L'obiettivo dichiarato è un patto di sicurezza che preveda la smilitarizzazione del sud della Siria e il ritiro israeliano dalle aree occupate dopo la dissoluzione del regime degli Assad. Axios riferisce che la ripresa dei colloqui è legata a una richiesta diretta avanzata da Trump al premier israeliano Benjamin Netanyahu durante il loro incontro di lunedì scorso a Mar-a-Lago.

Intanto, le forze della coalizione internazionale a guida Usa hanno intensificato dall'inizio del 2026 le attività militari nel nord-est della Siria controllato dall'amministrazione autonoma curdo-siriana, mentre prosegue la pressione occidentale contro lo Stato islamico. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani.

Il quadro si inserisce dopo il raid congiunto condotto da Francia e Regno Unito contro un deposito di armi dell'Isis sulle montagne a nord di Palmira, area già colpita lo scorso dicembre da un attacco jihadista costato la vita a due militari statunitensi e a un interprete civile. Secondo l'Osservatorio, nel nord-est la coalizione e le forze curdo-siriane hanno avviato esercitazioni congiunte, operazioni di sicurezza e rafforzamenti terrestri e aerei per aumentare la prontezza operativa contro le cellule dell'Isis.

Il 2 gennaio, nella base di Shaddade, a sud di Hasake, si sono svolti addestramenti sul sistema di difesa C-Ram contro razzi e minacce aeree a corto raggio. Il 5 gennaio, nella base di Qasrak, sempre nella regione di Hasake, si sono tenute manovre su larga scala con simulazioni di combattimento terrestri e aeree. Sul piano operativo, il 3 gennaio unità delle forze curdo-siriane, con il sostegno diretto della coalizione, hanno condotto un'operazione di sicurezza a Dhiban, nella regione orientale di Deir az Zor, arrestando diversi sospetti affiliati all'Isis. Il giorno successivo, un'operazione analoga a Raqqa ha portato all'arresto di quattro presunti membri di una cellula jihadista. Parallelamente, il 3 gennaio un convoglio della coalizione con circa 20 camion carichi di mezzi blindati e materiale militare è arrivato alla base di Qasrak dal confine con l'Iraq.

13:05
13:05
Per Israele i giornalisti stranieri non possono (ancora) entrare a Gaza

Israele ritiene che il cessate il fuoco a Gaza non giustifichi l'ingresso dei giornalisti stranieri nel territorio, secondo un documento del governo inviato alla Corte Suprema, che si pronuncerà in merito in un secondo momento.

«Nonostante il cambiamento della situazione sul campo, l'ingresso di giornalisti (sia stranieri che non stranieri) nella Striscia di Gaza senza scorta (...) non deve essere autorizzato», sostiene il procuratore, in rappresentanza del governo, nel documento inviato alla Corte.

Intanto, l'Agenzia delle Nazioni Unite Unrwa ha dichiarato che oltre 12'000 bambini palestinesi vivono in uno stato di «sfollamento forzato» in Cisgiordania a causa dell'operazione militare israeliana in corso nei governatorati settentrionali. Lo scrive l'agenzia palestinese Wafa.

L'agenzia delle Nazioni Unite ha dichiarato tramite X che «oltre 12'000 bambini rimangono sfollati forzatamente in Cisgiordania». Ha aggiunto che nel febbraio 2025 ha avviato un programma educativo di emergenza per i bambini sfollati nella Cisgiordania settentrionale per garantire la continuità del loro percorso scolastico attraverso spazi di apprendimento temporanei, apprendimento a distanza e la fornitura di supporto psicosociale. L'agenzia delle Nazioni Unite ha osservato che circa 48 mila bambini palestinesi sono iscritti nelle scuole in Cisgiordania.

Nel frattempo, sul fronte militare, nuove incursioni israeliane si sono registrate nelle ultime ore nel sud della Siria, nel quadro delle continue attività israeliane nelle regioni meridionali siriane al confine col Golan occupato e con la Giordania. E questo in assenza di prese di posizione ufficiali da parte delle nuove autorità siriane sostenute dagli Stati Uniti. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo cui le forze israeliane sono penetrate nella località di Maariya, nel bacino del fiume Yarmuk, nella regione di Daraa, sequestrando un gregge di circa 250 capi di bestiame appartenenti a residenti della zona.

11:36
11:36
«Trump e Netanyahu hanno raggiunto un'intesa per colpire l'Iran»

Il presidente statunitense Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu hanno raggiunto un'intesa per colpire l'Iran. Lo scrive il quotidiano libanese al-Akhbar, affiliato a Hezbollah, secondo cui l'accordo è stato definito durante un incontro a Mar-a-Lago, in Florida, il 29 dicembre scorso.

Secondo il giornale, l'intesa prevede un attacco contro Teheran nel caso in cui la Repubblica islamica non interrompa completamente il programma nucleare e non ponga fine al sostegno ai suoi alleati regionali. Le informazioni, riferisce al-Akhbar, sono giunte alle autorità di Beirut attraverso fonti internazionali e occidentali di alto livello.

Sempre secondo al-Akhbar, l'Arabia Saudita è impegnata in un'attività di mediazione con Teheran per scongiurare un'escalation. Riad teme che un conflitto diretto o un collasso interno dell'Iran possa estendere l'instabilità all'intero Golfo, con ricadute dirette sulla sicurezza regionale ed energetica.

Intanto, il capo della magistratura iraniana Gholamhossein Ejei avverte: «Ascoltiamo coloro che protestano contro la situazione economica e sociale, ma affronteremo con fermezza coloro che cercano di sfruttare l'attuale clima, incoraggiando rivolte e minando la sicurezza del Paese».

«Non resteremo in silenzio di fronte ai sediziosi e ai rivoltosi e non ci sarà alcuna clemenza nei loro confronti», minaccia Ejei.

«Ordino al procuratore generale e ai procuratori di tutto il Paese di agire in conformità con la legge e con determinazione contro i rivoltosi e coloro che li sostengono e di non mostrare alcuna indulgenza né compiacenza», ha dichiarato Ejei, citato dall'agenzia di stampa del potere giudiziario Mizan, aggiungendo che «la Repubblica islamica ascolta i manifestanti e i critici e li considera distinti dai rivoltosi».

10:20
10:20
Iran, «catturato un agente del Mossad infiltrato tra i manifestanti»

Secondo i media iraniani, un agente dei servizi segreti israeliani Mossad infiltrato tra i manifestanti che protestano da oltre otto giorni in Iran è stato identificato e arrestato dalle forze di sicurezza della Repubblica islamica.

La persona in custodia, di cui non è stata pubblicamente rivelata l'identità, avrebbe confessato di essere stato contattato e reclutato dal Mossad tramite i social network e di avere agito in cambio di denaro, riferisce Tasnim, un'agenzia di stampa iraniana ritenuta vicina alle Guardie della rivoluzione.

«I primi giorni ci dicevano di andare a casa della gente, e poi ci hanno ordinato rapidamente di andare al mercato. Le missioni sono cambiate gradualmente e tutto si basava sulla ricezione di denaro. Con questo telefono, mi è stato insegnato tutto da zero a cento», avrebbe dichiarato l'infiltrato.

«Il regime sionista sta sfruttando le attuali proteste in Iran per seminare discordia tra gli iraniani e minare l'unità nazionale», ha intanto dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, durante la sua conferenza stampa settimanale di lunedì, aggiungendo: «Dobbiamo essere vigili».

L'osservazione di Baghaei è arrivata dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso solidarietà al popolo iraniano nelle sue continue proteste antigovernative.

08:10
08:10
Trump: l'Iran «subirà un colpo durissimo» se i manifestanti verranno uccisi

«Stiamo osservando la situazione molto da vicino. Se iniziano a uccidere persone come hanno fatto in passato, penso che saranno colpiti molto duramente dagli Stati Uniti», ha dichiarato Trump. L'Iran «subirà un colpo durissimo» se i manifestanti verranno uccisi.

08:08
08:08
Iran: «Se il regime cade, Khamenei è pronto a fuggire a Mosca»

La Guida Suprema dell'Iran, Ali Khamenei, sta pianificando di fuggire a Mosca nel caso in cui il regime iraniano cadesse. La notizia è stata riportata la scorsa notte dal quotidiano britannico «Times», ripreso oggi dai media israeliani, secondo un rapporto di intelligence ottenuto dal quotidiano.

Secondo il rapporto, l'86enne Khamenei sta pianificando di fuggire da Teheran insieme a circa 20 membri della sua famiglia e stretti collaboratori nel caso in cui le manifestazioni in Iran potessero portare al crollo del regime degli ayatollah.

Secondo il quotidiano britannico ripreso da YNet Khamenei teme uno scenario in cui le forze di sicurezza iraniane non saranno in grado di reprimere le manifestazioni, o addirittura diserteranno dai loro incarichi e si uniranno alla protesta.

Il «Piano B» include anche la fuga di suo figlio e futuro successore, Mojtaba. Il ricercatore israeliano Benny Sabati ha dichiarato al quotidiano britannico che Khamenei stava pianificando di fuggire a Mosca «perché non c'è nessun altro posto che lo accetterebbe». Inoltre, «Khamenei ammira il presidente Vladimir Putin e la cultura iraniana è molto simile a quella russa». Il rapporto sottolinea che il piano di fuga di Khamenei si basa sulla fuga del suo alleato, l'ex presidente siriano Bashar al-Assad, fuggito da Damasco in aereo verso Mosca dopo la caduta del regime nel dicembre 2024.

La fonte dell'intelligence ha dichiarato al Times che «hanno pianificato una via di fuga da Teheran», che include «la raccolta di beni in Iran e all'estero, oltre al denaro per garantire un passaggio sicuro». Khamenei è noto per possedere una vasta rete di proprietà per un valore stimato di 95 miliardi di dollari, secondo un'indagine della Reuters del 2013.

06:54
06:54
Il punto alle 06.00

Inizia oggi a Parigi il quinto ciclo di negoziati tra Israele e Siria con la mediazione di Tom Barrack, l'inviato della Casa Bianca in Siria e ambasciatore statunitense in Turchia. Questa due giorni di colloqui rappresenta il primo incontro dopo due mesi di stallo negoziale in cui erano cadute le trattative per raggiungere un accordo sulla sicurezza dei due paesi. A sollecitare la ripresa dei negoziati sarebbe stato il presidente statunitense Donald Trump con una richiesta esplicita al premier israeliano Benjamin Netanyahu durante il loro recente incontro a Mar-a-Lago in Florida la settimana scorsa. Trump avrebbe insistito sul fatto che l'accordo auspicato non dovrebbe oltrepassare i limiti imposti da Israele in materia di sicurezza lungo il confine siriano, ha riferito il funzionario israeliano ad Axios.

A capo della delegazione israeliana, a seguito delle dimissioni del ministro degli Affari strategici Ron Dermer che aveva guidato i precedenti round, ci sarà l'ambasciatore di Tel Aviv negli Stati Uniti Yechiel Leiter, insieme al segretario militare Roman Gofman e al consigliere per la sicurezza nazionale ad interim Gil Reich, secondo quanto riportato da Axios.

A dicembre Trump aveva messo in guardia Israele dal destabilizzare la Siria e la sua nuova leadership, dopo che soldati Idf al confine sud avevano aperto il fuoco contro uomini armati considerati terroristi, colpendo anche una pattuglia dell'Unifil. Trump infatti si era detto «molto soddisfatto» dell'operato del Paese sotto il nuovo presidente Ahmad al-Sharaa, le cui forze hanno destituito Assad.

«Le organizzazioni umanitarie internazionali operanti nel Territorio Palestinese Occupato avvertono che le recenti misure di registrazione introdotte da Israele rischiano di fermare le operazioni delle Ong internazionali proprio mentre i civili affrontano bisogni umanitari acuti e diffusi, nonostante il cessate il fuoco a Gaza». Così in un comunicato congiunto 53 Ong internazionali in seguito alla notifica ufficiale del 30 dicembre scorso ricevuta da 37 organizzazioni, secondo cui le loro registrazioni sarebbero scadute l’indomani.

A partire da questa data è iniziato un periodo di 60 giorni, al termine del quale le Ong sarebbero obbligate a cessare le operazioni nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. «Chiediamo al governo di Israele di interrompere immediatamente le procedure di cancellazione della registrazione e di revocare le misure che ostacolano l’assistenza umanitaria - si legge nella nota -. Esortiamo i governi donatori a utilizzare tutta la loro influenza per garantire la sospensione e l’annullamento di queste azioni». Le operazioni umanitarie indipendenti e basate sui principi, secondo quanto scrivono le Ong, devono essere protette affinché i civili possano ricevere l’assistenza urgente di cui hanno bisogno. Poi, il riepilogo degli interventi: dalla sanità — dove la cancellazione della registrazione comporterebbe la chiusura immediata di circa un terzo delle strutture sanitarie — alla sicurezza alimentare per cui nel 2024 le Ong hanno fornito più della metà di tutta l’assistenza, inclusa la maggior parte dei punti di distribuzione dei pasti pronti. E ancora l’acqua e servizi igienico-sanitari (Wash), coperti per il 42% dalle Ong comprese le attività di prevenzione e risposta alle epidemie di diarrea acquosa acuta, ma anche la nutrizione: le Ong supportano tutti e cinque i centri di stabilizzazione che trattano bambini con malnutrizione acuta grave, rappresentando il 100% della capacità di trattamento della Striscia di Gaza. E ancora la bonifica di mine ed esplosivi: le Ong forniscono più della metà dei finanziamenti e la loro rimozione comporterebbe riduzioni della capacità fino al 100%. Infine, l’educazione: le Ong gestiscono o supportano circa il 30% delle attività di educazione in emergenza, che già raggiungono solo una parte limitata della popolazione in età scolare.

«Le Ong internazionali - si legge ancora nella nota - operano secondo rigorosi quadri di conformità imposti dai donatori, tra cui audit, controlli sul finanziamento del terrorismo e requisiti di due diligence che rispettano gli standard internazionali. Oltre 500 operatori umanitari - si ricorda - sono stati uccisi dal 7 ottobre 2023. Le Ong non possono trasferire dati personali sensibili a una parte in causa del conflitto, poiché ciò violerebbe i principi umanitari, l’obbligo di protezione e le normative sulla protezione dei dati. La narrazione falsa sull’operato e il ruolo delle Ong a Gaza - è l’avviso - le delegittima, mette in pericolo il personale e compromette la fornitura degli aiuti. Questa non è una questione tecnica o amministrativa, bensì una scelta politica deliberata con conseguenze prevedibili. L’accesso umanitario non è opzionale, né condizionale o politico: è un obbligo legale sancito dal diritto internazionale umanitario».