Trump fa gli occhi dolci alla Corea del Nord, ma Pyongyang non risponde

Donald Trump non molla. Il presidente americano sembra intenzionato a riprendere il dialogo tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, ormai in pausa da anni. A renderlo noto è stato il presidente sudcoreano Lee Jae Myung, che ha riferito come sia «evidente che il presidente Trump desidera il dialogo con Pyongyang». Un dialogo che lo stesso leader sudcoreano «incoraggia e sostiene».
Non è la prima volta che Trump accarezza l'idea di riavvicinarsi a Kim Jong-un. Il presidente americano, ha incontrato il leader nordcoreano in tre occasioni durante il suo primo mandato. Tra i due si sarebbe creato un legame che ha raggiunto il suo apice nel 2018, prima di deteriorarsi nel febbraio dell'anno successivo, dopo il fallimento di alcuni colloqui. Ora, il suo obiettivo sembra essere quello di riallacciare i rapporti che sostiene di aver allacciato con Kim durante quegli anni. Al punto tale da volerlo incontrare, di nuovo, entro la fine dell'anno. Un invito a cui, tuttavia, Pyongyang non ha ancora risposto. Secondo quanto dichiarato, ancora, da Lee Jae Myung, la Corea del Sud sta portando avanti «sforzi preliminari di coordinamento», sebbene attualmente un incontro tra Trump e Kim rimanga «difficile, ma non impossibile». «Non posso dire con certezza quanto sia probabile, ma è anche chiaro che dobbiamo fare ogni sforzo per trasformare questa possibilità in realtà», ha affermato. «La ripresa del dialogo tra Pyongyang e Washington sarebbe molto più semplice della ripresa del dialogo intercoreano».
Trump, dal canto suo, ha di recente sottolineato l'importanza «di andare d'accordo» con Kim, complice il fatto che Pyongyang possieda attualmente «57 armi nucleari molto potenti». Secondo le stime di Seul, Pyongyang possiederebbe addirittura tra le 80 e le 120 testate nucleari.
Ci sarebbe, inoltre, un altro ostacolo nel riavvicinamento tra Stati Uniti e Corea del Nord. Di recente, infatti, Kim Yo Jong, sorella di Kim Jong-un, ha accusato Washington di inasprire le tensioni regionali, complici le frequenti esercitazioni militari. Tanto che Pyongyang potrebbe rispondere con una reazione «più offensiva», come si legge in un comunicato diffuso nelle scorse ore dall'agenzia di stampa statale KCNA. «Le esercitazioni militari periodiche condotte dagli Stati Uniti costituiscono la principale causa del costante aggravarsi della situazione nella penisola coreana e nella regione», ha dichiarato Kim Yo Jong nella nota diffusa dalla KCNA. «L’attuale situazione, in cui si registrano nuovi record in termini di azioni concrete ostili nei confronti della Corea del Nord, sottolinea la necessità di battere ogni record nelle nostre azioni di risposta, che siano di natura proporzionale o più offensiva».
Attualmente, la sorella minore di Kim è ufficialmente la direttrice del dipartimento degli affari generali del Comitato centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, al potere a Pyongyang. È considerata una figura di spicco del regime e interviene spesso per criticare quelli che vengono identificati come «nemici del Paese».
